Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

L’imminente ripresa delle attività scolastiche è un banco di prova per l’intero Paese. Tra protocolli per il rientro in sicurezza e proteste dei sindacati, si prospetta un altro anno assai complesso per dirigenti, personale scolastico, insegnanti, alunni e famiglie. Di questo tema discutiamo con Francesca Paola Puleo. Insegnante di religione cattolica, la Puleo è dirigente presso la Direzione Didattica “Gianni Rodari” di Villabate (Palermo) e docente di Teoria della scuola e legislazione scolastica presso la Facoltà Teologica di Sicilia.


– Professoressa Puleo ci racconti, anzitutto, cosa ha significato sinora “fare scuola” ai tempi della pandemia?

Dal marzo 2019 ad oggi l’emergenza sanitaria ha radicalmente cambiato il “fare scuola”. Nel periodo del lockdown, che ha coinciso con la seconda parte dell’anno scolastico 2019-2020, le attività didattiche sono state svolte esclusivamente a distanza, questo ha avuto un forte impatto sul rapporto tra insegnanti, studenti e genitori, generando molti cambiamenti soprattutto nell’organizzazione dei processi didattici. Si è dovuto fare scuola senza “andare a scuola”, e tale circostanza non aveva precedenti. In periodi storici segnati da eventi catastrofici le scuole chiudevano, le attività didattiche si interrompevano, senza possibilità alternative. Con il lockdown dovuto alla pandemia, gli edifici scolastici erano chiusi ma tutti, dirigenti, insegnanti, personale amministrativo, hanno continuato a lavorare a distanza perché la didattica non si fermasse. Per rendere possibile questo, si è dovuto ripensare e mettere in atto processi che garantissero l’acquisizione degli apprendimenti e delle esperienze didattiche utilizzando la tecnologia. Dotarsi di mezzi efficaci per le lezioni a distanza, formare i docenti al loro utilizzo, programmare la didattica, rivedere la valutazione degli apprendimenti. È stato uno sforzo corale condiviso con docenti, famiglie, studenti e personale della scuola. Tutto l’impianto didattico e organizzativo delle singole scuole è stato rivisto: il POF è stato aggiornato all’emergenza sanitaria; sono stati aggiornati i criteri e i metodi della valutazione degli apprendimenti; sono state istituite e formate nuove figure, i Referenti Covid-19, e costituiti gruppi di lavoro quali il Comitato per l’applicazione e la verifica del Protocollo di sicurezza anti contagio. Il tutto in pochissimo tempo e in condizioni di emergenza, nella consapevolezza di dover consentire a tutti gli alunni di seguire la didattica a distanza e non lasciare indietro nessuno. Si pensi alle famiglie più svantaggiate che non possedevano device per la didattica, che avevano solo dei smartphone, che non avevano connessione. Si è provveduto inizialmente a distribuire tablet e pc in comodato d’uso gratuito e a fornire risorse per la connettività a chi ne era sprovvisto. L’a.s. 2020-2021, appena concluso, per la scuola dell’infanzia e primaria è stato svolto interamente in presenza con grandi difficoltà legate alla riorganizzazione degli spazi destinati alla didattica, all’osservanza dei protocolli per il contrasto alla diffusione del virus Sars-CoV-2, al distanziamento sociale, all’uso delle mascherine chirurgiche. È stato un anno durissimo da affrontare soprattutto per i numerosi casi di contagio cui seguivano quarantene e tamponi. Ci sono stati momenti di paura quando il virus ha avuto una recrudescenza dovuta al manifestarsi delle varianti. Abbiamo fatto scuola in continuo stato di emergenza, dovendo adattarsi giornalmente a scenari sempre mutevoli e incerti, consapevoli che il “fare scuola” è non solo il nostro lavoro ma la missione cui siamo chiamati.

– In questi giorni, i frutti dell’interlocuzione fra il ministero dell’Istruzione e i sindacati hanno portato a stabilire alcune norme per il “rientro in sicurezza”. Ad oggi, quale situazione si prospetta?

