Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

R. Gumina, Una missione trasformante da compiere. Prospettive sul contributo dei cattolici nella società, Paruzzo Edizioni, Caltanissetta 2022, 12,00 euro.

L’opera di Rocco Gumina, Una missione trasformante da compiere. Prospettive sul contributo dei cattolici nella società (Paruzzo, 2022), raccoglie una serie di articoli volti a stimolare il senso di responsabilità di ogni credente, perché viva con impegno e autentica partecipazione la sua presenza nel mondo, per il suo bene e quello degli altri.

Spesso, di fronti a temi delicati e complessi come la politica e la spiritualità, emergono reazioni contrastanti: a volte prevale una mancanza di fiducia generale, altre un distacco dovuto all’incomprensione, alla presa di posizione di chi preferisce rimanere a distanza, altre volte ancora ci si sente coinvolti nell’una o nell’altra dimensione, ma difficilmente riusciamo ad accogliere con serenità la relazione fra la fede e l’impegno politico.

Gumina ha avuto il coraggio non solo di affrontare questo rapporto con profondità ma di assumere il punto  di vista attivo di chi si domanda come vivere in pienezza la dimensione credente e l’azione concreta, il servizio per il bene comune. La “missione trasformante” è avvenuta innanzitutto in una conversione di atteggiamento: non quello di chi attende dagli altri, dalle istituzioni, dalla politica, da Dio il compimento dei suoi desideri ma la coscienza di chi ha consapevolezza del proprio valore ed è disposto a mettere i suoi doni in circolo, in ogni campo della propria esistenza.

Come da tempo, ormai, la teologia ha superato il dualismo platonico che concepiva il corpo e lo spirito come due entità separate e distanti, è necessario che ogni credente maturi nella comprensione della reciprocità del rapporto fra lo spirituale e il materiale, fra il personale (non individuale) e il sociale, fra la speranza escatologica e la lotta per la giustizia.

L’opera di Gumina ci aiuta in questa maturazione e soprattutto invita ciascuno a crescere nell’assunzione di un pensiero critico, che lo aiuti a discernere la qualità dei progetti sociali e politici, alla luce del Vangelo. Scrive l’autore, a proposito dell’impegno politico di un cristiano: «un’attività che deve impegnare i credenti non in quanto membri della comunità ecclesiale, ma come cittadini ispirati dalla logica evangelica per lo sviluppo di un ragionamento fecondo nel concreto della vita politica».

Trovo che questo pensiero sia un manifesto di libertà: libertà dalle etichette, da ciò che gli altri si aspettano da noi, un passaggio fondamentale dall’autorità dei ruoli alla naturalezza del servizio, per un cuore cresciuto alla scuola del Maestro di Nazareth. Tutto ciò viene registrato nel libro a partire da questa consapevolezza: «Il cristiano che abita e opera nel mondo trova i criteri di comprensione del sociale a partire dalla testimonianza di Cristo. Gesù fu immerso nella realtà mondana e non adottò mai un atteggiamento da fuga mundi. Il maestro di Nazareth (…) visse come gli altri i problemi e le possibilità del suo tempo». 

A questo proposito, uno dei temi più affascianti del volume è il contrasto molto forte fra due precisi atteggiamenti: da un lato, la sacralizzazione della politica, o peggio, dei leaders della politica, quell’attesa servile di chi affida la realizzazione dei suoi sogni al politico di turno come fosse la materializzazione della provvidenza divina, inserendosi spesso in territori ambigui, fatti di scambi, di compromessi, di favori dal sapore mafioso; dall’altro lato, Gumina parla dell’identità cristiana come vocazione diaconale, la capacità cioè di sapersi mettere a servizio, gratuitamente, inaugurando nel testo il tema fondamentale del dono.

L’autore ha avuto la forza di denunciare l’incoerenza di una convivenza fra questi due atteggiamenti, spingendo il lettore a fare verità dentro di sé e ad interrogarsi circa il suo contributo alla costruzione di città migliori, alla promozione della giustizia e della pace.

Infine, credo sia importante citare un passaggio del libro che ci aiuta a guardare alla politica come a uno strumento al servizio dell’uomo e del mondo e a sollevare lo sguardo orizzonti più ampi e profondi, obiettivi molto più a lungo termine di quelli esposti nelle campagne elettorali: «La vera riforma è il senso del limite.

L’ultimo atto per riflettere sulla logica cristiana della riforma politica è connesso al riconoscimento del limite della stessa. Infatti, la politica – e la sua riforma – pur essendo un’attività imprescindibile per il raggiungimento della buona vita umana non rappresenta il compimento dell’uomo».

Francesca Messina

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