Niscemi, in ginocchio | Le riflessioni del geologo Fabio Tortorici

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Niscemi (paese, di cica 24.620 abitanti, appartenente al libero consorzio comunale di Caltanissetta) è in ginocchio,in situazione di estrema gravità per la frana, recentemente, subita. Una frana di 4 chilometri che ha costretto circa 1.500 persone ad abbandonare le case.  “Sembra di vivere una storia irreale come in un film dalla sceneggiatura disastrosa. Invece è vero, è tutto vero. La voragine aumenta e così anche la zona rossa (dove vige il divieto di circolazione e permanenza). Aumentano le persone sfollate. Tutto è nell’incertezza più assoluta”.  Queste le parole di un cittadino, Giovanni Lionti.

Ma vediamo cosa sta accadendo dal punto di vista geologico. Parola al geologo Fabio Tortorici, del Consiglio Nazionale dei Geologi: “La storia si ripete tristemente, dopo le frane imponenti del 1790 e del 1997, il versante meridionale ed occidentale del centro abitato di Niscemi scivola verso valle, con un fronte di oltre 4 chilometri, trascinando con sé abitazioni, strade e tutto ciò che l’uomo ha costruito”.

Quali le principali cause?

“Tra le principali cause di questo fenomeno, sono state le precipitazioni copiose legate al ciclone Harry; infatti, le piogge hanno appesantito i terreni e lubrificato le superfici di scivolamento tra gli strati rocciosi, innescando il movimento franoso di questi giorni, che non lascia presagire nell’immediato segni di un assestamento spontaneo ed a breve termine. Questa spiegazione semplificata ha l’identico copione dell’evento del 1790, il quale fu preceduto da precipitazioni piovose di circa 500 mm.

Si tratta di un disastro annunciato?

Dire che si tratta di un disastro annunciato è anche superfluo. I precedenti dissesti non sono stati, infatti, ascoltati come segni premonitori; le stesse carte del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) redatte nel 2006 dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, indicavano nell’area la presenza di frane in stato di attività e con rischio molto elevato. Quindi siamo davanti ad un altro esempio di “Lezione Ignorata”; i segnali del 1790 e del 1997 non erano pure coincidenze, ma avvertimenti geologici precisi. Avere permesso la permanenza e l’urbanizzazione in zone classificate a “Rischio Molto Elevato”, ha trasformato un pericolo teorico in tragedia reale. Un aspetto troppo taciuto è che malgrado la Sicilia sia tra le regioni italiane con più alto rischio idrogeologico, sismico e vulcanico, circa il 95% dei Comuni non è dotato di un geologo in pianta organica, gestendo la pianificazione territoriale senza un esperto interno che possa garantire un ruolo di sentinella del territorio, con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Niscemi (25.000 abitanti), ahimè, rientra proprio tra questi comuni, essendo privo nei suoi uffici tecnici di uno specialista della terra. Per fare un paragone con la sanità, è come se avessimo ospedali senza medici. Così come un medico diagnostica una patologia prima che diventi mortale, il geologo individua i segnali premonitori di un dissesto. Senza geologo, senza un guardiano della salute del suolo, i Comuni sono più inefficaci nelle fasi di prevenzione e si riducono a gestire l’emergenza (la “rianimazione”) a disastro avvenuto. Questa carenza nel personale degli enti pubblici significa che molti comuni siciliani operano in uno stato di perenne “pronto soccorso”, chiamando il geologo esterno solo quando il “paziente-territorio” è già in condizioni critiche. È inspiegabile che in un contesto delicato come quello di Niscemi, i monitoraggi, le mappature del rischio, le modellazioni 3D, l’utilizzo di satelliti e dei droni, le strumentazioni e le indagini geologiche più svariate, non si siano tradotte in strategie di salvaguardia della vita umana e dei beni. Una certezza c’è, Niscemi rimarrà esempio e simbolo di una calamità naturale, figlia di decenni mancata prevenzione, con inermi cittadini, bersagliati e tragici protagonisti della lotta contro una forza geologica inarrestabile”.

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