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La diplomazia del narcisismo
La tempesta di missili e droni russi che si è ultimamente abbattuta su Kiev è solo un’ulteriore conferma che la pace in Ucraina è lontana. La promessa di Trump di concludere questa guerra nel giro di quarantott’ore, si è rivelata, come del resto molte altre, una vuota vanteria, specchio del suo narcisismo.
Narcisismo che ha caratterizzato anche le giravolte diplomatiche con cui il Tycoon ha gettato il mondo in balìa dei suoi mutevoli umori. Anche in questa vicenda, come in altre, Trump gioca a imitare Dio, ma la interpretazione che dà di questo ruolo è quella di una divinità capricciosa e prepotente.
Il presidente americano ha esordito attaccando, paradossalmente, il paese aggredito e mostrando al contrario disponibilità e simpatia per l’aggressore. Poi ha cominciato a rendersi conto che la guerra l’aveva voluta Putin, ma ha continuato a imputare a Zelenskyi la sua mancata interruzione, minacciandolo di privarlo del sostegno militare americano e indebolendo la sua posizione.
Il fatto è che Trump sin dall’inizio ha creduto di risolvere tutto con un dialogo a due col presidente russo, escludendo proprio il governo ucraino che avrebbe dovuto esserne il protagonista. Ma questo confronto diretto si è risolto in un disastro.
Putin lo ha chiaramente preso in giro tenendolo a bada con vaghe promesse. E anche il celebratissimo incontro del 15 agosto in Alaska, che avrebbe dovuto imporre al presidente russo almeno un cessate il fuoco immediato, è servito solo a sdoganarlo dall’isolamento internazionale in cui si era trovato dopo l’invasione dell’Ucraina.
Un effetto collaterale particolarmente negativo di questa condotta sconnessa e autoreferenziale dell’inquilino della Casa Bianca è stata la rottura del fronte comune che fino ad ora aveva unito le due sponde dell’Atlantico.
L’Europa, tradizionale alleata degli Stati Uniti, è stata ridotta al ruolo umiliante di vassallo, rimanendo esclusa dai negoziati. E l’incontro del 18 agosto – svoltosi significativamente alla corte del presidente americano – ha visto i suoi leader uniti, ma ha anche evidenziato la loro impotenza a ottenere dal loro interlocutore chiare e sicure garanzie sul suo futuro comportamento.
A coronare questa serie impressionante di contraddizioni, di errori e di scacchi, il Tycoon ha ultimamente lasciato capire che potrebbe fare un passo indietro, rinunziando al ruolo di mediatore che all’inizio si era attribuito con trionfale sicumera. Infantile protesta di un narcisismo deluso.
Sono quasi commoventi gli sforzi degli ammiratori di Trump – in prima linea la nostra premier e la stampa di destra in Italia – per rintracciare in questo demenziale susseguirsi di prese di posizione inconcludenti per la pace e nocive per tutto l’Occidente, un disegno geniale e coraggioso, destinato a farlo tornare grande. Magari attribuendo agli ultimi incontri con Putin in Alaska e con i capi europei a Washington il significato di importanti passi avanti verso la pace che chiaramente non hanno avuto, come i missili su Kiev confermano.
Sulle macerie della diplomazia americana, i governi europei continuano a discutere fra loro delle garanzie da chiedere alla Russia, in un eventuale accordo di pace, per la sicurezza dell’Ucraina. Ma è tutto puramente ipotetico, perché il governo di Mosca per ora non sembra intenzionato a fermare la guerra e, in ogni caso, ha già dichiarato di ritenere irrilevanti le conclusioni di questo dibattito, quali che esse siano.
Peraltro, Zelenskyi si dice profondamente grato all’Europa per il suo sostegno, ma sembra convinto – e probabilmente ha ragione – che solo gli Stati Uniti possono veramente garantire sia il raggiungimento che il mantenimento di una pace durevole. Anche se Trump sembra, al contrario, intenzionato a scaricare sui governi del vecchio continente il principale carico economico e militare di questo ruolo.
