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Perché una libreria?

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L’inaugurazione, a Palermo, della rinnovata Libreria delle Figlie di San Paolo, con una serie di eventi a partire da giovedì 8 novembre p.v., da un lato costituisce un fatto significativo nel contesto culturale della nostra città e della diocesi, dall’altro ripropone l’interrogativo sul rapporto con i libri e sul suo futuro nella società della televisione, di Internet e dei tablet.

Sotto il primo profilo, la ristrutturazione dei locali è un’occasione per sottolineare e rilanciare l’importante servizio che “le Paoline” – come nell’uso corrente la libreria di corso Vittorio Emanuele viene indicata – svolgono ormai da circa ottant’anni per la promozione e la diffusione della cultura di ispirazione cristiana. Un servizio che sarebbe prezioso in ogni caso, ma che è reso essenziale e insostituibile dalla sostanziale impermeabilità delle librerie “laiche” ai testi pubblicati da case editrici cattoliche. Senza la libreria delle Paoline, in questi ultimi decenni, a Palermo sarebbe stato estremamente problematico procurarsi i libri di autori di spirituali e di teologi, nonché gli stessi documenti del magistero.

Si aggiunga a questo che invece, da parte loro, le suore hanno accolto opere pubblicate da case editrici “laiche”, favorendo così anche l’apertura degli ambienti cattolici palermitani a un dialogo con prospettive diverse e comunque interessanti.

Peraltro la libreria non è stata importante solo per questo. Essa ha costituito anche un punto di incontro, un luogo di scambio. Qui si sono incontrati e continuano a incontrarsi presbiteri, laici, diaconi, cattolici impegnati e altri che entrano solo per acquistare il regalo per una prima comunione, gli operatori pastorali della città e quelli dei paesi vicini. A tutti le suore hanno offerto il loro sorriso e spesso anche un consiglio, un’indicazione.

La libreria è stata anche la sede di iniziative culturali significative, ospitando personalità di rilievo, come sono del resto quelle chiamate, nel corso di questo mese, a solennizzare l’inaugurazione.

Resta la domanda – è il secondo profilo della nostra riflessione – sul futuro delle librerie e dei libri. Quella delle Figlie di San Paolo da tempo è anche ricca di opere filmiche, documentaristiche e musicali. E anche le altre della nostra città tendono ad attrezzarsi per un’offerta più ampia, che compensi la tendenza alla contrazione del mercato dei libri. Ma questo non risponde al nostro interrogativo: che ne sarà del libro come tale?

Una fondamentale distinzione va fatta, per rispondere, tra il libro come oggetto fisico, cartaceo, e il libro come entità culturale, oggetto di una lettura che può avvenire anche su un tablet in formato elettronico. Per quanto riguarda il primo, molti sostengono la sua insostituibilità per motivi psicologici, affettivi. Se si manterranno le tendenze di fondo di questa epoca – che, a dispetto della sua fama di “materialista”, è in realtà quella che forse ha più di ogni altra misconosciuto la fisicità (si pensi alla svalutazione della biologia nella teoria dei generi, o al trionfo del virtuale nella comunicazione) – , non giurerei che questi motivi saranno alla fine vincenti.

Ma la vera posta in gioco è quella che riguarda l’altro punto: se, cioè, si salverà il libro come oggetto di lettura, quale che sia il suo formato fisico. Su questo si gioca la nostra civiltà. Il solo modo di utilizzare bene i nuovi mezzi di comunicazione è di integrarli, non di sostituirli, ai precedenti. Fu così della scrittura (e della lettura) nei confronti della comunicazione orale. Speriamo sia così della comunicazione multimediale nei confronti dell’oralità e della scrittura. Festeggiare l’inaugurazione di una libreria è anche un’occasione per ravvivare questa speranza.

 

 

Giuseppe Savagnone

 

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