Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Parabola del fico sterile

6Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai».

Il Vangelo di oggi, terza domenica di Quaresima, prende le mosse da dei fatti di cronaca che vengono riferiti a Gesù. La risposta singolare che dà il Maestro, unitamente alla parabola del fico sterile, rimandano alla conversione e al valore del tempo, risultando pianamente inserite nel percorso che ci conduce alla Pasqua.

Prendere posizione

L’episodio di violenza da parte del potere romano viene raccontata a Gesù per capire la sua posizione di fronte ai fatti. Probabilmente la risposta attesa era una condanna del colpevole, o una lettura dell’evento tragico volta a rintracciarne le cause (prima di tutto, il peccato, secondo la mentalità ebraica). Sebbene Gesù in altre occasioni si sia espresso riguardo i potenti del mondo, contrapponendo il dominio al servizio (Lc 22,25), in questa occasione Egli pone attenzione su un altro piano, quello della conversione.

Contro un Dio del castigo

Il primo aspetto importante della risposta di Gesù è che scardina l’idea di un Dio castigatore, che manda disgrazie per punire il peccato. Questa idea è profondamente connaturata nella religiosità dell’uomo ed è difficile liberarsene. Le vittime della violenza romana non erano “più colpevoli! degli altri. Il Maestro sottolinea ciò con un altro fatto di cronaca, la morte di alcune persone a causa del crollo di una torre, in cui non c’è un atto di violenza. Il male che si abbatte sull’uomo, la morte dell’innocente come quella del peccatore, non vengono da Dio.

Rispondere alla realtà

In questa pagina, Gesù non entra nella riflessione sul mistero del male che coesiste a un Dio buono: questa domanda, spesso, ci immobilizza. Il Maestro, invece, ci proietta in avanti, ci invita alla conversione. Di fronte alla realtà, con tutto ciò che di incomprensibile essa porta, l’uomo è chiamato a rispondere. Gli anni della vita di un uomo sono proprio la possibilità di rispondere alle cose che accadono, di donare, di portare frutto. L’associazione con la parabola del fico, in questo senso, è molto significativa.

Fruttificare 

Il fico è chiamato a portare frutto. Anche l’uomo realizza la pienezza della vita quando fruttifica, ognuno con frutti unici. Questa immagine dei frutti viene spesso interpretata, nel nostro tempo, in un’ottica utilitaristica o di “performance”. La logica del Vangelo non è quella di portare frutto perché Dio ci sottragga questi frutti faticosamente prodotti, né che ci “sfrutti”. Dio vuole che portiamo frutto perché ci ama, ci ha creato a sua immagine per una vita piena, felice e feconda.

Convertirsi

Convertirsi, cambiare strada, è la risposta che l’uomo può dare alla realtà. I fatti tragici che ci circondano sono quella realtà alla quale rispondere cambiando vita, lottando contro il male che è dentro di noi, costruendo la pace nelle nostre relazioni. Se non cerchiamo il senso della vita e della morte (e se questo senso non ci cambia radicalmente), periremo tutti allo stesso modo. La realtà che viviamo è una continua e drammatica conferma di quanto la vita sia fragile. Dunque il tempo presente, con le sue ferite, è come un fico sterile a cui è data la possibilità di cambiare, di portare frutto.

Ancora un altro anno

La dimensione del tempo è sottolineata dalla parabola del fico sterile, che il padrone vorrebbe tagliare ma a cui il vignaiuolo vuole dare un’altra possibilità. La misericordia del vignaiuolo Gesù, che, dedicando tempo e lavoro, vuole risparmiare il fico per un altro anno, ci dimostra che c’è un tempo stabilito in cui è possibile il cambiamento e che esso è voluto da Cristo, che lavora con noi, che desidera la nostra salvezza. Il presente, con le sue storture e i suoi orrori, con il dono e la bellezza, è il tempo dell’opportunità. In particolare durante la Quaresima.

“Finché è giorno”

La parola di oggi ci esorta a essere consapevoli del presente, vivere pienamente questo tempo, rispondervi prontamente nel cammino della conversione. Consapevoli che c’è un tempo dell’opportunità e ci sarà anche un tempo del giudizio (“Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco” (Lc  3,9). Infatti “dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare” (Gv 9,4).

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