L’illusione di Putin
Il fatto è che una guerra cominciata male difficilmente può finire bene. E la guerra d’Ucraina è veramente cominciata nel peggiore dei modi.
Se è vero che non esistono guerre “giuste”, questa è stata ancora più sbagliata di altre. Alla radice – checché ne dicano i commentatori filo-russi – c’è stato il disegno imperialistico di Putin di ricostituire la “Grande Russia”, tentando di riportare l’Ucraina sotto il controllo di Mosca, se non attraverso una esplicita annessione del suo territorio, almeno imponendo la creazione di un governo fantoccio, asservito alla politica del Cremlino. Lo conferma il discorso tenuto per l’inizio della “operazione speciale”, dal presidente russo: «Non rinuncerò mai alla convinzione che i russi e gli ucraini sono un solo popolo».
E del resto solo in questa logica si spiega la portata dell’attacco del 24 febbraio, volto alla conquista non del Donbass, ma della stessa capitale, anche se poi l’andamento degli eventi bellici ha ridimensionato il conflitto a quella regione. Putin si era illuso, evidentemente, di condurre una guerra-lampo, destituendo il governo filo-occidentale di Zelenskyi e mettendo Stati Uniti ed Europa davanti al fatto compiuto.
A impedirglielo sono stati certamente anche i servizi segreti americani, che hanno avvertito in tempo Kiev, consentendo al suo esercito di bloccare l’attacco dei paracadutisti russi alla capitale, ma soprattutto la inaspettata, orgogliosa resistenza del popolo ucraino, che ha risposto con la sua lotta coraggiosa alla forzata omologazione con quello russo sognata da Putin.
Una demonizzazione
Tutta colpa della Russia, dunque? Si è cercato di farlo credere e in larga misura questa è ancora la rappresentazione che prevale nell’immaginario collettivo dell’Occidente. Per questo, all’indomani dell’invasione russa si è scatenata una demonizzazione senza precedenti non solo nei confronti dei sostenitori di Putin, ma dei russi in quanto tali.
Anche allora l’esagerazione e l’improduttività di questo comportamento era evidente. Le denunziavo in un mio “chiaroscuro”, pubblicato, poco dopo l’inizio della guerra, il 22 aprile 2022, su “Tuttavia” e intitolato Non è così che si costruisce la pace, in cui, dopo aver riferito della decisione senza precedenti degli organizzatori del torneo di tennis di Wimbledon di escludere dalla edizione del 2022 i giocatori russi e bielorussi, tra cui Daniil Medvedev, allora numero due del mondo, Andrej Rublëv, numero otto, e la bielorussa Aryna Sabalenka, numero quattro del mondo – osservavo: «In realtà non si tratta di una novità.
Fin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina il Comitato Olimpico Internazionale ha “vivamente raccomandato” a tutte le federazioni mondiali di “non invitare atleti russi e bielorussi” nelle competizioni sportive internazionali. E cosi, il 3 marzo il CDA del Comitato paraolimpico internazionale ha deciso che gli atleti di Russia e Bielorussia non avrebbero potuto partecipare alle imminenti Paralimpiadi invernali di Pechino.
In un primo momento si era ipotizzato che lo facessero da “neutrali”, senza essere inquadrati ufficialmente nelle squadre dei loro rispettivi Paesi, ma poi questa misura era sembrata troppo blanda e si era definitivamente optato per una esclusione non solo delle squadre, ma dei singoli atleti in base alla loro nazionalità».
E già allora facevo notare: «Ora, in una logica morale non c’è posto per una discriminazione puramente etnica (…). Essere sostenitori di Putin, come gli oligarchi russi, giustamente penalizzati con il sequestro dei loro beni per il loro ruolo nel sostenere una dittatura sanguinaria – è una colpa. Essere russi no. A maggior ragione questo vale in un ambito, come lo sport (…). Fin dai tempi dei Greci le Olimpiadi erano il momento in cui le ostilità e le discriminazioni venivano superate in nome di una comune esperienza di umanità. Il caso del tennis sta facendo rumore. Ma forse fa più pena pensare che a Pechino, nelle paraolimpiadi, dei poveri disabili, uomini e donne, che si erano a lungo allenati nella speranza di avere anche loro un momento di pienezza, siano stati discriminati ed esclusi per il luogo in cui erano nati e cresciuti. No, non è così che si costruisce una pace degna di questo nome».
Osservazioni che appaiono particolarmente attuali di fronte alle ipotesi di boicottaggio di squadre sportive o di personaggi dello spettacolo israeliani, che molti giustamente respingono in nome del valore universale dello sport e dell’arte.
C’è da chiedersi dove fossero, però, questi saggi osservatori quando il trattamento di discriminazione veniva applicato a personalità russe che peraltro, come il tennista Medvedev, avevano preso pubblicamente le distanze da Putin e dalla sua politica.
Un’altra illusione
In ogni caso, la verità sull’origine di questa guerra è più complessa ed è giusto ricordarla, senza nulla togliere alle responsabilità di Putin. A spianare la strada all’imperialismo del dittatore russo ci sono stati gravi errori anche da parte dell’Ucraina e dell’Occidente.
Per quanto riguarda la prima, il governo di Kiev nel 2014 si era impegnato, con gli accordi di Minsk, a fare una riforma costituzionale volta a garantire una relativa autonomia – come quella concessa dall’Italia all’Alto Adige – alle regioni russofone del Donbass.
Impegno mai rispettato, con l’aggravante di aver consentito a forze irregolari di estrema destra, come il battaglione Azov, di imperversare in questi territori.
Ma c’è stato anche il mancato rispetto, da parte dell’Occidente, di un impegno preso, in occasione della caduta del muro di Berlino, dal presidente americano George Bush sr. In un’intervista al «Corriere della Sera» del 15 luglio 2007, Jack Matlock, ambasciatore americano a Mosca dal 1987 al 1991 ha raccontato: «Quando ebbe luogo la riunificazione tedesca noi promettemmo al leader sovietico Gorbačëv – io ero presente – che se la nuova Germania fosse entrata nella Nato non avremmo allargato l’Alleanza agli ex Stati satelliti dell’Urss nell’Europa dell’Est. Non mantenemmo la parola».
Così, nel 1999 Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca divennero a tutti gli effetti membri della NATO. Nel 2004 fu la volta di quattro Paesi ex membri del Patto di Varsavia: Romania, Bulgaria, Slovacchia e Slovenia, nonché di tre ex repubbliche sovietiche, Lettonia, Estonia e Lituania. Nel 2009 aderirono Croazia e Albania. Nel 2017 il Montenegro. Nel 2020 la Macedonia del Nord.
Questo accerchiamento non poteva non allarmare la Russia e sollevare da parte sua forti resistenze all’ingresso nella NATO – alleanza militare per statuto anti-Russa – di un’altra ex repubblica sovietica, per di più del peso dell’Ucraina.
Putin chiese al segretario della NATO e a Biden, ricordando la promessa di Bush. Ma il primo rispose che non se ne riteneva affatto vincolato, il secondo non rispose nulla. È probabile che Putn avrebbe perseguito egualmente il suo disegno imperialistico. Ma è certo che il presidente americano non disse una parola per fermarlo.
Perché? Una risposta può venire dai proclami trionfalistici di Biden sulla inevitabile sconfitta della Russia, destinata, per citare le parole del presidente americano, a essere “un paria” sullo scenario internazionale. I fatti hanno smentito clamorosamente queste previsioni.
Così, la guerra in corso è il frutto, di due opposte illusioni. Su entrambi i fronti si è creduto di poter prevalere con la forza, mettendo in ginocchio il nemico. Una lezione di storia che evidenzia i limiti del machiavellismo e che forse dovrebbe essere riconosciuta e meditata da tutte e due le parti. E questo esame di coscienza, forse, la prima vera condizione per avvicinarci oggi alla pace.
Lucidissima analisi sotto ogni aspetto.
Ora purtroppo è tardi, Putin ha scatenato la guerra e la sua insensibilità alle perdite umane rende improbabile una pace. Mandando alla morte innumerevoli soldati, sta conquistando sempre più territorio. Come in una guerra di trincea del 1915-18.
