Senza categoria

Dio ci salvi dai talebani

Loading

 

di Giuseppe Savagnone

 

     Dio ci salvi dai talebani! Non dai musulmani fanatici che in Afghanistan sono diventati tristemente famosi per il divieto alle donne di frequentare le scuole e per aver fatto saltare in aria una statua di Buddha, ma da quelli nostrani impegnati, in questi mesi, nella disputa all’ultimo sangue sul gender. 

     Da una parte vi capiterà di incontrare i talebani anti-gender. Li riconoscete subito dal fatto che, di qualunque argomento si parli, tirano fuori la minaccia epocale costituita dalle “teorie del gender”, simbolo di una barbarie incombente. Come se i barbari non fossero già entrati dentro di noi con l’individualismo possessivo della cultura liberal borghese e neocapitalistica! Il fatto è che l’“ideologia del genere”– afferma una petizione rivolta alle massime autorità dello Stato dall’associazione «Giuristi per la Vita» – propugna «la negazione della naturale differenza sessuale» e «la libertà di identificarsi in qualsiasi “genere” indipendentemente dal proprio sesso biologico». Da qui,  come si dice in un video, diffuso ultimamente via internet dall’associazione «ProVita» e intitolato Gender Revolution: una nuova rivoluzione antropologica, la prospettiva di «una cosiddetta “sessualità fluida”» il cui significato sarebbe «che ognuno di noi nell’arco della stessa vita, può scegliere fra una quantità indefinita di generi».

     Che le cose stiano così, il talebano anti-gender ama dimostrarlo con i “fatti”, ostentando di non volerli minimamente forzare con le proprie interpretazioni. Così, proietterà durante una conferenza, o farà circolare in internet, decine di slide con immagini raccapriccianti di maschi in baby doll, di femmine travestite da uomini, di manifesti inneggianti alla “sessualità fluida”, ironizzando sulla pretesa inesistenza della “ideologia del gender”. Come se qualcuno, promettendo di non interferire con le sue personali opinioni  per lasciare che parlino i “fatti”, facesse una conferenza sulla Chiesa cattolica leggendo di seguito una cronaca delle stragi fatte dai crociati, il verbale di una seduta dell’inquisizione, una pagina che descriva la corruzione dei papi del rinascimento…

     Il tutto, senza mai menzionare i casi – a detta dei movimenti LGBT molto più numerosi e certamente presenti  già prima della diffusione di questa ideologia – in cui delle persone si sono scoperte dolorosamente gay o lesbiche o transessuali, non per una loro scelta, ma per cause di cui tuttora la scienza non è in grado di tracciare la mappa. E senza mai una parola di rincrescimento per il modo in cui queste persone, immagine di Dio, sono state nei secoli umiliate, emarginate, perseguitate dalle comunità cristiane (non solo da quelle!); senza un monito, agli interlocutori, perché – seguendo l’esempio di Gesù – non scambino il peccato con i peccatori, l’errore con gli erranti, le persone omosessuali con la cultura dell’omosessualità. Perché i talebani non guardano le persone in faccia: per loro sono soltanto nemici da combattere.

     Dall’altra parte, non meno determinati e aggressivi, ci sono i talebani pro gender, che, con lo stesso sarcasmo, negano l’esistenza stessa di una “teoria del gender”. Così, leggiamo sul «Corriere della Sera» dello scorso 17 settembre: «C’è un fantasma che si aggira per l’Italia ed è quello della “teoria (o ideologia) di gender”. Come succede con i fantasmi, si vedono, anche se non ci sono (…). “Non esiste una teoria di gender”, scriveva già nel 2014 in una lettera aperta al ministro dell’istruzione la Società delle Storiche (…). E spiegava che i “gender studies” sono solo uno strumento concettuale per poter pensare e analizzare le realtà storico-sociali delle relazioni tra i sessi” (…). A creare la “teoria di gender” (…) sono stati i suoi oppositori, che la usano come spauracchio – un fantasma, appunto».

     I talebani pro gender non sanno (o hanno dimenticato) che in questi anni autrici  come Gayle S. Rubin, Monique Wittig, Judith Butler (per citare solo qualche nome) hanno costruito sulla differenza tra sesso e genere non solo una metodologia di analisi, ma approcci diversi a una nuova concezione del soggetto umano. Dire che la teoria del gender non esiste significa voler chiudere gli occhi sull’evidenza. Come sogliono fare i talebani.

     Si dirà che, in Italia, si vuole soltanto educare le persone a rispettare i “diversi”. E, in effetti, nel documento dell’UNAR (l’ufficio ministeriale contro le discriminazioni) si enuncia il proposito di combattere le «discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere» (p.4). Senonché, il testo prosegue notando che,  «dietro gli episodi di bullismo omofobico e transfobico, vi sono altri problemi, quali quelli legati a una cultura che prevede soltanto una visione eteronormativa» (pp. 16-17). È questa nostra cultura che dunque bisogna cambiare.

     E, infatti, in tre  opuscoli, compilati per guidare i docenti in questo sforzo di educazione al rispetto delle differenze,  si parte dalla critica al fatto che «nella società occidentale si dà per scontato che l’orientamento sessuale sia eterosessuale.  La famiglia, la scuola, le principali istituzioni della società, gli amici si aspettano, incoraggiano e facilitano in mille modi, diretti e indiretti, un orientamento eterosessuale» (Educare alla diversità a scuola. Scuola primaria, p. 3).

     Per combattere questo temibile fattore di violenza, negli opuscoli si raccomanda ai docenti di inculcare ai bambini fin dalla più tenera età che «i rapporti sessuali omosessuali sono naturali» (ivi, p.23) e del tutto equivalenti a quelli etero.

     Applicato alla famiglia, ciò significa che un problema di matematica verrà formulato, per esempio: «Rosa e i suoi papàhanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ognilattina costa 2 euro, quanto hanno speso?» (ivi, p. 6).

     Ma davvero per educare al rispetto di chi è diverso da noi bisogna accettare ciò che egli pensa e fa? Veramente per evitare il bullismo, per esempio, nei confronti degli islamici (l’islamofobia è pericolosa quanto l’omofobia!), bisogna partire dal rimettere in discussione la nostra idea che le donne godano gli stessi diritti degli uomini e insegnare ai nostri bambini che non c’è nulla di discutibile nella sottomissione femminile, nell’infibulazione, nella poligamia, magari lasciando al loro individuale “modo di essere” l’orientamento verso l’una o l’altra di queste forme di cultura?

     È chiaro che qui c’è un salto logico e metodologico tra l’educare al rispetto – doveroso – verso le differenze e l’educare all’indifferenza (all’equivalenza, cioè, tra varie forme di pensiero e di vita). Ma i talebani pro gender non l’hanno notato e continuano ad accusare di “omofobia” chi, pur rispettando le persone, critica i princìpi.

     Sì, Dio ci salvi dai talebani e ci aiuti a sviluppare finalmente, dall’una e dall’altra parte, un confronto serio e reciprocamente rispettoso sul merito dei problemi.

{jcomments on}

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *