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L’inquietudine della ricerca – Lectio Divina su Mt 25, 1-13

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Il passo del Vangelo: Mt 25, 1-13

1 Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

La liturgia di questa domenica ci presenta la ricerca e l’attesa come tratto distintivo della vita del credente: di fronte alle molteplici necessita dell’uomo, alle sofferenze e agli affanni che toccano le vite dei singoli e della collettività, al credente non è permesso chiudere gli occhi, ma non è neanche concesso di abbandonarci ai facili richiami dell’immediato, sapendo che tutti sono chiamati a essere testimoni di Qualcuno che attende.

La Sapienza che ci cerca; la nostra ricerca della Sapienza – prima lettura

Nella prima lettura, la Sapienza intreccia un dialogo personale e coinvolgente con gli uomini, introducendoli nella comprensione dei segreti divini e del destino umano. Il motivo dominante è quello della ricerca, che costituisce il fulcro non solo del libro della Sapienza, ma della spiritualità stessa di Israele, “il popolo che cerca YHWH” (Is 65,10).

La ricerca di Dio, nella Bibbia, definisce anzitutto l’uomo che non si ripiega su se stesso, confidando sulle proprie forze, perché consapevole della sua fragilità dei suoi limiti. Cercare YHWH significa riconoscere che c’è qualcuno la cui Sapienza supera le nostre manchevolezze e, affidandoci a lui, scoprire che mentre noi pensavamo di cercarLo, Lui era già in cerca di noi: è la Sapienza stessa che va incontro all’uomo e “chi si alza di buon mattino per cercarla…la troverà seduta alla sua porta”.

L’autore del libro non si stanca di sottolineare come la Sapienza divina preceda i progetti umani, perché è lei che sta da principio, e ha una cognizione del mondo e dell’uomo che non si misura con il metro del giorno dopo. Alla fatica dell’uomo che cerca la sua direzione, la Sapienza offre il senso del vivere e del morire. Riconoscere che Dio è già alla nostra ricerca, prim’ancora che noi stessi ci interroghiamo su di Lui, significa professare Dio come artefice assoluto della storia, ammettere che in Lui è nascosto il perché di ogni nostra realtà e condizione, come per Abramo sul monte Moira, per Elia nel deserto e per i due discepoli sulla strada di Emmaus.

Dedizione o stanchezza

La pagina del Vangelo di Matteo arricchisce ulteriormente il tema della ricerca: colui al quale andiamo incontro è lo sposo, un tema ricchissimo di rimandi veterotestamentari. L’evangelista collega la relazione sponsale con un richiamo alla vigilanza: la sua comunità, dopo gli entusiasmi iniziali dell’adesione a Cristo, rischia ora di cadere nella pigrizia e nel sonno. La parabola delle dieci vergini è inserita da Matteo in un gruppo di tre parabole, che vertono tutto sul tema dell’attesa: il servitore che attende il ritorno del suo signore (Mt 24,45-51), le dieci vergini sagge che vanno incontro allo sposo (Mt 25,1-13) e i servitori che mettono a frutto i talenti affidati (Mt 25,14-30). I protagonisti di questi racconti ci vengono presentati come modelli di fedeltà nel tempo che separa il presente da ritorno del Signore Gesù.

Nel racconto delle dieci vergini ci sono diversi elementi inverosimili, come l’assenza della menzione della sposa, il sonno di “tutte” le vergini durante l’attesa, invito improbabile a comprare olio in piena notte… Meraviglia anche che Matteo presentato il messia come sposo, perché nella tradizione veterotestamentaria e giudaica questo titolo era riservato unicamente a YHWH.

Ciò che emerge nel racconto è l’orizzonte sponsale: l’attesa è presentata come caratterizzata da nostalgia e amore, affetto e desiderio di relazione. L’attesa cristiana non può essere improntata sulla pigrizia irresponsabile davanti agli eventi che segnano la vita dell’uomo, né sulla voracità che tutto brama e distrugge. La sicurezza di andare incontro allo sposo, rende i cristiani sentinelle attente e sensibili, capace di scrutare nella notte i primi segni dell’alba imminente, senza venire meno alla fedeltà alla propria missione. A una comunità distratta, Matteo ricorda che l’incontro con il Cristo avviene nel rapporto di responsabile dedizione al compito cui siamo stati chiamati, là dove lo sposo ci viene incontro.

Signore mio Dio, unica mia speranza,
fa’ che stanco non smetta di cercarTi,
ma cerchi il Tuo volto sempre con ardore.
Dammi la forza di cercare,
Tu che ti sei fatto incontrare,
e mi hai dato la speranza di sempre più incontrarTi.
Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza:
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza;
dove mi hai aperto, accoglimi al mio entrare;
dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.
Fa’ che mi ricordi di Te,
che intenda Te, che ami Te. Amen!

(De Trinitate, 15, 28, 51).

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