![]()
Più si accendono le luci del Natale, più sembra di sentire chiaro e forte il richiamo a una gioia ormai percepita quasi come un lamento. In effetti, che la malinconia sia il sentimento più diffuso in tempo di Natale è sotto gli occhi di tutti. Non passa giorno che non si senta qualcuno dire che vorrebbe addormentarsi e svegliarsi a feste finite. A Natale, si dice, diventiamo tutti più buoni, ma sappiamo bene che non è così. Ognuno di noi rimane con i propri stati d’animo che non sempre sono dei migliori, oscillando tra rabbia, delusione e insoddisfazione. Anche le ansie e le paure permangono intatte. L’unica cosa che veramente cambia è la percezione che questo sia un tempo in cui vivere questi stati d’animo sia reso ancora più difficile. Eh sì, perché il must è che devi essere allegro, comprare regali, organizzare cene e incontrare persino quegli amici e parenti che non incontri mai. Insomma, più che fare festa, devi stare al gioco. Se è così, non c’è dubbio che ci troviamo a vivere un tempo che prima passa meglio è, perché poche cose sono peggiori di chi è costretto a fingere una gioia che non prova.
E se invece provassimo a pensare il Natale come la luce presente di una stella che non c’è più, come l’eco di sentimenti che non riusciamo più a vivere, ma di cui abbiamo una profonda nostalgia? Se provassimo a considerare la nostra malinconia come il lamento di una gioia che bussa alla nostra porta in attesa di tornare? Come un tempo propizio per prendere contatto con il nostro sentire più profondo e fare i conti con il nostro vuoto esistenziale?
La nostra mente è continuamente impegnata a costruire illusioni di felicità che a nulla servono se non a distoglierci dal vuoto lasciato da ciò che ci manca veramente. Si tratta di un gioco ingannevole che sembra funzionare abbastanza bene fino a quando, puntualmente come ogni anno, arriva il Natale. Di colpo, tutto ciò che ci manca viene reso presente, irrompendo prepotentemente nelle nostre vite. Un senso di profonda nostalgia viene a visitarci come un ospite indesiderato che costringe a fare i conti con noi stessi e con la perdita di tutto ciò che un tempo dava senso al nostro mondo. E’ proprio in questo il momento in cui si manifesta la nostalgia di una gioia talmente sopita da essere sentita come un lamento.
Eppure, intorno a noi, tutto sembra procedere come se nulla fosse: l’albero prende luce, la fantasia prende forma attraverso coloratissime decorazioni, luci scintillanti accendono le strade e tutto appare sorprendentemente magico. Come per incanto, ci troviamo in un mondo di sogno capace di evocare in noi sentimenti contrastanti di nostalgia e, al tempo stesso, di speranza. La speranza che possa esserci un’altra via per raggiungere il nostro benessere che vada ben oltre quella dettata dal mero calcolo di una mente sempre più condizionata. E in fondo, la magia del Natale è proprio quella di ridare spazio al sogno e alla fantasia, ma anche e soprattutto quella di rimetterci in cammino verso i nostri bisogni più veri. Tutt’altro, dunque, che una mera evasione in un mondo fantastico, bensì piuttosto una presa di contatto con la realtà delle nostre sensazioni, prima ancora che dei nostri pensieri. Un tempo propizio, dunque, che ci riporta a sentire, prima ancora che a pensare il mondo e le nostre relazioni. La brama il potere, il bisogno compulsivo di accumulare beni, la smania di successo comportano, infatti, un prezzo troppo alto che spesso paghiamo azzerando le nostre emozioni e rinunciando a vivere i nostri sentimenti più veri. Pertanto, l’opera di questa mente calcolatrice non può che essere la crescente insoddisfazione di un essere umano sempre più logorato da questo continuo tentativo di reprimere il suo vero sé.
Riuscire a vivere la magia del Natale significa dunque tornare a credere che sia ancora possibile armonizzare la nostra mente con la nostra anima, varcando la soglia della cittadella di quella mente calcolatrice di cui siamo prigionieri. Il lamento non è dunque altro che il grido di un’anima inascoltata che desidera rompere gli schemi rigidi di una vita troppo omologata e di una gioia che attende il ritorno. E allora se il Natale ci fa stare male è per ridestarci alla speranza di una vita piena e armoniosa e se ci rende malinconici è perché riaccende in noi la nostalgia di un mondo in cui sia ancora possibile riconoscere uno spazio per la cura della vita interiore. Già l’Avvento, del resto, ci immette in un tempo di attesa e di sospensione che segna una rottura con l’idea che l’unico tempo possibile sia il tempo presente del qui ed ora. Il Natale rappresenta allora il Kairòs per tornare all’ascolto della parte più autentica di sé e dell’altro e per provare a guardare il mondo con gli occhi del cuore. Si potrebbe iniziare a viverlo abbracciando con gentilezza questa malinconia. Accogliere ciò che sentiamo veramente sarà allora il regalo più autentico che possiamo fare a noi stessi e agli altri. Solo in questo modo il Natale non sarà solo una data del calendario, ma il tempo di grazia per rinascere nei tanti natali che accompagneranno gli anni della nostra vita.
Ciao. Sabrina.Complimenti per questo articolo molto veritiero.La penso esattamente come te.Purtroppo la magia del Natale si è persa negli anni.Forse però siamo cresciute e cambiate anche noi e vediamo la realtà con occhi diversi……
Nonostante tutto il Natale con gli affanni che ci porta, resta un punto di riferimento per la strada da seguire e un sollievo dallo sgomento in cui questa epoca ci ha trascinati. Buon Natale!
Natale come rinascita , rinascere per ritrovarsi migliori , per scegliere di essere migliori , per chiudere con le sofferenze e pensare ad una rinascita interiore per provare a sentirsi veramente liberi dalle catene delle apparenze !! Mostrarsi nudi e amarci per quello che veramente siamo , accettandoci con le nostre fantastiche imperfezioni . Ritrovare autenticità !
Il Natale sembra ormai ridotto a un rituale vuoto , dovrebbe ispirare gli animi a una comunione col Divino ed essere una festa interiore, la celebrazione della nascita di un nuovo uomo, la nascita di Cristo e’ da celebrare non come un evento storico, ma come un invito a far nascere la propria coscienza, il proprio “sé” risvegliato, dentro di sé., un uomo consapevole gioioso e innamorato di tutta la Esistenza .
Riflessione realistica e che dona speranza! Complimenti Sabrina!
Un Natale sempre nuovo perché è sempre nuovo il nostro Dio che nasce muore e risorge ogni giorno nella vita di chi lo cerca con cuore sincero! Un S.Natale a tutti. 🥹