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“Luce e sale della Terra” – Introduzione alla lectio divina su Mt 5, 3-16 05 febbraio 2017 – V domenica del tempo ordinario

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13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. 14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

lectio0102Nella grandiosa composizione matteana del discorso della montagna un ruolo di primo piano spetta allo straordinario annuncio di felicità che, con le Beatitudini, Gesù lascia ai discepoli, rivelando loro per chi batte il cuore del Padre. Ecco il Regno di Dio: poveri, afflitti, umili, ostinati amanti della giustizia e della pace, gente sempre pronta a perdonare e a credere nella buona fede dell’altro. Ebbene l’attenzione del Padre è per costoro, che agli occhi del mondo sono miserabili, creduloni e reietti. Per loro il Signore si spinge ad annunciare un incredibile piano di salvezza, che sovverte le logiche del mondo.

Da questa consapevolezza discende il nostro essere Chiesa, il modo cristiano di abitare la terra.

Non a caso l’evangelista Matteo inserisce proprio dopo l’annuncio delle beatitudini il nostro brano che, come e meglio di una costituzione pastorale, ci pone di fronte ad  una rivelazione ecclesiale (Voi siete). La Chiesa per Matteo è, innanzitutto, sale e luce. Due immagini  apparentemente contrastanti che, però, sono gravide di significati sui quali ciascuno può calare la propria esperienza.

Il sale è ancor oggi un elemento piuttosto comune, sul quale è difficile ricamare alate parole, eppure è un elemento prezioso, anzi a quel tempo essenziale per la vita quotidiana, ad esempio per la conservazione dei cibi. Il sale conferisce gusto ai cibi e arricchimento per i terreni da coltivare.

Se, ovviamente, usato nella giusta misura. È facile che si guasti il cibo per il troppo sale, mentre, dall’altra parte, l’assenza di sale rende il piatto sciapo. Il sale è un elemento, poi, che si dissolve e scompare al momento in cui viene impiegato, confondendosi con la pietanza. Nessuno, al momento di gustarne il sapore, è in grado di distinguerlo; il sale, semmai, arricchisce le caratteristiche dei singoli ingredienti.

Da questo punto di vista, parlare della Chiesa come sale è riconoscerle il compito “umile” di esaltare e fecondare, tramite la memoria credente della Parola, la bellezza del creato in cui è inserita ed in cui finisce per perdersi, senza pretendere di predominare o anche di farsi notare. La Chiesa, come il sale, non è funzionale a sé stessa, ma preordinata a valorizzare l’opera di Dio tra gli uomini, a far scoprire all’uomo sapore e bellezza della vita veramente umana. La paura di essere calpestati dovrebbe venire, dunque, non tanto da difese identitarie, talvolta strumentali a logiche di potere, ma proprio dal pericolo di non essere in grado di interloquire, di stimolare, di arricchire chiunque volga il suo sguardo ai seguaci di Cristo.

“Alla convivenza umana per essere tale urge il sale della sapienza che unico dischiude a relazioni ricche di senso, e Gesù si presenta come mano aperta piena di sale, dono da accogliere per condire di saggezza il villaggio umano” (Bruni).

Ma la Chiesa è chiamata anche ad essere luce. Ad essere l’invisibile raggio che permette di cogliere i colori, che aiuta a distinguere e comprendere, a vedere ed orientarsi. È un raggio, non la fonte del raggio. Essere luce, inoltre, non significa far scomparire la tenebra e le zone d’ombra: una luce abbagliante non illumina, ma produce cecità. (Manicardi). Anzi, paradossalmente, è la luce che crea l’ombra, la zona che si forma dietro qualcosa che ostacola il raggio di luce.

Con questa consapevolezza, Matteo ci esorta anche a non minimizzare il compito assegnato e non indugiare dietro tiepide timidezze. “Nessuna ostentazione trionfalista, nessun atteggiamento di imposizione, perché occorre vigilare sempre per combattere contro la tentazione di “praticare la giustizia davanti agli uomini al fine di essere ammirati da loro” (Mt 6,1). D’altra parte, nessun tentativo di nascondimento, nessuna omertà, nessuna ideologia di presenza minimalista: né ideologia del nascondimento, né ideologia della presenza visibile.” (Bianchi).

Le figure del sale e della luce hanno, quindi, qualcosa in comune: consentire a chi gusta ed a chi vede di render gloria al Padre delle belle opere (kalà erga) che siamo chiamati a realizzare.

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