Strage di Capaci, il ricordo di Palermo: “Eroi dell’Italia intera”

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Foto di Gaspare Semprevivo

Palermo sabato scorso si è fermata ancora una volta nel ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, uccisi il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci. A trentaquattro anni dall’attentato mafioso che sconvolse l’Italia, il capoluogo siciliano ha vissuto una lunga giornata di commemorazioni, incontri, cortei e momenti di raccoglimento nei luoghi diventati simbolo della lotta a Cosa nostra.

Tra i momenti più significativi, sabato 23 maggio, giorno della strage, al Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si è svolta l’iniziativa “Il Segno della Rinascita”. Studenti arrivati da diverse città italiane hanno partecipato a incontri e confronti dedicati alla memoria delle vittime delle mafie e al valore della legalità. Nei dibattiti con magistrati, rappresentanti delle istituzioni e associazioni antimafia, i più giovani hanno posto domande sul significato attuale del sacrificio di Falcone e Borsellino e sulla necessità di continuare a cercare piena verità sulle stragi del 1992.

Presenti alle celebrazioni il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo e Maria Falcone.

Uno dei momenti più sentiti della giornata si è svolto al Giardino della Memoria “Quarto Savona Quindici”, realizzato nel luogo dell’esplosione sull’autostrada A29. Tra alberi dedicati alle vittime della mafia, fotografie e testimonianze degli anni delle stragi, studenti, associazioni e forze dell’ordine hanno preso parte alle iniziative in memoria degli uomini della scorta del giudice Falcone.

Nel pomeriggio il tradizionale corteo della società civile ha attraversato le strade del centro di Palermo fino all’Albero Falcone, sotto l’abitazione del magistrato in via Notarbartolo. Migliaia di persone, tra studenti, cittadini, movimenti e associazioni, hanno sfilato con striscioni e bandiere della legalità in una delle immagini simbolo di questo 23 maggio. Un corteo che, anno dopo anno, continua a rappresentare il volto popolare della memoria antimafia.

Alle 17.58, l’ora esatta dell’esplosione che il 23 maggio 1992 distrusse l’autostrada all’altezza di Capaci, Palermo si è fermata nel silenzio. Lo stesso raccoglimento è stato osservato sia all’Albero Falcone sia a Capaci, davanti ai luoghi della strage. Un momento carico di commozione che ha unito cittadini, studenti e istituzioni nel ricordo delle vittime. Durante la giornata non sono mancati riferimenti al bisogno di continuare a cercare verità sulle stragi e sui depistaggi che hanno segnato gli anni successivi agli attentati mafiosi. Un tema tornato più volte negli interventi pubblici e nelle riflessioni di chi ha preso parte alle commemorazioni.

L’eredità morale di Falcone e Borsellino continua a camminare

Foto di Gaspare Semprevivo

Giovanni Falcone durante la sua vita aveva più volte rifiutato l’etichetta di eroe. Si definiva un servitore dello Stato che svolgeva semplicemente il proprio lavoro. Ed è proprio in questa idea di eroismo che trovano forza le parole pronunciate da Maria Falcone nel giorno del ricordo, rivolte alle vittime della strage: «Non sono soltanto eroi nostri, ma eroi dell’Italia intera e di quanti credono nei valori della giustizia e della legalità». Una frase che restituisce il senso più profondo di questa giornata.

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte non vengono ricordati soltanto per il coraggio mostrato nella lotta alla mafia, ma perché il loro sacrificio continua a rappresentare un esempio civile che appartiene a tutto il Paese. Un’eredità morale che vive ancora oggi nelle parole dello stesso Falcone: «Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini». Ed è forse proprio questo il significato più autentico del ricordo di ogni 23 maggio: la consapevolezza che quelle idee continuano ancora a camminare nei cortei, nelle piazze, nelle scuole e nella vita quotidiana di chi continua a credere nella giustizia e nella legalità. La folla che sabato 23 maggio ha preso parte alle iniziative ne è stata una dimostrazione evidente.

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