Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il Vangelo del giorno: Mc 9, 30-37

30Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 32Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Nel Vangelo di Marco sono raccontati tre episodi in cui Gesù annuncia ai discepoli gli eventi pasquali. Oggi ascoltiamo il secondo di questi: come nel precedente, si crea incomprensione e distanza tra il Maestro e i discepoli. Si stabilirà, lungo il suo viaggio verso Gerusalemme, un crescente clima di solitudine intorno a Gesù, che lo accompagnerà fino alla sua morte. È in questo contesto che, scontrandosi ancora una volta con una visione messianica distorta, Cristo insegna come essere discepoli.

Paura della verità

L’annuncio è chiaro, non in forma di parabola, né vago, né allegorico. Di fronte a una prospettiva così distante dall’atteso Messia vittorioso e liberatore, i discepoli non hanno il coraggio di chiedere. Non perché non abbiano capito le parole chiare di Gesù, quanto per quella paura della verità che caratterizza ogni uomo. Chiudere gli occhi di fonte a ciò che ci turba, non voler capire di più, provare a ignorare/dimenticare ciò che ci confonde, su noi stessi e sul mondo, sono comportamenti che conosciamo.

Distanza

La distanza tra il Maestro e i discepoli si misura con la diversità del loro parlare. Gesù ha detto che sarà consegnato e ucciso prima di risorgere. I discepoli, provando a scacciare questo disturbante pensiero, fanno a gara su chi sia il più grande e importante. Il fatto che essi si vergognino di tali discorsi dimostra, anche da parte dei discepoli, la consapevolezza della loro distanza da Gesù.

Domanda

Gesù chiede di cosa discutessero, rendendo ai nostri occhi sempre più vivida l’immagine di un Signore che chiede, che pone interrogativi e che diventa, oltre che “risposta” per la vita dell’uomo, costantemente anche “domanda” per ognuno di noi.

Grandezza e primato

In contrapposizione alle valutazioni sul più “grande”, Gesù parla di un “primo” – si passa dalla grandezza al primato. Tale primato non ricalca le categorie umane di importanza, magnificenza e potere, ma è incentrato sul servizio. Vivere la vita come una corsa verso la somiglianza con Cristo – Primo che si è fatto Ultimo – la riempie. Impostare la propria esistenza sul paragone con gli altri, invece, svuota la vita, perché le dà sempre un valore relativo e comparativo.

Accogliere i bambini

Per spiegare il significato di questo primato, che poi metterà in pratica con gli eventi Pasquali, Gesù “mette in mezzo” e abbraccia un bambino. In mezzo cioè dove stava lui stesso a insegnare. Lo abbraccia, identificandosi con lui. Il bambino, in questo caso non è considerato (o, almeno, non solo) per la sua innocenza e purezza ma come colui che è ultimo, che non ha valore di fronte agli altri uomini, che non ha nulla da dare in cambio ma che può solo affidarsi.

Accogliere i bambini, provare a “diventare come” loro, è quanto di più difficile per gli uomini. Noi ambiamo a essere grandi, rispettati, addirittura temuti, siamo diffidenti, contorti e mondani. Il nostro Dio non è giunto all’uomo su un carro del sole ma si è fatto bambino. Ha scelto la strada dell’irrilevanza e della piccolezza. Quanto di più lontano dal discorso dei discepoli (e dal nostro).

Purificazione

È fondamentare purificare le nostre intenzioni, confrontarci seriamente con la domanda del Signore riguardo “di cosa parlavamo lungo la via” per liberarci dai fantasmi di grandezza che popolano i nostri cuori e che ci allontanano da Gesù. Accogliere colui che non ha nulla da dare in cambio, essere colui che non ha nulla da dare e che si affida, ci fa “primi” della prossimità con Gesù e, incredibilmente, con Dio stesso.

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