La situazione per quanto riguarda il rientro a scuola è sufficientemente delineata, il Piano scuola 2021-2022 del Ministero dell’Istruzione ossia il “Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative nelle istituzioni del Sistema nazionale di istruzione”, adottato il 6 agosto, ha fornito indicazioni in continuità con lo scorso anno scolastico circa la didattica in presenza, le misure di contenimento del contagio, la cura degli ambienti, la formazione sulla sicurezza, le misure per la tutela e la cura della disabilità per l’inclusione scolastica. Nel documento viene ribadita la vaccinazione come misura fondamentale di prevenzione. La forte criticità riguarda l’introduzione della certificazione verde Covid-19 (green pass), di cui all’art.1 comma 6 del Decreto Legge 111/2021. Stiamo aspettando indicazioni per capire come bisognerà procedere. Molte le questioni ancora da risolvere al riguardo del green pass. Prima tra tutte il controllo quotidiano della certificazione verde Covid-19 per tutti i lavoratori della scuola. Se le scuole dovranno controllare tutti i giorni i certificati di docenti e personale, rischiamo che le attività didattiche vengano paralizzate. Nell’ultima settimana di agosto ho effettuato con l’aiuto del mio staff una simulazione dei controlli da effettuare a partire dal primo settembre e posso affermare che è organizzativamente impossibile il controllo quotidiano di tutte le certificazioni verdi.  Sembra inoltre che ci sia un braccio di ferro tra Garante per la privacy e Ministero dell’Istruzione, e ad oggi noi dirigenti, individuati dalla legge come organi preposti al controllo, non sappiamo come procedere al controllo stesso senza ledere il diritto alla privacy dei lavoratori. Speriamo si trovi presto una soluzione, mancano pochi giorni alla ripresa e non possiamo rimanere in questa impasse. Altra questione molto delicata è legata al personale scolastico non in possesso di green pass. Con la nota n. 1237 del 13 agosto il Ministero dell’Istruzione ha diffuso un parere tecnico sul D.L. 111/2021 chiarendo che dal 1° settembre al 31 dicembre 2021 (attuale termine di cessazione dello stato di emergenza), per tutto il personale scolastico, vige al contempo un obbligo di “possesso” e un dovere di “esibizione” della certificazione verde.

Il mancato possesso della certificazione verde è dalla norma qualificato come “assenza ingiustificata” e il personale scolastico che ne è privo non può svolgere le funzioni proprie del profilo professionale, né permanere a scuola. Viene introdotta dunque una ulteriore fattispecie di assenza prima non esistente, quella di “assenza ingiustificata per mancato possesso della certificazione verde Covid-19”, che conduce ad una conseguenza giuridica peculiare: a decorrere dal quinto giorno, la sospensione senza stipendio e la riammissione in servizio non appena si sia acquisito il possesso del certificato verde. Al riguardo non nascondo una forte preoccupazione per la ripresa delle attività didattiche il prossimo 16 settembre, molti docenti sprovvisti di certificazione potrebbero scegliere l’aspettativa o ricorrere ad altre forme di assenza giustificata nella speranza che il Governo modifichi le disposizioni suddette.

– A suo parere, e a differenza dello scorso anno, il sistema scolastico è più attrezzato ad affrontare le difficoltà connesse allo sviluppo della pandemia? Tra il rischio DAD, quarantene, tamponi, distanze e green pass obbligatorio non c’è il rischio di rivivere quanto già avvenuto lo scorso anno?