Un mio amico filorusso (ahimè) mi ha detto: state attenti a sconfiggere Putin, perchè Putin NON PUO’ PERDERE, nel senso che se davvero fosse vicino alla sconfitta, scatenerebbe l’inferno, anche nucleare. La Russia vive nel mito della Patria invincibile. Putin è pronto a sacrificare tutto per mantenere questo mito.
Gli storici tratteranno il nostro periodo attuale con lo sguardo lungo che deve avere la storia. Giuseppe Savagnone oltre a rappresentarci i confusi, sconnessi ed improduttivi interventi di Trump allarga, già con visione storica, lo sguardo temporalmente e ci rappresenta una validissima ricostruzione della vicenda Ucraina. Nessuno può buttare, però, la spugna della lotta volta a continuare ad usare intelligenza e memoria anche nei confronti dei correnti fatti di cronaca. Come si fa , oggi, quando Putin supera Trump ed in costanza di vertice dei Paesi Sco accusa l’Occidente di avere appoggiato il colpo di stato in Ucraina ? La memoria, seppur di breve periodo è necessaria anche nei confronti di tutte le informazioni di politica nazionale ed internazionale come, per esempio, quelle delle rivisitazioni tardive e, forse, pentite che vengono comunicate come se alle spalle non sopravvivano posizioni opposte o indifferenti. Il desiderio, però, che la sconvolgente disumanità in atto finisca è tale che, a questo fine, siamo disposti ad abbuonare il rinfacciare contraddizioni e le sconnessioni.
Carissimo prof
Finalmente in quasi tutto d’accordo. Ma c’è un tuttavia…😉🤭
Il crollo del muro di Berlino fu il 9 Novembre 1989 . Segui’ la riunificazione della Germania il 3 Ottobre 1990. L’Unione Sovietica è crollata formalmente il 26 dicembre 1991. Con l’avvento di Gorbaciov e il disgelo sulle armi nucleari e la fine di tutto il discorso della guerra fredda e della minaccia della NATO alla Russia, tutte le promesse e discorsi precedenti che Lei cita erano divenute inutili e ininfluenti in quanto in una evoluzione democratica non più necessari. La Russia infatti, per il processo di democratizzazione in corso, si apprestava a fare parte dell’Europa così come lo dimostro’ la fiducia a Lei data con la creazione di una vera e propria dipendenza energetica dell’Europa dal petrolio e dal gas russo e la fine del riarmo.
Tutto questo è stato distrutto dalla ripresa della guerra imperialista (di conquista di vari territori) ripresa da Boris Eltsin e poi Putin a partire ad esempio dalla Cecenia ( ricordo che la “conquista” della Cecenia da parte della Russia non è un singolo evento ma un processo lungo e complesso, caratterizzato da due guerre principali (1994-1996 con Boris Eltsin e poi 1999-2009 con Putin), che si è conclusa con l’instaurazione di un governo autarchico autoritario filorusso guidato da Ramzan Kadyrov ( una situazione simil-ucraina finita male !!!). Eltsin fu abile a fare il doppio gioco fingendosi per l’Europa e per la democrazia ( contro i “nazisti ceceni separatisti”!! 🤦♂️🤷♂️) e conquistando territori altrui senza però infastidire l:Europa. Putin invece è stato più sfacciato usando,nel momento del fallimento iniziale di prendere Kiev, la minaccia della bomba atomica per frenare gli occidentali. Tutto questo fallimento ha portato Putin nelle braccia della Cina e a ricorrere al BRICS contro di noi occidentali trascinando con lui tutto il popolo russo che per fortuna però oggi comincia ad aprire gli occhi e a ribellarsi (come può… almeno quelli non ancora finiti nelle carceri in Siberia.).
Il crollo dell’Unione Sovietica è stato un disfacimento di un impero avvenuto per la prima volta nella Storia dell’umanità senza una guerra con altri imperi che lo abbia determinato.
