Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

29 Dec 1971, Rome, Italy — Senators and Deputies fill the flag-draped Chamber of Deputies to witness President Giovanni Leone (standing at second highest row of desks facing deputies) take the oath of office. — Image by © Bettmann/CORBIS

Concordato, opinioni religiose, discriminazioni

Numerose risposte alla Nota sul ddl Zan presuppongono che lo Stato del Vaticano si sia malamente intromesso in decisioni che riguardano solo il Parlamento italiano. Da qui l’accusa d’ingerenza.

In realtà, la Nota è legittima a motivo del Concordato del 1984 che vige tra lo Stato del Vaticano e lo Stato italiano. Se il Vaticano ritiene che il ddl Zan mette in discussione alcuni punti essenziali del Concordato, è giuridicamente legittimato ad esprimere il proprio punto di vista. Il Vaticano, infatti, è intervenuto non sulla sostanza del ddl Zan, cioè le sanzioni penali che giustamente deve avere chi offende gli omosessuali e chi usa violenza nei loro confronti, ma solo su alcuni articoli che sembrano contraddire il Concordato, là dove si assicura alla Chiesa italiana, e quindi a milioni di cittadini cattolici, di poter esprimere liberamente il proprio pensiero, anche nelle scuole cattoliche.

Purtroppo, ciò non è stato sufficientemente chiarito dai media nazionali. E che la Chiesa cattolica concorda sulla necessità di difendere gli omosessuali, anche attraverso apposite leggi, non dovrebbe suscitare dubbi. Infatti, già dal 1986 in un documento della Congregazione per la dottrina della fede, rivolto a tutti i vescovi del mondo, si legge che «va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni» (La cura pastorale delle persone omosessuali, n. 10).

Il dialogo tra lo stato e le religioni

Perché, dunque, la Nota del Vaticano sul ddl Zan è stata considerata un’ingerenza? Parlare d’ingerenza del Vaticano sorvola colpevolmente l’esistenza del Concordato. Non si può accusare d’ingerenza lo Stato del Vaticano quando esprime un parere su temi concordatari, né si può rispondere dicendo che lo Stato italiano è laico. Non solo perché ciò è ovvio, anche per chi vive in Vaticano, ma soprattutto perché la Nota è uno dei modi che lo Stato del Vaticano ha a disposizione per comunicare con lo Stato italiano. Ricordiamoci che lo Stato del Vaticano dialoga con lo Stato italiano in forza del Concordato (art. 7 della Costituzione), così come le altre confessioni religiose (valdesi, ebrei, protestanti, ortodossi, induisti e buddisti) dialogano con lo Stato italiano in forza delle Intese (art. 8 della Costituzione). In Italia la laicità costituzionale, da non confondere con la laicità personale, consiste anche nella collaborazione tra Stato e religioni in vista del bene comune.

Inoltre, guardando alla politica italiana in generale, bisogna aggiungere che l’accusa d’ingerenza rivolta al Vaticano appare quantomeno incoerente. Se un Sindacato o la Confindustria intervengono su un ddl che riguarda il mondo del lavoro, criticandone alcuni aspetti o l’intero impianto, questa non è ingerenza. Se però lo Stato del Vaticano interviene legittimamente sul ddl Zan su temi concordatari, allora siamo di fronte ad una grave ingerenza, che deve essere platealmente stigmatizzata.

Che il confronto avvenga su basi democratiche

Indubbiamente c’è qualcosa che non quadra in queste polemiche, come spesso succede quando non si vuole ragionare. Sfugge il fatto che non c’è laicità senza democrazia. Lo Stato italiano è anzitutto uno Stato democratico. E proprio perché è democratico, lo Stato italiano è laico. È davvero paradossale che in uno Stato democratico ci si appelli alla sua laicità per impedire allo Stato del Vaticano, e a milioni di cittadini italiani da esso rappresentati, di dire quello che pensa sul ddl Zan relativamente a temi che riguardano il Concordato.

Su tutto ciò, però, è opportuno esprimere non tanto un rammarico, quanto una speranza: che il dibattito sul ddl Zan, se si vorrà ancora dibattere nel Parlamento e nella società, rappresenti una buona occasione per la crescita democratica di tutti i cittadini, credenti e non credenti. Altrimenti, senza l’esercizio paziente della democrazia, che comporta la libertà di espressione delle proprie opinioni, l’accettazione della diversità delle opinioni e la ricerca di un equilibrio tra le parti, lo Stato italiano e la società civile piombano nel buio della contrapposizione tra laicisti e fideisti, o, peggio ancora, tra amici e nemici.

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