Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. 4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. 9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. 

Gesù e Pietro

15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Il brano del Vangelo di oggi è un ricco nutrimento per il cammino Pasquale. Racconta una delle manifestazioni di Gesù Risorto ai discepoli, in Galilea, dove era promesso che lo avrebbero rivisto (“vi precede in Galilea”, Mc 16,7). Numerosi dettagli costellano questo testo: l’episodio di un’abbondante e inaspettata pesca, il numero di pesci, la rete che non si spezza, il lato destro della barca, l’incontro con un uomo che da principio non riconoscono, il dialogo tra Gesù e Pietro. Ognuno di essi è fonte inesauribile di meditazione per la Chiesa.

Tornare alla vita di prima

La scena ricorda gli inizi dei Vangeli: Pietro va a pescare, questa volta insieme ad altri con cui aveva condiviso la sequela di Cristo, negli anni precedenti. Egli torna alla vita di prima, al suo lavoro, che aveva lasciato per seguire Gesù e diventare pescatore di uomini. Gesù è risorto, ma ancora i discepoli sono scoraggiati, non del tutto sicuri che l’incontro e la vita con il Maestro fossero soltanto una parentesi della loro vita.

Fallimento

La notte di pesca è fallimentare e i discepoli giungono all’alba senza aver preso nulla. Anche nella nostra vita sperimentiamo momenti simili: ogni volta che a impegno, speranze e duro lavoro non corrisponde nessun “risultato”, quando non riusciamo a cogliere i frutti della nostra dedizione. Guardando più globalmente la vita, quante volte proviamo la sensazione che, dopo tutto, non abbiamo “preso nulla”, e non abbiamo nulla da mangiare, nulla da offrire, per qualcuno che ci chiede!

Riconoscere Gesù Risorto

Un uomo sulla riva, all’alba, chiede ai discepoli se hanno qualcosa da mangiare. È proprio la richiesta di un altro che slatentizza il “fallimento” di quella notte di pesca. Il fatto che Gesù Risorto non venga riconosciuto subito è ricorrente anche negli altri racconti, e deve farci molto riflettere. Questa incapacità di riconoscere Cristo ci accomuna enormemente con i discepoli: anche noi, dopo più di venti secoli, capiamo solo dopo un po’ di avere avuto un incontro significativo. Solo dopo del tempo comprendiamo che, nella presenza e nella voce di qualcuno, era il Signore a parlarci. Il tempo Pasquale, in cui rileggiamo le manifestazioni del Risorto, deve aprirci le orecchie, il cuore, tutti i sensi a come Egli si manifesta oggi a noi. “Temo il Signore che passa”, diceva Sant’Agostino: questa frase deve risuonare, renderci più attenti al presente.

Vita in abbondanza

L’abbondanza della pesca simboleggia l’abbondanza del dono di Gesù, la “vita in abbondanza” che Egli promette (Gv 10,10). Essa richiede un atto di fiducia in Lui: anche quando i comandi sembrano, ai nostri occhi, impossibili, irrazionali e intempestivi. Improvvisamente il discepolo amato e Pietro, riconoscono Gesù, tornano da Lui e mangiano insieme a riva (c’era già del pesce sulla brace). È bello immaginare i discepoli intorno al fuoco, ancora nella timidezza con cui, alcune volte, non interrogavano Gesù.

Rimase addolorato

L’ultima parte del brano descrive un dialogo tra Pietro e il Signore. È un dialogo un po’ strano e struggente, in cui per tre volte Pietro ripete il suo amore per il Maestro. Questa ripetizione è dolorosa, richiama al tradimento che per tre volte era avvenuto durante la notte della cattura e, in qualche modo, ricuce la ferita. Pietro è addolorato dal ripetersi della domanda “Mi vuoi bene?”, ma passando attraverso questo dolore sarà vivificato. Infatti il dialogo lo porterà ad “arrendersi” a Cristo, che sa tutto, compreso l’amore del discepolo per il Maestro.

Mansuetudine e forza

Questo incontro con Gesù Risorto cambia Pietro, ne fonda l’identità come guida della Chiesa: non è più l’uomo che giurava di non tradire mai, che tirava fuori la spada per difenderlo, che contava sulla propria fierezza e il proprio convincimento. Quei tempi sono passati. Pietro è, adesso, perdonato da Gesù e giunge alla mansuetudine di un uomo vecchio (maturo) che è condotto non da se stesso, ma da altri. L’esperienza del perdono gli darà tanti altri doni, anche la forza per professare il Vangelo, rispondere al sommo sacerdote (come leggiamo nella prima lettura), affrontare le persecuzioni e il martirio.

Seguire Gesù

Il Vangelo termina con la parola “Seguimi”, detta in riva al lago, come per il primo incontro. La circolarità che osserviamo suggerisce che non abbiamo mai veramente “finito” di seguire il Signore, anche dopo aver dato la vita come avevano fatto Pietro e i discepoli. C’è sempre, ancora, una sequela da intraprendere, un cammino da iniziare.

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