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Le risorse sono scarse per chi non le ha

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di Giuseppe Savagnone

 

      Il discorso di papa Francesco ai delegati FAO, tutto incentrato sulla necessità di rendere accessibili il cibo e l’acqua a tutti gli esseri umani che abitano il nostro pianeta,  è stato pubblicizzato, per una pura coincidenza, mentre arrivava dalla Francia la notizia  che l’Assemblea Nazionale francese ha approvato una legge sul reato alimentare che vieta ai supermercati di gettare nella spazzatura l’invenduto ancora utilizzabile. Le pene previste per i contravventori sono severe e arrivano fino ai due anni di carcere.

Il papa aveva già toccato con grande vigore questo tema, ai primi di maggio, aprendo la XX Assemblea generale di Caritas Internationalis: «Dobbiamo fare quello che possiamo perché tutti abbiano da mangiare, ma anche ricordare ai potenti della terra che Dio li chiamerà a giudizio un giorno, e si manifesterà se davvero hanno cercato di provvedere il cibo per Lui in ogni persona e se hanno operato perché l’ambiente non sia distrutto, ma possa produrre questo cibo».

In verità, il problema della fame nel mondo è da un certo tempo oggetto di sforzi imponenti che, dal 1990 ad oggi,  hanno consentito a 216 milioni di persone di avere finalmente abbastanza cibo per condurre una vita sana e attiva. Risultati importanti sono stati individuati soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove la percentuale dei denutriti è passata dal 23,3% del 2000 al 12,9% di oggi. Questi traguardi però, se da un lato fanno comprendere come i problemi in questo settore possano essere efficacemente affrontati e in larga misura risolti, se solo c’è la volontà politica di farlo, dall’altro evidenziano i ritardi e le contraddizioni che ancora impediscono a circa 800 milioni di uomini e donne di nutrirsi adeguatamente.

Non si tratta – lo abbiamo appena constatato – di una povertà che nasce da una reale  impossibilità. Dobbiamo sfatare il mito secondo cui le risorse mondiali sono scarse e non consentono di reggere all’aumento demografico. «Il pianeta»  – aveva ricordato Francesco nel suo discorso di maggio – «ha cibo per tutti, ma sembra che manchi la volontà di condividere con tutti». Le risorse sono super abbondanti, solo che esse vengono accaparrate da un piccola minoranza della popolazione mondiale che ne usa e ne abusa  senza ritegno, cercando, nel frattempo, di convincere gli altri che la loro miseria è frutto di meccanismi ineluttabili. La verità è che le risorse sono scarse solo per chi non le ha. Per molti sono troppe e vengono sprecate.

Una piccola prova? Secondo i dati della FAO il 35% della produzione mondiale di cibo finisce tra i rifiuti, per un costo economico stimato in circa un trilione di dollari ogni anno. Nel nostro Paese si calcola che la quantità media del cibo che finisce nella pattumiera sia 49 chili all’anno per famiglia.

Per non parlare dell’acqua, che si avvia a diventare l’elemento più prezioso del mondo futuro (ma già in molti posti lo è nel presente) e che viene sciupata senza scrupoli da pochi o accaparrata dalle multinazionali, lasciando intere popolazioni a morire di sete e nell’impossibilità di usarla per le più elementari esigenze di igiene. Anche su questo papa Francesco ha  molto insistito.

Non meno gravi sono le disfunzioni del sistema produttivo, che fanno sì che solo in Italia si lascino nei campi 1,4 milioni di tonnellate di prodotti ogni anno, spesso perché non è conveniente fare la raccolta.

Nel suo ultimo rapporto annuale, pubblicato alla fine del mese scorso, la FAO, ha evidenziato a questo proposito il ruolo fondamentale che ha avuto la maggiore attenzione alla produttività agricola. Oggi nel mondo ci sono ancora vastissimi territori incolti o mal coltivati. Anche nel nostro Paese la fuga dalla terra ha lasciato nell’abbandono campagne che un tempo erano fiorenti e consentivano a intere famiglie di mantenersi decorosamente.

Ma il fattore decisivo rimane quello di un ritorno a una certa sobrietà nei consumi da parte delle popolazioni ricche. C‘è una perfetta continuità, nell’evidenziarlo, fra papa Francesco e il suo predecessore. Già Benedetto, nella Caritas in veritate sottolineava che vi è una «precisa responsabilità sociale del consumatore» (n.66) e invocava, citando la Centesimus annus, «un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita, “nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”» (n.51).

Al di là delle differenze di tono fra un pontefice e l’altro,  il magistero della Chiesa continua a richiamarci alla responsabilità di ognuno di noi  nei confronti degli altri esseri umani, in un mondo segnato dal dominio della finanza, delle multinazionali e del consumismo.  È una potenziale rivoluzione rispetto all’esistente, l’ultima ancora seriamente proposta, dopo che la storia si è incaricata di smascherare gli errori e le contraddizioni del marxismo. Francesco – procedendo, come si è detto, sulla linea degli altri papi –  si sta sforzando di evidenziare questa carica  “sovversiva” con le sue parole e i suoi gesti profetici. Tocca a cristiani (ma l’appello vale anche per i non credenti) passare dall’ammirazione per i suoi discorsi a un’azione concreta che dia loro attuazione nella nostra vita personale e nell’impegno sociale.

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