Gorbaciov tentò con un’abile mossa di ricostituire una parvenza di unità con la costituzione della Comunità degli stati indipendenti ( CSI). Ma già da allora Lituania Lettonia ed Estonia dopo il massacro di Vilnius ( 13 Gennaio 1991) e le enormi proteste popolari in Russia si dichiaravano indipendenti. Ad esse si associarono Armenia Giorgia e Moldavia che neanche parteciparono al voto del referendum di Gorbaciov per la creazione della CSI…
Dopo il tentativo di colpo di stato( il putsch di Agosto) Boris Eltsin prese le redini della nazione russa ma Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Azerbaigian, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Armenia, Turkmenistan, Kazakistan in rapida successione presentarono le loro dichiarazioni di indipendenza.
L’8 dicembre 1991 lo stesso Eltsin firmò l’accordo di Belaveza che sancì la creazione e accettazione della indipendenza degli stati aderenti alla CSI.
Pertanto, pur essendo in tutto d’accordissimo, mi permetto di esprimere un mio parere sul fatto che non si può raccontare una Storia saltando le date degli avvenimenti gli sviluppi e alcuni passaggi fondamentali di evoluzione culturale in senso positivo o di successiva regressione e repressione culturale che, solo se ben evidenziati, possono fare comprendere meglio gli sviluppi successivi.
Altro fatto a conferma poi è la Finlandia , paese notoriamente non belligerante e contraria per anni al riarmo nonostante i suoi 1340 km di confine con la Russia. Con la Russia non c’era nessuna promessa, eppure anche in questo caso si è vista costretta ad entrare nella NATO e a riarmarsi attivamente a causa della invasione russa dell’Ucraina. Quindi non cerchiamo colpe dove non ci sono.
Circa gli errori dell’occidente quindi un cristiano oggi, anziché cercare colpe banali nelle promesse della diplomazia in un certo particolare momento storico, dovrebbe avere il coraggio di denunciare le vere colpe !! Le vere colpe dell’occidente sono il mancato riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa, la droga( 100.000 giovani americani morti ogni anno in America e numeroso altri in Europa) droga e alcoolizzazione dilagante (dagli 11 anni all’età senile) la prostituzione( dove si dichiara “amore” ciò che è semplice narcisismo individualista) la corruzione e la associazione tra criminalità e politica ovvero delle mafie e della massoneria deviata e ancora la dittatura del pensiero unico e del pensiero liquido divenuto oggi perfino gassoso tra alcuni giovani senza più alcun ideale. Mancanza del senso del “bene comune” della unica “patria terrestre” dove le singole patrie nazionali vengono valorizzate e collaborano tra di loro. ( cosa oggi impossibile per la mancanza assoluta in molti gruppi umani del senso cristiano della patria e della famiglia o al contrario per la degenerazione di questi valori nel diabolico patriottismo autarchico delle dittature e del fare figli per la guerra ). La cancell culture e la cultura woke che spesso in nome della giustizia sociale finisce col creare altri tipi di ingiustizia: a volte vorrebbe cancellare tutto il passato nel nome della libertà ma attuando nei fatti al contrario un liberticida individualismo dilagante che non sa vedere e lottare per il bene comune ritenendo unico il proprio modo di vedere la soluzione delle ingiustizie sociali…
L’aborto dilagante e l’evasione fiscale.
La LGBTQ++, razzismo, antisemitismo, libera droga, eutanasia… laddove non si integrano col resto della società “diversa” da loro, stanno creando ulteriori scontri ideologici e polarizzazioni aggravando così spesso , coi loro metodi brutali, la violenza sociale.. Tutto ciò va a creare ulteriori divisioni impedisce di realizzare quella FORTE UNITA’ DEMOCRATICA sui valori umani comuni che sarenbe l’unica vera
efficace risposta alle prepotenze dei molti dittatori guerrafondai presenti oggi nel mondo .
La debolezza legata alla frammentazione sociale suddescritta rappresenta la vera colpa di un occidente diventato debole e incapace di farsi rispettare.
I nazisti dittatori di oggi chiamano nazisti quelli che non la pensano come loro. Dov’è la VERITÀ?? Sono nazisti i russi o lo sono gli ucraini ? E noi da che parte stiamo ?
Cordiali saluti
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