Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

35 Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 36 Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37 e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38 Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Il “buon ladrone”

39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40 L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41 Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Questa domenica, solennità di Cristo Re dell’universo, giunge al termine il cammino del tempo ordinario. Il brano evangelico ci riporta al momento in cui Gesù è sulla croce, poco prima di morire, e mette in crisi ogni nostro concetto di regalità, di potere e di vittoria. Inizieremo poi il tempo d’Avvento, che ci farà ripercorrere gli inizi della venuta del Signore come uomo tra gli uomini.

Salvi se stesso

I capi dei sacerdoti, cioè coloro che lo avevano fatto crocifiggere, insieme ai soldati e a uno dei malfattori crocifissi, continuano a ripetere che Gesù è re, deridendolo nel momento di massimo patimento. L’evangelista riporta anche l’iscrizione appesa sulla croce, in cui era indicata la condanna di essersi fatto re. La provocazione è sempre la stessa: salvi se stesso.

Potere come atto di forza

Riuscire a venir fuori da una situazione sfavorevole con un atto di forza, spettacolare, “magico” sono azioni che coincidono con la nostra aspettativa del potere. L’immagine che abbiamo dentro è del vincitore che si salva e del perdente che subisce. La solennità di oggi ci costringe a ripensare al nostro concetto di potere e di regalità.

Quale regalità?

Quale è, infatti, la regalità di Gesù? Perché si esprime nel momento della croce e dell’umiliazione? In fondo gli eventi per cui esaltare Gesù non mancano: ci sono miracoli, prodigi, le stesse apparizioni post-pasquali, l’ascensione. Eppure la sua regalità è massima nel momento in cui Egli non salva se stesso per salvare l’umanità intera.

Ancora un dono

Portare a compimento l’opera per cui era stato mandato lo ha condotto fino alla croce. Di fronte all’estrema sofferenza e all’abbandono Cristo non arretra, ma dona e ama fino all’ultimo respiro. Anche se spogliato di tutto, Gesù ha ancora un dono da dare sulla croce, per il malfattore crocifisso che chiede salvezza. 

Riconoscere il Salvatore

Uno dei due ladroni, infatti, riconosce i suoi peccati e di essere “meritevole” di quella condanna. È forse questa consapevolezza che gli apre gli occhi per riconoscere in quell’uomo torturato e agonizzante il Salvatore del mondo. Coloro che lo avevano deriso, invece, non sentono di essere bisognosi di salvezza e sono, pertanto, inguaribilmente ciechi. Non avrebbero cambiato il loro cuore neanche di fronte a un grande prodigio (“Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita”» Lc 16, 31).

Benessere o paradiso

La scena di Cristo crocifisso con i due malfattori, a destra e a sinistra, ci mostra due prospettive opposte di relazionarsi con Dio. Il primo chiede di essere salvato, nel senso di scendere dalla croce, di uscire dai problemi; il secondo chiede il paradiso. C’è una grande differenza tra queste due richieste. Meditando la pagina evangelica di oggi possiamo rivalutare profondamente la natura delle nostre preghiere, e allenarci a chiedere, sempre più spesso, il Regno di Dio.

La generosità di Cristo

Rinunciando a scendere dalla croce, quando sarebbe stato più facile, Cristo mostra pienamente la sua natura di Re, che non si piega di fronte alla sofferenza, che generosamente dona e non tiene nulla per sé. Questa attitudine è divina, è potente, è creatrice. L’atto di forza, il potere aggressivo e “muscolare” impallidiscono di fronte a tale Regalità.

Il Signore

Ogni cristiano è chiamato a tenere a mente, nonostante tutti i potentati che governano la terra, che Cristo è il Signore della storia. Egli non interviene per cancellare, con un colpo di spugna, la atrocità e le guerre; eppure le ha prese tutte su di sé, rimanendo sulla croce fino a morire.

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