Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Gesù moltiplica i pani e i pesci

12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, la Chiesa medita e celebra il dono dell’Eucaristia. Il riferimento più diretto è nella seconda lettura, in cui San Paolo riporta accuratamente le parole di Cristo nel Cenacolo, che ci sono familiari perché fanno parte della liturgia eucaristica. Il brano del Vangelo, invece, ci offre il modello con cui Gesù, prima ancora di consegnare il suo corpo per essere crocifisso, ci educa al dono di sé e a vivere ogni circostanza in rapporto a Lui e al Padre.

Diversi tipi di fame

Lo scenario è quello di una grande folla, che ha seguito Gesù in un luogo deserto per ascoltare le parole sul Regno di Dio e per essere guarita. La fame che giunge al calar del giorno, a ben vedere, è già presente al mattino: è la fame di parola e di cura, che spinge le persone a cercare e seguire il Maestro. Egli sazia questa fame spirituale (oltre che fisica, in riferimento alle guarigioni). In ogni circostanza le azioni di Gesù tengono conto del corpo, amano, guariscono e resuscitano il corpo. L’ incontro con Lui, in tantissimi episodi dei Vangeli, inizia con un contatto che è rivolto al corpo e da cui scaturisce un contatto e una guarigione dell’anima.

“Allontanare” il problema

Non c’è nessuna scissione tra la dimensione spirituale e quella fisica nella vita del Maestro. Sul far della sera, il bisogno fisico di nutrimento si fa presente: esso coinvolge tutti i presenti, non solo alcuni, come poteva essere nel caso della guarigione. Di fronte a questa evidenza i discepoli propongono la più “naturale” delle soluzioni, considerato il numero di persone presenti: di congedarli affinché, in autonomia, cerchino del cibo. Di fronte al bisogno dell’altro, soprattutto quando è un bisogno grande (cinquemila persone), la reazione è di “allontanare” il problema, considerandolo fuori dalla propria portata.

Essere cibo

La risposta di Gesù è spiazzante, nella sua semplicità: date voi stessi da mangiare. In questa frase è condensata la meta del cammino cristiano, cioè quella di farsi pane per gli altri, essere anche noi, sull’esempio di Cristo, “pani”spezzati e nutrienti, anche se poveri e limitati. I discepoli replicano riferendosi a un criterio quantitativo: hanno ben poco per saziare la folla, meno di un pane per mille uomini. Allo stesso modo ognuno di noi risponde di essere ben poca cosa per donarsi agli altri, a stento bastevole per mantenere in vita se stesso. Soprattutto nella vita frenetica e, spesso, arida, dei nostri giorni.

In relazione al Padre

Il cambio di prospettiva che Gesù offre parte dal fare sedere i presenti in gruppi, avere attenzione affinché quello che seguirà non sia una disordinata distribuzione di cibo, ma un evento di umanità e condivisione, in cui la sazietà sia non il frutto del solo pane, ma della comunione con gli altri. Poi, prendendo i pani e pesci dei discepoli, quel “poco” che è stato consegnato nella sue mani, entra in relazione con il Padre e, spezzando il pane, questo non finisce mai. Il pane continua a bastare per tutti i presenti ed è talmente abbondante che resta.

Consegnare il nostro “poco”

Questo episodio del vangelo ci insegna che consegnando quel poco che abbiamo e che siamo, esso può “lievitare”, moltiplicarsi nelle mani di Dio ed essere cibo per molti. Se lo teniamo per noi, se angosciati della sua pochezza non lo consegniamo, in qualche modo ostacoliamo la potente opera di Dio. Ci insegna anche che nel soddisfare i bisogni degli arti, anche la nostra fame è veramente saziata e possiamo godere dell’abbondanza.

Assaporare la Celebrazione Eucaristica

Tutto ciò si ripete ogni volta che celebriamo l’eucaristia. Spesso siamo abituati e diamo per scontato questo grande dono, e diventiamo incapaci di ascoltarne i messaggi che settimanalmente ci sono riproposti. La solennità di oggi ci stiamo li ad assaporare la celebrazione eucaristica, a “portarne a casa” il dono, a diffonderlo per il mondo. Gesù ha chiesto ai discepoli di nutrire una folla. Egli vuole una comunità cristiana capace di consolare, donare, nutrire il mondo. Anche se è povera, se ha meno del necessario, a patto di mettersi in relazione con il Padre. Lui farà il resto.

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