Vangelo e Politica. Una fede incarnata.

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Riceviamo e pubblichiamo la recensione di Rosalba Ventura:

Vangelo e Politica: spunti per interpretare la contemporaneità (Plumelia, 2026) di Rocco Gumina è un libro quanto mai attuale, che affronta la disputa interiore vissuta dai cristiani di oggi. Lo leggo a partire dagli studi legati alla mia ricerca, perché ognuno di noi può fare proprio qualcosa soltanto riportandolo alla propria realtà e alla propria esperienza.

Gli studi sulla meccano-trasduzione mostrano quanto il contesto ambientale influenzi lo stato delle nostre cellule; quelli sui neuroni specchio evidenziano come il nostro organismo si attivi per compiere un’azione già osservandola compiuta da qualcun altro. Le implicazioni per l’agire politico sono evidenti: l’esempio può rappresentare uno stimolo positivo, ma anche negativo.

Le neuroscienze e le scienze cognitive degli ultimi decenni hanno cambiato il modo di intendere la mente: non pensiamo «dentro la testa», separati dal mondo, ma conosciamo attraverso il corpo, nell’azione e nelle relazioni, all’interno di un ambiente concreto. Allo stesso modo, questo libro permette di riflettere su una fede incarnata, che non vive nell’astrazione delle idee, ma prende corpo nella storia, nei luoghi, nei volti e nelle scelte politiche e sociali.

La fede che abita la città

Il volume sostiene che l’impegno per la giustizia non è un’aggiunta al Vangelo, ma una sua dimensione costitutiva. Dalla fine della Democrazia Cristiana, i cattolici sembrano paralizzati e irrilevanti, ma la risposta non consiste nel rifondare un partito: occorre tornare ad abitare la politica con una coscienza credente e impegnarsi nella formazione delle persone. Fare politica con la P maiuscola significa fare la carità, che, come ricorda l’autore, ha due volti: stare accanto a chi soffre e cambiare le condizioni che producono la sofferenza. Richiamando la Lettera a Diogneto, Gumina propone un modello di cristianesimo in cui i cristiani vivono nelle città di tutti e, attraverso la loro vita, vanno oltre le leggi. Come la mente non si separa dal corpo, così la fede non può separarsi dalla città.

La vita come luogo teologico

Riprendendo i Discorsi ai Movimenti popolari di papa Francesco, l’autore mostra come la fede si incarni nella realtà. Il Vangelo abbraccia l’uomo nella sua interezza e tutte le sue relazioni: il suo luogo è la storia, il suo contesto è il mondo concreto, la sua missione è trasformarlo.Per superare le ingiustizie occorre «conoscere il punto di vista degli ultimi». Il cristiano non guarda la società dall’alto, ma si immerge nella sua pluralità e si «immischia» nelle vicende della storia. È proprio dentro questa partecipazione concreta che la fede può diventare esperienza vissuta e contribuire alla trasformazione della realtà.

I volti come luogo della pace

Il magistero sociale della Chiesa guarda a una fraternità universale che si prende cura del povero, dello straniero, della vedova e dell’orfano. Sono parole che rispondono anche a chi rimprovera ai sacerdoti di parlare di politica quando difendono gli ultimi.Viene allora da chiedersi: chi è nato prima, Cristo o la distinzione tra destra e sinistra? Questa forma di intimidazione non può e non deve impedire ai cristiani di vivere da cristiani. La fede è autentica quando si incarna, quando diventa presenza concreta e dà corpo e vita all’umanità.

Una vita che diventa testimonianza

Per rigenerare la politica, riprendendo il pensiero di Piersanti Mattarella, l’autore ricorda che «abbisogna di una sorta di sintesi delle positività presenti e operanti all’interno dei nostri territori».La biografia di Mattarella testimonia una fede incarnata. Da educatore, egli si accorse presto dei disagi delle nuove generazioni, convinto che fosse inutile parlare «di teologia o di storicità dei Vangeli, se non si trattano e non si discutono i problemi pratici di un cattolico che si inserisca nella società».La testimonianza personale diventa così un elemento fondamentale per la rigenerazione della politica: non bastano i principi e le dichiarazioni di intenti, se non si traducono in scelte capaci di rispondere ai bisogni concreti delle persone e delle comunità.

Educare per rigenerare la politica

Con don Milani e la Lettera a una professoressa, l’autore denuncia una scuola lontana dalla vita reale, che coltiva solo l’interesse per il voto e la carriera. A questa contrappone una scuola che fa strada ai poveri, dove ogni attività forma l’umano. L’educazione ha una densità politica, perché tende a superare l’ingiustizia: per rinnovare la politica bisogna educare. Custodire la profezia di don Milani significa oggi opporsi a una formazione che riduce i ragazzi a consumatori.

La pubblicazione di Rocco Gumina mostra che la fede, come la mente, non esiste separata dal corpo e dal mondo. Luogo, contesto, missione, storia, mondo, verità, giustizia, amore, libertà e fraternità universale sono le parole che fanno da rete tra Vangelo e Politica. Sulla membrana delle cellule ci sono canali che si aprono quando la membrana viene deformata; senza questi sensori la cellula non percepisce ciò che accade intorno a lei e non può rispondere. Vale anche per i cristiani: una fede che non sente più le vibrazioni del proprio tempo, cioè le fatiche, le paure, le ingiustizie, diventa sorda. Vittorio Bachelet, commentando la Pacem in terris, osservava che le società politiche stavano maturando «posizioni di responsabilità in ceti sempre più larghi di cittadini». La responsabilità politica non è più affare di pochi: riguarda ciascuno di noi.

Rosalba Ventura

Azione Cattolica, Casteldaccia

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