Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il passo del Vangelo: Mc 12, 28-34

28Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 32Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Il Vangelo che oggi ascoltiamo riporta il dialogo tra Gesù e uno scriba. Il brano dell’evangelista Marco si colloca in successione ad altri dialoghi, simili a questo: vari gruppi religiosi interrogano, con intento polemico, il Maestro, per metterlo alla prova.

Domande

I vangeli sono pieni di domande rivolte a Gesù, che è riconosciuto come rabbì e “come uno che ha
autorità (Mc 1,21). È attraverso le risposte, o le contro-domande che il Maestro pone, che avviene
l’insegnamento. Alcune domande, però, sono rivolte a Gesù non come reali interrogativi, associati a un’apertura della mente e del cuore, ma come “prove”. I farisei, gli erodiani e i sadducei dimostrano, con il tipo di domande che rivolgono a Gesù, un indurimento di cuore che impedisce loro di accogliere il messaggio.

La prima di 613

Questo scriba è ricordato singolarmente, non come la voce indistinta di un gruppo. Egli vuole, in
qualche modo, entrare in contatto con Gesù. Anche la sua domanda potrebbe essere rivolta come
una sfida: districarsi tra il grande numero di norme (613) della Torah era possibile solo per coloro
che studiavano e conoscevano profondamente la Scrittura, come appunto gli scribi.

In questo senso la sua domanda è insolita (si tratta di qualcosa che già “sapeva”) e probabilmente egli la rivolge a Gesù per capire cosa Gesù pensava dei comandamenti e che orientamento ritenesse valido per adempiere a questa moltitudine di norme.

Ascolta, Israele!

La risposta di Gesù è la professione di fede dell’Israelita, lo Shemà Israel. Gesù ribadisce che
l’amore è il centro della fede. Che Dio va amato con anima, mente e forza, cioè con tutte le
dimensioni dell’uomo. Il cuore, cioè la passione e l’affettività. La mente, intesa come intelligenza,
dimensione razionale che vuole conoscerlo e scoprirlo. Le forze, cioè le opere, le azioni.

La globalità dell’uomo è chiamata ad amare il Signore. Da dove scaturisce questo amore? Come è
possibile, per l’uomo, viverlo? Il richiamo all’ascolto e alla Signoria di Dio sono le condizioni
affinché tale “comando”; si attui. L’amore scaturisce dalla consapevolezza di essere amati da questo
Dio, che è l’unico signore. La sua unicità ci libera dagli idoli, ci umanizza, dà senso alla storia.

Un unico comandamento

Il secondo comandamento, che Gesù incorpora al primo e riferisce, anche se non gli è stato
espressamente chiesto, è l’amore per il prossimo, che naturalmente promana dall’amore per Dio e, in assenza del quale, l’amore per Dio è tronco e inautentico (“Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” – 1Gv 4,20).

Uno scambio positivo

Lo scriba conferma e ribadisce quanto detto da Gesù, aggiungendo che l’amore al prossimo è
coessenziale a quello per Dio e che vale più degli olocausti e dei sacrifici (“poiché voglio l’amore e
non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti” -Os 6,6).
Nei precedenti dialoghi, gli interlocutori si chiudono, non ascoltano realmente, ne escono incolleriti.
Tra Gesù e lo scriba si realizza, invece, uno scambio positivo. Egli ha percepito e compreso la
risposta, ha accolto la Rivelazione, senza trascinare Gesù sul piano della disputa erudita, né
provando a trarlo strategicamente in errore.

Non lontano

La risposta di Gesù, “Non sei lontano dal regno di Dio”, è emblematica. Egli riconosce che
quest’uomo è disposto ad accogliere la Rivelazione, e che questa accoglienza avvicina enormemente
al Regno. Il poeta novecentesco Rainer Maria Rilke in un suo verso, esprime un’immagine simile:
“io ti sono vicino, tra di noi c’è solo una parete”. Ma la vicinanza al Regno non è ancora il Regno,
ci vuole ancora un altro passo. Il compimento della volontà di Dio non è mai racchiuso in una
ricetta. Richiede il personale incontro con Gesù, l’aderenza alla Sua vita.

Un comandamento nuovo

Al primo dei comandamenti, che includono e sintetizzano tutta la Legge, Gesù aggiungerà, come
riportato dall’evangelista Giovanni, un “comandamento nuovo”: “Amatevi gli uni gli altri come io vi
ho amati” (Gv 13,34). L’amore di Dio, fino al sacrificio di Cristo, ricolma l’uomo e lo abilita ad
amare a sua volta. Ad amare Dio negli uomini e gli uomini in Dio.

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