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La mostra “In giro per il mondo, il Sud nel cuore” porta a Palermo la fotografia di Pietro Massimo Busetta e sarà inaugurata mercoledì 14 ottobre alle ore 15 al Dipartimento Oncologico di III livello La Maddalena.

La mostra nasce dall’incontro tra fotografia, vita e cura e porta negli spazi dell’ospedale immagini di luoghi, colori e paesaggi che invitano a fermarsi, a ricordare, a guardare oltre il momento presente. L’iniziativa è promossa dall’associazione FAPS (Friends Against Pain and Suffering) in collaborazione con Settimana delle Culture, a sostegno dei pazienti, dei familiari e del personale medico impegnati nel percorso oncologico.
Ne abbiamo parlato con Pietro Massimo Busetta, professore ordinario di Statistica Economica e fotografo per passione, che ha raccontato a “Tuttavia”, in un’intervista, il significato di questo progetto, il suo rapporto con la fotografia e con il Sud e ciò che può accadere quando un’immagine entra in uno spazio dedicato alla cura.
“Un cielo in una stanza”: la fotografia che porta il mondo dentro l’ospedale
È attraverso la fotografia che il progetto porta dentro l’ospedale una dimensione diversa dalla quotidianità della cura. Gli scatti di Pietro Massimo Busetta raccontano luoghi, persone, colori e tradizioni e diventano una finestra aperta sul mondo. Da qui nasce il senso di “In giro per il mondo, il Sud nel cuore”: offrire la possibilità di guardare oltre lo spazio in cui ci si trova e incontrare, attraverso uno scatto, realtà e storie lontane.
In questo senso, le immagini di Busetta possono trasformarsi davvero in un “cielo in una stanza”. Non si limitano a raccontare i luoghi attraversati dal fotografo, ma li avvicinano a chi osserva. Un paesaggio, un volto, un colore possono suscitare emozioni e restituire, attraverso lo sguardo del fotografo, la bellezza dei luoghi che ha incontrato lungo il suo cammino. Per qualche istante, lo sguardo può così allontanarsi dalla quotidianità della cura e rivolgersi verso ciò che esiste fuori. Il viaggio diventa allora anche un’esperienza dello sguardo: non è necessario muoversi per ritrovare un luogo o lasciarsi coinvolgere da una scena. Basta un’immagine capace di suscitare un’emozione o suggerire la possibilità di essere, anche solo con il pensiero, altrove.
All’interno dell’ospedale, queste fotografie assumono così un valore ulteriore. Portano colore, luce e vita e offrono allo sguardo uno spazio diverso, lontano per qualche momento dalla quotidianità. Come un cielo in una stanza, permettono alla mente di andare oltre ciò che la circonda e di raggiungere, anche solo per un istante, un altrove.
Il Sud come appartenenza
Il titolo della mostra racchiude il rapporto di Busetta con la sua terra e con i Sud del mondo. La fotografia, accanto alla sua lunga attività di economista e statistico, gli permette di osservare la realtà da una prospettiva diversa, restituendo emozioni, ricordi e legami che non possono essere racchiusi soltanto nei numeri.
«Vorrei che in ogni scatto ci fosse molto del mio amore per la vita», racconta Busetta.
E proprio il rapporto tra fotografia e vita è uno degli elementi centrali del progetto, insieme a quella bellezza quotidiana che può essere colta anche nei dettagli più semplici.
L’intervista a Pietro Massimo Busetta

Professore, che cosa vorrebbe trasmettere attraverso le sue fotografie?
«Vorrei che in ogni scatto ci fosse molto del mio amore per la vita. Fotografare significa fermarsi davanti a qualcosa che ci emoziona e desiderare di fermare il tempo per condividerlo. È un modo per dire: “Guardate, questa bellezza esiste, soprattutto nella mia mente e appartiene anche a voi”. La luce, un colore, un particolare estrapolato da un contesto che spesso attraversiamo distrattamente possono restituirci il piacere di guardare».
La sua attività professionale è legata da sempre ai numeri. Che rapporto c’è tra il suo lavoro di statistico e la fotografia?
«Da statistico ho trascorso una vita a studiare i numeri, cercando di capire ciò che raccontano delle persone: le opportunità, le disuguaglianze, le speranze, le difficoltà. La fotografia nasce dalla stessa curiosità per il mondo, ma mi consente di esprimere anche ciò che un numero non può contenere: un’emozione, una nostalgia, il legame profondo con un luogo».
Nel titolo della mostra, “Sud nel cuore”, c’è un legame molto forte con il Sud. Che cosa rappresenta per lei?
«“Sud nel cuore” è proprio questo legame. Il Sud è la mia appartenenza, una parte essenziale del mio modo di sentire. Ne conosco le contraddizioni e i limiti, contro i quali continuo a impegnarmi, e ne amo profondamente la bellezza. Raccontare i Sud del mondo significa anche ricordare quanto valore abbiamo intorno e quanta responsabilità abbiamo nel fare la nostra parte per migliorare le condizioni di vita».