Il sistema scolastico è sicuramente più pronto ad affrontare l’emergenza sanitaria, ho citato il Piano scuola 2021-2022 che fornisce indicazioni dettagliate per la gestione dei casi possibili, probabili e/o confermati di contagio. Viene richiamata la stretta collaborazione con le Autorità sanitarie territorialmente competenti e una Governance territoriale che vede le istituzioni scolastiche, e quindi i Dirigenti scolastici, impegnati in tavoli di coordinamento e conferenze di servizi su iniziativa degli Enti locali competenti. Trovano conferma la valorizzazione della flessibilità derivante dall’autonomia delle istituzioni scolastiche e il ruolo delle comunità territoriali tra sussidiarietà e corresponsabilità educativa. È evidente che se tale sinergia funziona, con l’impegno di tutti i soggetti corresponsabili, riusciremo a superare le difficoltà che si presenteranno; diversamente il rischio di rivivere quanto già avvenuto lo scorso anno è più che concreto.

– Diversi osservatori, anche del mondo della scuola, sostengono che le difficoltà dovute alla pandemia possono risultare un’opportunità di rilancio e di riforma dell’istituzione scolastica. Condivide?

Sostanzialmente condivido tale analisi e l’ho vissuto in prima persona. La risposta immediata e pronta delle scuole alla situazione emergenziale è stata il banco di prova di quanto viene sempre insegnato a scuola: non è la difficoltà in sé a determinare il successo o il fallimento, bensì il modo di reagire agli ostacoli. È fondamentale avere una mentalità positiva e predisposta al cambiamento, pronta cioè a distaccarsi dalla cosiddetta zona di comfort, per arrivare ad una trasformazione adattiva. La risposta al coronavirus ha dimostrato, ad esempio, come la tecnologia possa aiutare a trasformare il modo in cui insegniamo e impariamo. Ma la spinta al cambiamento è iniziata molto prima che la pandemia colpisse, e continuerà molto dopo che la minaccia si sarà placata, proprio perché le scuole sono in continuo processo di miglioramento. Inoltre è stata rafforzata l’alleanza scuola-famiglia per creare un progetto condiviso, incentivando e promuovendo un continuo dialogo costruttivo tra le parti coinvolte. C’è stato e continua ad esserci un impegno del Governo, anche e soprattutto in impiego di risorse economiche, che si attendeva da tempo. Tutto questo può rappresentare certamente un’opportunità di rilancio a patto che si mantenga una continuità di interventi a favore della scuola per sostenere il cambiamento e aprire la strada alle riforme che da troppo tempo sono sospese (quali ad es. la riforma degli organi collegiali).

– Il Covid-19 ha messo in ginocchio le nostre società. Tuttavia, alcune categorie hanno sofferto più di altre. Fra queste, quella dei giovani. Perché la scuola, possibilmente in presenza, rappresenta un punto di riferimento insostituibile per le giovani generazioni?

Il tempo che gli alunni trascorrono a scuola è essenziale non solo per le opportunità di apprendimento, ma anche per la socializzazione. La scuola è, subito dopo la famiglia, la principale agenzia di socializzazione e formazione della personalità del bambino e dell’adolescente. Il suo compito principale è fornire gli strumenti necessari per crescere culturalmente e socialmente, acquisire un certo grado di responsabilità e autonomia e, infine, formare alla cittadinanza e alla vita democratica. A scuola i giovani sperimentano le proprie abilità e potenzialità. Nel periodo dell’infanzia e della preadolescenza il ruolo della scuola può essere particolarmente importante per il sostegno della crescita e la prevenzione del disagio. Abbiamo già dati allarmanti sulla connessione tra lontananza da scuola e disturbi psicologici degli studenti, che sono stati resi noti dal ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, in audizione davanti alla commissione per l’Infanzia e l’adolescenza. Gli alunni con bisogni educativi speciali, disturbi di apprendimento e difficoltà sia psichiche che fisiche, sono quelli che hanno sofferto di più. Gianni Rodari, cui è intitolata la scuola che dirigo, ha scritto “Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione”. La formazione di donne e uomini creativi, che sappiano immaginare e quindi realizzare una società migliore, è questo il compito della scuola quale punto di riferimento insostituibile per le alunne e gli alunni di tutte le età che la frequentano e mi auguro nell’a.s. 2021-2022 sempre in presenza.

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