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Non è stata solo una mattinata di festa, ma un momento vero di confronto e consapevolezza. Pochi giorni fa, domenica 15 febbraio, la comunità delle Piccole Suore Missionarie della Carità di San Luigi Orione ha riunito presso l’Istituto del Servo di Dio, Padre Giovanni Messina, amici, volontarie ed ex allieve per raccontare cosa significa, oggi, “formare l’esercito della carità” al servizio dei poveri, dei più fragili.
La giornata si è aperta con la Santa Messa nella Chiesa del Corpus Domini, celebrata secondo le intenzioni di tutti i presenti. Poi, nel salone accanto alla chiesa, si è entrati nel cuore dell’incontro: far conoscere meglio i servizi rivolti ai poveri, spiegare cosa si fa ogni giorno e quali sono le sfide ancora aperte.

Durante l’incontro, sono intervenuti: Madre M. Irene Bizzotto, Superiora della Comunità, il Dr. Sergio Salomone, direttore dell’Ambulatorio Solidale, la dottoressa M. Rosaria Ales per l’Associazione Crocerossine d’Italia sezione di Palermo e la dottoressa M. Pia Pensabene, responsabile del Progetto Odisseo – Ostello Sociale. A coordinare gli interventi la professoressa Eleonora Fogazza, presidente dell’associazione “Nel Segno delle Muse”.
La voce della Madre Superiora: «Senza i volontari non potremmo fare quello che facciamo».
Durante l’incontro, Madre M. Irene Bizzotto, la Madre Superiora dell’Istituto, ha parlato senza formalismi, con parole semplici e dirette: «Noi lavoriamo unicamente con i volontari. Non chiediamo nulla, né religione né appartenenza. Chiediamo solo se ci sono bisogni particolari. Accogliamo tutti, ogni giorno, secondo gli insegnamenti di don Orione». Ha ricordato che un tempo c’era anche la mensa dei poveri e che oggi l’impegno continua attraverso l’ambulatorio e altri servizi.«Siamo nello spirito di Padre Messina e di don Orione. Cerchiamo di aiutare le persone in tutti i modi, anche ascoltandole. Il bene si fa e riusciamo a portare avanti i nostri servizi perché ci siete voi. Senza i volontari non potremmo fare quello che facciamo». Poi uno sguardo più ampio: «Siamo tutti convocati per aiutare chi è meno fortunato di noi, anche i più lontani. Molti arrivano dall’Africa e da Paesi distanti per guadagnarsi il pane. Noi siamo qui per servire, per consolare, per stare accanto ai poveri». E poi un richiamo alla concretezza: «L’entusiasmo è importante, ma dobbiamo essere concreti su ciò che possiamo e non possiamo fare. Camminiamo insieme e collaboriamo per i progetti dedicati agli ultimi».
L’ “Ambulatorio Solidale”: tra visite, ascolto e una rete che si allarga
Il dottor Sergio Salomone, direttore dell’ambulatorio solidale, ha ripercorso le tappe di un’esperienza avviata nel 2015. «C’è stata un’opportunità e abbiamo deciso di iniziare questo percorso. Padre Messina ci ha illuminato. La Fondazione ci ha messo a disposizione locali più ampi, permettendoci di lavorare in autonomia». Un cammino impegnativo, sostenuto però dai numeri: tra le 300 e le 400 visite l’anno. «Nell’ambulatorio solidale svolgiamo un’attività medica che risponde a tante esigenze. Non siamo in alternativa al Servizio sanitario nazionale, vogliamo collaborare con i medici di famiglia. Il nostro è un supporto».
Non manca una riflessione più critica: «A volte c’è diffidenza e non si crea subito un rapporto di fiducia con le persone. Forse perché non si sa che qui non solo si visita, ma si ascolta e si consola. Ci è stato assicurato che presto l’ambulatorio sarà fatto conoscere ancora di più». Accanto a lui, la dottoressa M. Rosaria Ales, dell’Associazione Crocerossine d’Italia – sezione di Palermo. La loro collaborazione è diventata un tassello fondamentale della rete di aiuto: unire competenze, incrociare sguardi, riconoscere fragilità diverse.
Infine, la dottoressa M. Pia Pensabene ha illustrato il Progetto Odisseo, spiegando quanto è stato realizzato e cosa si continuerà a fare nel solco del messaggio di Padre Messina. Il progetto ha coinvolto i quartieri della periferia sud di Palermo, Romagnolo, Settecannoli e Brancaccio, insieme a diverse scuole, con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa minorile e valorizzare il territorio, a partire dal mare. Finanziato da Con i Bambini, il progetto è stato rivolto a bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni, alle loro famiglie e alla comunità, attraverso laboratori di co-design, attività nelle scuole e nelle associazioni partner, percorsi di formazione, orientamento e tutoring educativo. Tra i risultati principali, la nascita del primo Ostello Sociale di Palermo, realizzato in una porzione dell’ex orfanotrofio della Fondazione “Casa Lavoro e Preghiera” di Padre Messina:
«Alla fine siamo riusciti a ristrutturare interamente, grazie ai fondi che ci sono stati assegnati, il piano terra dell’Istituto, con tutti i crismi urbanistici, normativi e della sicurezza» – ha spiegato la dottoressa Pensabene. «Ora siamo nella fase dell’arredamento. Entro la seconda metà di aprile contiamo di inaugurare l’Ostello. Stiamo cercando di trovare i fondi residui per ultimare le parti rimaste incomplete. Io sono ottimista per natura, ce la faremo».
Il senso dell’incontro è stato chiaro: nessuno fa nulla da solo. Servono mani, competenze, tempo e soprattutto la disponibilità ad ascoltare. Nonostante il maltempo, la partecipazione è stata numerosa. Segno che questo ˈesercito della caritàˈ non è uno slogan, ma una realtà che continua a crescere. Il filo comune emerso dagli interventi è altrettanto evidente: fare rete, collaborare, unire competenze e cuore per sostenere chi vive situazioni di fragilità, seguendo l’esempio di Padre Messina, che continua a operare proprio grazie all’esercito della carità impegnato ogni giorno nel servizio agli ultimi.
Vorrei che si dicesse qualcosa per aiutare gli ultimi degli ultimi cioè i malati mentali e le loro famiglie spesso isolati abbandonati mentre vivono un dolore bastardo in solitudine