Che significato assume portare queste fotografie proprio all’interno dell’ospedale La Maddalena?
«Portare queste fotografie all’ospedale La Maddalena dà loro un significato particolare. Entrando in un luogo dove si affronta una malattia oncologica, sento soprattutto il bisogno del rispetto: per la sofferenza, per le paure, per i silenzi di ciascuno. Nessuno vuole attribuire alle immagini un potere di guarigione. Spero, però, che possano offrire un momento di sollievo, una pausa dall’attesa, un pensiero che per qualche istante prenda un’altra strada».
Che cosa le piacerebbe accadesse a chi si fermerà davanti a uno dei suoi scatti?
«Mi piacerebbe che qualcuno, guardandole, riconoscesse un luogo amato, ricordasse una giornata felice, avesse voglia di tornare davanti al mare. O semplicemente provasse piacere per una luce, per un colore. Anche senza dover trovare un significato, anche senza dover essere forte o sorridere per forza».
Quanto è importante, secondo lei, preservare il diritto alla bellezza anche durante la malattia?
«Chi attraversa la malattia conserva tutta la propria storia, i propri affetti, i desideri, il diritto alla bellezza. Credo che anche gli spazi della cura debbano riconoscere questa pienezza della persona. Una fotografia può essere una piccola presenza discreta, qualcosa che tiene compagnia senza chiedere nulla».
Qual è, in definitiva, il desiderio con cui affida queste fotografie al pubblico della mostra?
«Se anche una sola persona, davanti a uno dei miei scatti, riuscisse per un momento a sentirsi altrove, in un luogo caro, o un po’ più vicina alla vita che ama, questa esposizione avrebbe per me un valore profondo. È questo che vorrei condividere: la gratitudine per quanto la vita continua a offrirci e il desiderio che la sua bellezza possa raggiungerci anche nei giorni più difficili».
Chi è Pietro Massimo Busetta
Pietro Massimo Busetta è professore ordinario di Statistica Economica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Palermo. Nel corso della sua attività ha ricoperto numerosi incarichi nel campo della ricerca economica e dell’analisi del territorio. È stato presidente della Fondazione Centro Ricerche Economiche “Angelo Curella”, direttore della rivista Orizzonte Sicilia dal 1985 e direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca per il Monitoraggio dell’Economia del Territorio dell’Ateneo Palermitano (CIRMET). Presidente del Centro Studi “Giuseppe La Loggia”, del Comitato Scientifico DISTE, del Comitato Scientifico del Report Sud e del Report Sicilia. Ha ricoperto diversi incarichi in organismi e fondazioni di carattere scientifico ed economico. È stato editorialista de La Sicilia, Il Sole 24 Ore, Giornale di Sicilia e Quotidiano del Sud. Autore di numerosi volumi e di oltre cento lavori pubblicati su riviste, ha scritto più di seicento articoli per quotidiani. È membro delle società scientifiche SIS, SIEDS e ISI e di altre realtà internazionali legate agli studi economici e statistici. Tra le sue pubblicazioni figurano Il coccodrillo si è affogato, Il lupo e l’agnello, la rana e lo scorpione e La rana bollita. È stato insignito del titolo di Ufficiale dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”.

La cultura accanto alla cura
La mostra si inserisce in un più ampio dialogo tra cultura e assistenza, con l’obiettivo di creare occasioni di incontro e condivisione capaci di accompagnare la persona anche oltre la dimensione strettamente sanitaria. Un ringraziamento particolare va al Dipartimento Oncologico di III livello La Maddalena, che da anni ospita e sostiene l’associazione FAPS. La struttura rappresenta un punto di riferimento nel panorama sanitario nazionale e, attraverso iniziative come questa, conferma anche l’attenzione alla dimensione umana di chi vive la malattia.
L’artista mette in vendita le foto, il ricavato verrà devoluto in beneficenza all’associazione FAPS.
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