La Giustizia riparativa: a Palermo un confronto alla Sala Gialla Piersanti Mattarella

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“La Giustizia riparativa a Palermo. Memoria, sfide, nuove prospettive” è il titolo di un convegno che si è svolto a Palermo, martedì 28 aprile 2026, dalle ore 9:00 alle ore 17:00, nella Sala Gialla “Piersanti Mattarella” dell’Assemblea Regionale Siciliana, alla presenza di un pubblico attento e numeroso.

L’iniziativa si è inserita nel più ampio impegno dell’Amministrazione comunale volto a promuovere modelli di giustizia inclusivi, fondati su un approccio moderno e su una nuova cultura della giustizia orientata alla riparazione del danno, alla responsabilizzazione e alla ricostruzione dei legami sociali. Il convegno ha rappresentato un’occasione di confronto su un tema sempre più centrale nel panorama giuridico e sociale contemporaneo e ha visto la partecipazione di esponenti dell’autorità giudiziaria, esperti e operatori del settore. Tra i presenti anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che ha preso parte ai lavori insieme a rappresentanti delle istituzioni e del mondo sociale.

L’impegno delle istituzioni e la visione culturale

Nel suo intervento, la dott.ssa Mimma Calabrò, Assessora alle Politiche sociali del Comune di Palermo, ha spiegato che l’incontro nasce dalla volontà di rafforzare un approccio culturale alla giustizia più vicino alle persone e alle comunità, capace di andare oltre la sola dimensione punitiva e di aprire spazi concreti di responsabilità e ricostruzione. Ha ribadito che parlare oggi di giustizia riparativa significa investire su percorsi che generano valore sociale, mettendo al centro le relazioni e offrendo opportunità reali di cambiamento. In un passaggio diretto del suo intervento l’assessora ha sottolineato: «parlare di giustizia riparativa oggi significa investire su percorsi che generano valore sociale, mettendo al centro le relazioni e offrendo opportunità reali di cambiamento. È una prospettiva moderna su un tema ancora poco conosciuto ma che guarda al futuro delle nostre comunità. Lavoreremo per essere concretamente nel sociale con importanti iniziative.»

 «Guardando al futuro- ha proseguito l’assessora Calabrò-una delle principali sfide istituzionali sarà quella di diffondere in modo capillare il modello della giustizia riparativa nei quartieri, partendo da contesti simbolici e complessi come lo ZEN, con l’obiettivo di generare una nuova cultura della mediazione e del dialogo. Tra le prospettive illustrate vi è anche la creazione di percorsi di tirocinio per la formazione di nuovi mediatori, ritenuti essenziali per consolidare una legalità concreta e cooperativa, capace di ricucire esistenze spezzate e dare voce al dolore delle persone coinvolte.»

Il ruolo del Centro per la Giustizia Riparativa di Palermo

Nel corso del convegno sono stati presentati dati e risultati delle attività svolte dal Centro per la Giustizia Riparativa Di Palermo, attraverso un report dettagliato che ha illustrato gli interventi realizzati nel tempo. Uno dei momenti più significativi della giornata è stato l’intervento della dott.ssa Dorotea Passantino, Responsabile del Centro per la Giustizia Riparativa di Palermo, che ha ricostruito la storia del Centro, ricordando come, pur essendo stato formalmente istituito con atto ministeriale nell’ottobre 2025, affondi le proprie radici in tanti anni di esperienza concreta maturata sul territorio. Ha ricordato che già negli anni Novanta, nel contesto siciliano segnato dalla lotta alla mafia, Palermo aveva avviato percorsi pionieristici in questo ambito, riuscendo a mantenere vivo il lavoro anche nei periodi segnati da difficoltà e carenza di fondi.

L’esperienza locale è cresciuta grazie a progetti di mediazione nelle scuole e a collaborazioni sinergiche tra settore pubblico, privato e Terzo settore, consolidando una storia territoriale considerata oggi un esempio di avanguardia. La sfida istituzionale è quella di riprendere queste connessioni.

Un nuovo paradigma per il sistema giudiziario

Nel corso dei vari interventi è stato delineato con chiarezza un nuovo paradigma per il sistema giudiziario, fondato sul superamento del modello esclusivamente punitivo. È stato spiegato come la giustizia tradizionale, basata su strumenti come la reclusione e gli arresti domiciliari, spesso lasci in secondo piano il bisogno di riparazione del danno subito dalle vittime e la reale responsabilizzazione del reo. La giustizia riparativa, invece, propone un cambiamento profondo della relazione tra chi ha offeso e chi è stato offeso, promuovendo un’assunzione di responsabilità del reo che è stata descritta come una forma di consapevolezza morale, capace di ridurre il rischio di recidiva. È stato inoltre evidenziato che il perdono non può essere considerato un gesto automatico, ma un percorso complesso, costruito nel tempo attraverso un’elaborazione profonda delle responsabilità e del dolore.

Metodo operativo e lavoro di rete

Ampio spazio è stato dedicato anche alla metodologia operativa, chiarendo che la giustizia riparativa non può essere confusa con forme di buonismo o con approcci superficiali. È stato spiegato, infatti, che si tratta di un lavoro tecnico e rigoroso, capace di affrontare anche reati particolarmente gravi come la tratta di persone e la violenza sessuale. Durante gli interventi è stato sottolineato come uno degli elementi centrali sia il passaggio dal concetto di “parti” contrapposte a quello di “partecipanti”, evidenziando il valore del linguaggio nella costruzione di un percorso condiviso.

Gli esperti intervenuti hanno spiegato che il cuore della giustizia riparativa è rappresentato dall’incontro tra dolore e responsabilità. Dare voce a chi soffre è stato indicato come un passaggio fondamentale per permettere una vera ricostruzione sociale, una sorta di tessitura È stato inoltre evidenziato come il successo di questi percorsi dipenda in larga parte dal lavoro di rete tra mediatori, magistrati, forze dell’ordine e istituzioni locali, una collaborazione considerata indispensabile per ottenere risultati concreti e duraturi.

Nel complesso, il convegno ha rappresentato un momento che ha segnato la rifondazione e il rafforzamento di un ufficio che mette al centro il volto umano della giustizia, trasformandola in un’opportunità reale di cambiamento non solo per i singoli, ma per l’intera comunità.

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