Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

19 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20 Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». 25 Ma Abramo rispose: «Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». 27 E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento». 29 Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». 30 E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». 31 Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

La parabola che oggi ascoltiamo, in continuità con quella di domenica scorsa, fa parte del dialogo di Gesù con i farisei e in cui si evidenzia la differente prospettiva del mondo, del rapporto con Dio e del peccato.

Ribaltamenti

Il testo è costruito su una serie di simmetrie e ribaltamenti e ha come oggetto il rapporto del ricco con il povero. Più che concentrarsi sulla generica polarità tra povertà e ricchezza, questa parabola mette in forte evidenza la concreta relazione che può istaurarsi, o non istaurarsi, tra un uomo ricco e un uomo povero, e come da questo potrà dipendere salvezza e dannazione.

Separati da una porta

La parabola inizia con un uomo di cui non conosciamo il nome e che vive negli agi, alla cui porta sta un altro uomo, Lazzaro, in uno stato di estremo abbandono, che osserva i piedi della mensa da cui è escluso. I due uomini muoiono e, con movimenti opposti, uno “sale” (portato dagli angeli) vicino ad Abramo e l’altro è sepolto. Non sappiamo molto altro su di loro: non conosciamo la loro vita, la loro religiosità e il loro peccato. Sappiamo solo che, per un periodo della loro vita terrena, sono stati vicini, separati soltanto da un porta (da cui verosimilmente si vedeva attraverso, poiché Lazzaro poteva osservare il banchetto).

Il primo ribaltamento riguarda il posto che i personaggi hanno dopo la morte. Nel descriverlo, Gesù ricalca la visione dell’aldilà già propria dei farisei, in cui il posto d’onore è “il seno di Abramo” mentre, in basso e lontano, c’è un luogo di tormenti. Sul perché Lazzaro sia salvato e il ricco sia dannato non ci è detto nulla di esplicito all’inizio, ma solo in seguito.

Ignorare il povero

Dalla “nuova” prospettiva del tormento, il ricco si rivolge ad Abramo. È interessante notare che non parla direttamente a Lazzaro, di cui però conosce il nome. Ciò ci suggerisce che, nel corso della vita, lo abbia visto, fosse consapevole della sua esistenza e quindi lo abbia intenzionalmente ignorato. Ancora una volta, in qualche modo, il ricco ignora Lazzaro come qualcuno con cui avere una relazione, ma lo considera solo in modo strumentale per alleviare i suoi tormenti.

L’irreversibilità del presente

La risposta di Abramo, dopo aver ribadito “il meccanismo” dell’aldilà nella visione giudaica, è che la soglia tra il paradiso e l’inferno non è valicabile. Ecco il secondo ribaltamento: in vita, la porta che separava i due uomini poteva essere varcata, adesso invece è chiusa. Questo passo è durissimo, perché ci rivela che ogni atto umano si apre all’eternità, che la scelta che compiamo nel presente è, in qualche modo, “irreversibile”.

Ciò non significa che non sia possibile la conversione, ma che c’è un tempo dato all’uomo per agire: il presente (“poi viene la notte, quando nessuno può più operare” – Gv 9, 4).

Solo una parte della vita

La cecità dell’uomo ricco consiste nel non percepire la vita terrena come una parte (e non il tutto) della vita, che è inserita nella prospettiva dell’eternità. Il povero Lazzaro, così vicino a lui, poteva essere la “porta del paradiso”, non solo qualcosa di fronte a cui voltare lo sguardo. Ignorare il presente, decidere di ignorare il bisogno che è sotto i nostri occhi è un peccato che Gesù evidenzia in altre occasioni (per esempio il levita e il sacerdote della parabola del buon samaritano).

L’uomo, una volta capito che la sua situazione è ormai irreversibile, pensa ai suoi fratelli e chiede che siano ammoniti. Chiede per loro un segno, affinché si convertano. Da qui si evince che è l’egoismo e la indisponibilità a condividere i suoi beni che lo hanno condotto alla dannazione e che anche i fratelli rischiano i suoi stessi tormenti.

Cecità di fronte alla legge

Abramo replica che l’ascolto della legge e dei profeti è la risposta, la rivelazione già presente sotto gli occhi di tutti, ma misteriosamente inascoltata. Che la cecità di fronte alla legge rende l’uomo cieco di fronte a ogni altro segno e rivelazione. In questo passaggio si legge la figura di Cristo, che i farisei non riconoscono né prima né dopo la risurrezione, nonostante la loro approfondita conoscenza della legge.

Nuovi occhi sul presente

Il vangelo di oggi ci offre una nuova prospettiva da cui guardare la realtà presente: non più un luogo dove cercare solo il proprio benessere, ma un luogo pieno di opportunità per agire e creare relazioni di bene, un tempo per mettersi in sincero ascolto della Parola di Dio. Il presente, il tempo della vita terrena, è solo un tratto della vita eterna per cui siamo stati creati: ma è il tempo in cui scegliere, quello da cui tutto dipende.

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