Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Luca 2,41-52

41I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Nel brano del vangelo di questa domenica, Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, l’evangelista Luca riporta un episodio molto significativo dell’infanzia di Gesù. Questo evento, a tratti angoscioso, ci fornisce un particolare spaccato della famiglia di Nazareth che ci costringe a interrogarci: cosa questo evento comunica alle nostre vite? cosa conosciamo di questa famiglia? in che senso possiamo “imitarla”?

Non più bambino

Gesù ha dodici anni, non è più un bambino e ha raggiunto l’età in cui, per l’ebraismo, un ragazzino diventa “responsabile” della sua vita di fede, dell’osservanza alla legge, raggiungendo l’età della maturità. Il fatto che dopo la festa di Pasqua Egli non si incammini con i genitori mette in grande agitazione Maria e Giuseppe ma, in qualche modo, è esempio e realizzazione di questo passaggio del ragazzino Gesù verso l’età adulta.

Stupore

La modalità di viaggio in carovana fa sì che passi un giorno prima che i genitori si accorgano dell’assenza del figlio, i quali trascorrono, angosciati, i due giorni successivi a cercarlo. Infine lo trovano nel Tempio, in questa interlocuzione con i dottori della legge. La reazione di tutti è lo stupore: i dottori per la sapienza del ragazzino, i genitori per il gesto irresponsabile e incomprensibile del figlio.

Andare oltre

La risposta di Gesù al richiamo accorato dei genitori è ancor più sorprendente, al punto che i genitori non la comprendono e, quasi sicuramente, se ne addolorano. “Occuparsi delle cose del Padre” è la bussola che guida l’intera vita terrena di Gesù e che va oltre gli schemi della vita famigliare naturale, puramente umana. Questi schemi, per esempio l’obbedienza a non allontanarsi dai genitori, possiamo immaginarli pensando alla quotidianità di Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù nei lunghi anni dell’infanzia, di cui non sappiamo nulla. Il giovane Gesù, nell’episodio raccontato da Luca, “va oltre” in favore di un’obbedienza più alta, che è quella del Padre celeste.

Occuparsi delle cose del Padre

È in questo modo che, forse per la prima volta per i suoi genitori, Gesù “rivendica” la sua natura di Figlio di Dio, dove per Figlio si intende colui che sta con il padre, si occupa e vive delle cose di Dio. Possiamo ben comprendere l’eventuale sconforto di Maria e Giuseppe di fronte a una risposta del genere, l’incomprensione di vedere un Figlio, già così misterioso dal suo concepimento, venir fuori nella sua “alterità”, nel suo essere diverso. Infatti, la sua aderenza alla relazione con il Padre è capace di mettere in discussione il più granitico dei vincoli umani, cioè quello famigliare.

Riscoprirci figli

Che cosa ci suscita questo evento? Potrebbe farci riscoprire la nostra dimensione di figli di Dio, la nostra appartenenza a lui oltre che alle nostre famiglie. Non dobbiamo farci “ingabbiare” da tutti quegli schemi relazionali che possono soffocare la nostra umanità o distoglierci dal cercare la volontà di Dio.

“Credendolo nella carovana”

Maria e Giuseppe credevano Gesù nella carovana: certe volte il Padre ci chiama fuori dalla strada prevista e, se non ci stupiamo quando questo ci capita, non dobbiamo neanche dare per scontato che gli altri siano lontani dalla carovana. Il Vangelo di oggi ci comunica molta libertà rispetto a ciò che nelle relazioni umane può incatenarci. Tale libertà è rivolta a Lui, deve portarci sulle sue tracce, perché anche noi siamo suoi figli.

Una famiglia normale e straordinaria

Cosa ci racconta questo episodio sulla Famiglia di Nazareth? Scorgiamo tanta “normalità”: le madri e i padri potranno provare empatia rispetto all’angoscia che si sperimenta nel non trovare un figlio. È una famiglia normale anche se straordinaria in ogni suo aspetto. Allora, in che senso possiamo imitarla? Non nel suo modello famigliare, unico e inimitabile, né in una ipotizzabile armonia che non conosciamo e di cui ignoriamo gli ingredienti.

Un esempio per noi

Possiamo prendere esempio dalla famiglia di Nazareth perché in essa è presente Gesù, perché è il luogo che ha fatto spazio a Dio, ha concesso al piccolo Messia di crescervi dentro. Spesso senza comprendere, ma sempre serbando tutto nel cuore.

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