Che l’anno nuovo ci riporti la speranza

Loading

Eccoci giunti al momento degli auguri per l’anno nuovo. È il momento in cui tutti speriamo che l’anno che viene sia migliore di quello precedente. Tutti in trepida attesa di qualcosa di nuovo, ci ritroviamo a sperare in un’improvvisa ventata di buone notizie e in chissà quali cambiamenti.

Sembra quasi che l’anno che sta per arrivare viva di vita propria, una sorta di replica di Babbo Natale, dotato però di super poteri, dato che stavolta non ci si aspetta regalini, ma doni ben più importanti come la salute, la pace, l’amore, il denaro etc….

In realtà, tutti sappiamo che l’anno nuovo non è altro che un tempo che arriva e che attende di essere vissuto, perché è attraverso le nostre azioni che si riempie di vita. Se, dunque, spetta a ciascuno di noi abitare questo nuovo tempo, si tratterà allora di trovare il modo di viverlo pienamente, muovendoci ed organizzandoci per dare vita al “nuovo”. Si tratta pertanto di un passaggio che è tutt’altro che di attesa, ma se mai segna il tempo propizio per pensare e progettare quei nuovi inizi che riaccendono speranze. Non si tratta dunque di limitarsi ai soliti bilanci e consuntivi: è il momento del rilancio, dell’apertura a nuove possibilità, di rialzarci dalle cadute e di trovare il coraggio di intraprendere nuovi percorsi. Attenzione, non si tratta di entrare nello stato frenetico del fare a tutti i costi. Un nuovo inizio potrebbe dovere comportare un tempo prioritario di tregua, di silenzio e di ascolto personale.  Perché se è vero che siamo tutti in cammino, non è vero che esiste un cammino per tutti, né che sia possibile andare tutti alla stessa velocità. Ognuno cammina con i propri piedi e non può che seguire il proprio ritmo, ed è importante che comprenda che è dentro il suo cammino anche quando cade, perché gli inciampi non sono interruzioni, ma parte di questo percorso.

L’anno che viene è certamente un tempo di speranza. Non dovrebbe però trattarsi di un ingenuo stato emotivo, quasi di un desiderio infantile o di una mera illusione consolatoria. Questi sentimenti, infatti, prima o poi finiscono con il paralizzarci in un’attesa passiva che finisce con l’impedirci di vivere pienamente. La speranza cui vogliamo fare riferimento è quella speranza che si traduce in una scelta etica individuale. Si tratta di quella speranza che Kant ha definito un dovere etico, perché solo chi spera nella possibilità del bene, può realizzarlo. La speranza diviene così preludio dell’impegno morale nella misura in cui rende pensabile la costruzione di un mondo migliore. Non a caso, il suo esatto contrario è la disperazione, ossia quel sentimento che nasce dalla perdita di ogni possibilità.

Se è così allora, l’augurio migliore che possiamo farci è quello di iniziare a sperare in noi stessi e nella nostra possibilità di essere migliori. A nulla, infatti, serve augurarci che l’anno sia buono se poi noi per primi non ci adoperiamo per essere più buoni. 

In base a queste considerazioni, allora, sarebbe bello che piuttosto che farci i soliti auguri, potessimo scambiarci promesse di impegno per il nuovo anno. Promesse che, in un modo o in un altro, chiamino in causa la nostra responsabilità. Perché per credere che questo nostro mondo possa essere migliorato, occorre, come ha scritto Antonio Gramsci, superare il pessimismo dell’intelligenza e dare seguito all’ottimismo della volontà. Se infatti l’intelligenza dei fatti può portarci all’apatia e alla disperazione, la volontà che crede nella sua stessa forza trasformatrice può farci sperare in un futuro più giusto e più libero.

Pertanto, se un augurio dobbiamo farci questo è quello di tornare a credere che il male non potrà mai dire l’ultima parola; che ciascuno di noi ritrovi in sé l’ottimismo della volontà che porta a credere che sia ancora possibile fare la propria parte affinché l’anno che viene sia davvero migliore. Solo così potremo superare il pessimismo dell’intelligenza e il conseguente senso di impotenza che proviamo davanti alle innumerevoli ingiustizie che accadono sotto i nostri occhi. Solo così potremo uscire da quello stato di apatia che non ci fa nemmeno sperare nelle nostre possibilità.

Se dunque ci auguriamo un anno di pace, iniziamo a darci pace, cercandola dentro di noi. Partire da noi stessi, avviando un processo di crescita e di liberazione interiore, non è per nulla un progetto individualistico, ma è anzi segno della volontà di vivere con consapevolezza e senso di responsabilità nel mondo che abitiamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *