Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

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Lettera aperta sui manuali scolastici e universitari alla Ministra dell’Università e della Ricerca, al Ministro dell’Istruzione, alle Studiose, agli Studiosi, alle Case Editrici

Esimia Ministra, esimio Ministro, illustri Colleghe e Colleghi, spettabili Case Editrici, siamo un gruppo di docenti della Scuola e dell’Università che da anni si impegna tra l’altro, insieme alle studentesse e agli studenti, nel portare i testi classici antichi e moderni in strada e nei teatri, tra la gente, e nel proporli pubblicamente non come modelli valoriali universali e fuori dal tempo ma come portatori di idee e pratiche altre con cui sfregare il tempo presente: perché esso vi faccia i conti, si lasci da esse criticare e aiutare a diventare più consapevole di sé.

Vi scriviamo questa lettera aperta perché grande è la nostra preoccupazione per le forme di violenza dilaganti, in particolare quella bellica e quella patriarcale. Nonostante tutti gli avanzamenti fatti in molti campi, gli esseri umani vivono costantemente immersi in una dimensione violenta e rischiano di lasciarla in eredità alle generazioni future: sia come realtà concreta, sia come categoria per pensare la gestione dei conflitti e il rapporto tra le differenze; o forse come realtà concreta in quanto frutto di categorie che modellano il modo di pensare la gestione dei conflitti e il rapporto tra le differenze.

In tale quadro generale, non possiamo non notare che i nostri libri di testo, pur con tutti i meritevoli aggiornamenti, restano tuttavia dentro la struttura di pensiero di cui dicevamo e, per l’importanza da essi rivestita nell’istruzione, contribuiscono a riprodurla e a ratificarla. In particolare, benché il nostro discorso valga anche per tutti gli altri ambiti disciplinari, è soprattutto e in primo luogo nella manualistica della Storia che avvertiamo la necessità di modifiche urgenti e sostanziali.

La Storia, infatti, concorre forse più di altre discipline a creare la cornice metacognitiva generale di chi studia: facendo vedere gli avvenimenti trascorsi attraverso lenti che focalizzano certi aspetti piuttosto che altri, presentando come fattori di cambiamento alcuni tipi di azione e non altri, essa educa a pensare ben precisi orizzonti di possibilità e ad agire all’interno di questi, e in tal modo si costituisce non solo come analisi del passato ma anche come profezia del futuro.

Ora, la narrazione manualistica della Storia, nonostante ormai opportunamente comprenda aspetti della vita sociale delle varie epoche e abbia ampliato il suo interesse per il mondo non occidentale, continua a essere dominata da un’ottica politico-militare e dal filo rosso delle guerre e del ruolo maschile. Gli orizzonti geografici e temporali si sono allargati ma il racconto – la trama, il contenuto, ciò che risulta in primo piano come motore del processo storico – è ancora fondato su categorie di pensiero proprie del patriarcato e di una mentalità competitiva e violenta.

Tale racconto resta talmente affollato di forza militare e di genere maschile che non lascia immaginare altre forme di sviluppo della temporalità che non siano violente e/o maschili, e finisce per far credere che la violenza appartenga addirittura alla natura umana e sia normale, ineluttabile, o contenibile solo attraverso istituzioni, nazionali o internazionali, di carattere giuridico. O, peggio ancora, come viene fuori con chiarezza nella narrazione dominante a proposito dell’attuale aggressione all’Ucraina in cui le istituzioni risultano inefficaci, contenibile solo con il ricorso ad altra violenza – sia pure di difesa.

Noi crediamo che, per cacciare davvero la guerra e il patriarcato fuori dalla storia, sia indispensabile cambiare il paradigma culturale, promuovere un sapere diverso da quello appena presentato e dare spazio al racconto della costruzione della pace con mezzi pacifici, mettere in luce il ruolo delle donne e dei popoli che hanno contribuito alle trasformazioni storiche senza ricorrere alle armi; meglio ancora, dipanare per mezzo di queste categorie il filo della Storia intera.

