Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il Vangelo: Mc 5, 21-43

21Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. 22Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi 23e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». 24Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

25Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: 28«Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». 29E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.

30Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». 31I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». 32Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male».

35Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». 36Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». 37E non permise a nessuno di seguirlo fuorchè a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. 39Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. 41Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». 42Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

Nel brano del Vangelo di oggi, l’evangelista Marco intreccia le storie dolorose di due donne, il loro incontro con il maestro e la loro salvezza. È un testo ricco di dettagli, attraverso cui è rivelata l’azione di Dio e il contrapposto approccio umano alle vicende della vita e della morte.

Esperienza di morte

L’elemento che la fanciulla e la donna hanno in comune è l’esperienza di “morte” Per la ragazza nel vero senso della parola, mentre per la donna, oltre che per la malattia e il dolore, anche a causa di una deprivazione relazionale e affettiva. L’impurità che derivava dal sangue, infatti, le impediva il contatto con gli altri e la escludeva, per la religiosità del tempo, dall’azione divina, ponendo una distanza tra il rito e il sangue, tra le cose sante e la morte che questo elemento richiama. Un simbolo che dà ulteriore enfasi alla sofferenza di queste persone è il numero dodici: gli anni della ragazzina e la durata dello stato morboso della donna. Esso è simbolo di completezza e di compimento. La loro “morte” è, quindi, totale.

Oltre il giudizio umano

Giairo, uno dei capi della sinagoga, chiede grazia a Gesù perché la figlia è allo stremo, in fin di vita. Nel percorso per giungere presso la sua casa, alcuni gli vengono incontro per comunicargli che la ragazza è morta, e di non disturbare il maestro. Quest’ultima affermazione può essere giudicata insensibile, o forse semplicemente una indicazione “pratica”, considerando la folla e la grande mole di richieste fatte al Maestro, che devono, in qualche modo, essere gestite. Gesù va sempre oltre il giudizio umano sulle cose e raggiunge la casa. Cristo incontra l’uomo anche oltre la soglia della morte, nelle circostanza dell’ “impossibile”. La frase «la bambina dorme» viene addirittura derisa.

Guarigione e vita

Il miracolo con cui Cristo richiama questa ragazza dalla morte avviene davanti ai discepoli e ai genitori: le persone che lo avevano deriso, incapaci di comprendere, restano fuori dagli eventi di fede a causa della loro disposizione interiore. Per lo stesso motivo Gesù ordinerà che nessuno venga a saper dell’accaduto. Presa la mano della ragazza e stabilito in contatto con lei, le dice «Fanciulla, alzati». Si rivolge a lei, che era stata definita dal padre una bambina, come una ragazza. Insieme all’invito di alzarsi, le dà una nuova spinta, una nuova autonomia. In tal senso, la “guarigione e la vita” che il padre aveva chiesto per lei, le sono state date entrambe.

Puro e impuro

Nella strada per compiere questo prodigio si intersecata un’altra storia e un’altra guarigione. Un donna, tagliata fuori da ogni relazione a causa di una malattia invalidante, schiacciata dalla colpa che, per la cultura ebraica, era sempre associata a malattie e sciagure, ha sentito parlare di un Maestro diverso, e vuole entrare in contatto con lui. In mezzo alla folla, tra cui non sarebbe dovuta stare, tocca il mantello di Gesù. Questa azione era considerata molto grave, perché si trattava di trasmettere la propria impurità a un’altra persona, a un uomo, a una personalità religiosa. È questa la ragione per cui, alla richiesta di Gesù essa è impaurita e tremante.

Essere toccati

Gesù sente che una forza di vita è uscita da lui. Vuole che la donna, che ha già sentito la guarigione, se ne appropri del tutto. Non sorprende la reazione dei discepoli quando il Maestro, in mezzo alla ressa, chiede da chi è stato toccato. Ciò, tuttavia, fa molto riflettere: molti ci sono accanto, ma pochi ci toccano davvero, sia nelle relazioni umane, sia nel rapporto con Dio. Tante volte “frequentiamo” il Signore, senza però realmente toccarlo, o farci toccare.

Ciò che soltanto il Signore può dare

È proprio il contatto con Cristo è l’elemento comune che, infine, queste donne hanno, oltre all’esperienza della fragilità e del dolore. La donna che tocca il manto di Gesù e Gesù che prende per mano la fanciulla. Questo contatto può essere una guarigione per le nostre ferite, darci una vita autentica, laddove la sapienza umana e la stessa struttura religiosa non arrivano. L’emorroissa si era rivolta a tanti medici, la figlia di Giairo era vicino all’ambiente della sinagoga. Eppure la salvezza è ciò che solo il Signore può dare.

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