Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Oggi, Domenica di Pasqua, celebriamo e riviviamo l’ evento centrale della nostra fede: la Risurrezione di nostro Signore Gesù. Il brano dell’evangelista Giovanni riporta l’enigma della tomba vuota, la reazione delle prime persone che lo scoprono e come,intorno a questo vuoto, nasca la fede.

Una assenza

Il primo aspetto che emerge dal brano del Vangelo è la paradossale “assenza” di Gesù. Proprio Lui, il Vivente, colui che ha sconfitto la morte, non viene visto da nessuno, né viene sentita la sua voce. La presenza del Risorto, la sua straordinaria novità, inizia quando Egli è apparentemente lontano e silenzioso. Inizia nel cuore di Maria e dei discepoli, trio che prelude alla Chiesa nascente.

Movimento

Altro dato particolarmente evidente è il movimento che la tomba vuota evoca intorno a sé. Ciò che è poco più di una cavità nella roccia, per giunta vuota,è capace di scatenare intorno un’energia che percepiamo leggendo il testo: sia Maria, sia i discepoli, corrono da e verso il sepolcro. L’evento è quanto mai insolito. La parola “fine” che la morte mette alla vita, plasticamente rappresentata dalla grossa pietra a chiusura della tomba, è forse l’unica certezza della vita umana. La pietra rotolata infrange questa certezza, suggerendo che non è ancora giunta la parola “fine” per Gesù di Nazareth, amato Maestro, condannato delle autorità e brutalmente ucciso per crocifissione. L’incubo delle ultime ore, vissuto dalle persone a lui vicine, non è ancora finito.

La corsa

Il primo pensiero di fronte alla scoperta è quello umano, che istintivamente riteniamo il più “probabile”: il furto della salma di Gesù. La corsa di Maria è spinta da questa paura. Anche i discepoli corrono. Hanno urgenza di sapere cosa altro è accaduto al Maestro, che già consideravano perduto. Perché di certo qualcosa è accaduto.

La comunità

La corsa verso il sepolcro non è mai solitaria. I due discepoli, Pietro e il discepolo amato, sono insieme, anche se uno arriva prima dell’altro. Si attendono, vivono l’ “incontro” con il sepolcro vuoto insieme. Ciò è molto significativo anche per noi: il cammino pasquale non è un percorso individuale intimistico; la comunità e la vita fraterna, sono doni da riscoprire ogni giorno, anche se spesso dati per scontati.

Raccontare la fede

Ciò che essi vedono nel sepolcro, l’esatta disposizione dei teli, il dettaglio o la visione complessiva che portano alla fede, noi non li conosciamo. Sappiamo però che il discepolo amato “vide e credette”. Ogni trasmissione della fede ha questa caratteristica. Tutti noi lo abbiamo, in qualche modo, sperimentato: non riusciamo a cogliere l’evento che ha cambiato la vita delle persone che ci parlano, che ha rivelato loro la verità su se stessi o il cammino di vocazione di percorrere. C’è sempre qualcosa di incomunicabile nel testimoniare la fede, sin dai primi suoi attimi, che oggi riviviamo.

Oltre le categorie umane

Vedere e credere descrive il movimento con cui l’uomo si apre, misteriosamente, all’opera di Dio. Significa, improvvisamente, capire oltre le proprie umane categorie (il cadavere trafugato) che Dio agisce, che è il Signore della Storia, che può compiere ciò che è impossibile. Capire che Cristo è risuscitato dai morti, vedendo il sepolcro vuoto, significa aprirsi a un’altra via che sembrava impossibile, come per il popolo Ebreo di fronte al Mare, a cui fu aperto un prodigioso passaggio.

Iniziare il cammino

Il discepolo amato “vide e credette”, dando inizio al cammino della Chiesa. Credere è il punto di partenza e non di arrivo. Dura tutta la vita. Significa vivere per strade che non sono nostre, vedere nuove vie d’uscita, riconoscere nel mondo l’opera potente di Dio. Vivere così è già rinascere. La Pasqua, il nostro passaggio attraverso il mare, è proprio questo. Gesù è risorto, la morte è finalmente vinta. Dio è con noi, sempre presente. Spesso viviamo credendo che sia lontano: il periodo Pasquale che oggi inizia ci insegni a raccoglierci intorno alla presunta assenza di Dio, per scoprire che in realtà Egli è presente, immensamente Vivo.

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