Ciò sembra al momento un obiettivo lontano: forse semplicemente, dalla ricerca e dall’editoria attuali, esso nemmeno è posto come obiettivo. Eppure, i singoli studi in questa direzione sono ormai numerosissimi e, anche se per lo più costituiscono lavori sparsi, capita a volte che se ne diano di già coordinati tra loro all’interno di una cornice diacronica in volumi collettanei o in atti di convegno, che potrebbero costituire una buona base per organici e completi manuali in grado di rispondere alle esigenze che stiamo qui rappresentando (basti ricordare soltanto i volumi della Storia delle donne in Occidente, curata da Georges Duby e Michelle Perrot, e quelli della Politica dell’Azione Nonviolenta di Gene Sharp).

Noi Vi chiediamo pertanto di adoperarvi, secondo i vostri specifici ruoli, per l’elaborazione e l’attuazione di organici e strutturati progetti di redazione di manuali, scolastici e universitari, che espressamente valorizzino il ruolo delle dinamiche nonviolente e la parte attiva svolta dalle donne nel corso della storia – manuali che abbiano il coraggio di profetizzare un futuro in netta cesura con quello attualmente all’orizzonte ed esercitino a pensare la pace e a vedere che le concrete possibilità di costruirla attivamente senza fare ricorso alla violenza sono state più numerose di quelle che siamo abituati a credere.

Inoltre, poiché la forma della scrittura, non meno dei contenuti, costituisce veicolo di un preciso modo di pensare, Vi chiediamo che tali manuali presentino un linguaggio adeguato al cambiamento di paradigma auspicato, e superino il lessico del maschile indifferenziato, dell’impersonalità, del preteso oggettivismo per fare un passo culturale decisivo verso un uso delle parole consapevole della loro non neutralità.

Confidando che vogliate accogliere il nostro appello, in attesa di vostre concrete risposte,

Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti,
Comitato Scientifico di “Classici Contro” (Palermo)
Comitato Scientifico di “Classici in strada”
Movimento Nonviolento (Centro di Palermo) 

(seguono nomi di 30 docenti della Scuola o dell’Università, in parte aderenti al Movimento
Nonviolento)

Andrea Cozzo (estensore materiale), Valeria Andò, Emanuela Annaloro, Daniela Bonanno, Serena Burgarella, Marina Buttari, Francesco Caparrotta, Maria Rosa Caracausi, Alfredo Casamento, Augusto Cavadi, Enza Conserva, Nicola Cusumano, Maria D’Asaro, Marinella Emanuele, Caterina Ferro, Pietro Giammellaro, Franco Giorgianni, Alessandro Guccione, Miriam Leone, Vita Margiotta, Salvatore Nicosia, Rosaria Norrito, Roberto Pomelli, Mariella Rinaudo, Adriana Sajeva, Antonella Sorci, Anna Spica Russotto, Isabella Tondo, Antonietta Troina, Annalisa Visicchio

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One Response Comment

  • Adriana  luglio 9, 2022 at 8:48 am

    Dopo aver letto l’appello in questione mi è sembrato doveroso scrivere queste brevi considerazioni con tutto il loro carico di preoccupazioni.
    Pur nello stile un po’ barocco, a volte circonvoluto, utilizzato per esprimersi, il messaggio di fondo dell’appello è la chiara ed esplicita richiesta di riscrivere la storia a partire da parametri ideologici, su tutti il pacifismo e la parità di genere. I firmatari sembrano sconoscere totalmente l’imperativo etico dello storico di farsi condizionare il meno possibile dalle proprie categorie, per avvicinarsi al meglio alla comprensione dei fenomeni che studia, vicende lontane da lui cronologicamente e soprattutto culturalmente; cosa che richiede un grande rigore ed una grande fatica. Inforcare quindi gli occhiali dell’ideologia, ossia guardare, leggere e riscrivere il passato con uno specifico ed orientato apparato concettuale, come auspicato nell’appello, è un evidente errore epistemico.
    Ma ciò che più colpisce di più in questa richiesta, dando per scontata la buona fede dei firmatari, è la loro inconsapevolezza di promuovere un’operazione culturale tipica dell’impostazione politica totalitaria. Solo quest’ultima, infatti, si è sempre fatta promotrice di una scrittura della storia che partisse da espliciti parametri ideologici, dando indicazioni agli studiosi e soprattutto agli editori su cosa si dovesse mettere in evidenza o sottacere negli studi o nei manuali. Chiunque abbia studiato il fascismo ha chiaro ciò che intendo.

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