Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Giandiego Carastro

Studente di dottorato in Protezione civile ed ambientale all’UNIVPM di Ancona, con una ricerca sul dibattito pubblico prima di una grande opera.
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Un’Assemblea nazionale “in digitale”

L’ Azione Cattolica Italiana  ha celebrato la sua XVII Assemblea nazionale. Storica è la modalità di svolgimento: per via digitale, a causa della pandemia.

Sottolineo l’ importanza di questa svolta, perché potrebbe essere importare studiare ed accompagnare questa novità digitale per capire il modo con cui le nostre associazioni ecclesiali innovano i propri processi partecipativi interni…Anche il MSAC ed il MEIC hanno svolto i propri appuntamenti democratici on line! E prima ancora le ACLI!

Per le lettrici ed i lettori di Tuttavia è forse importante conoscere le vicende dell’ACI, perché alcuni di loro hanno ricevuto la propria formazione ecclesiale proprio nella più antica associazione laicale d’Italia o la hanno incrociata nei propri anni di servizio ecclesiale…

Scritto questo, segnalo che i 700  delegati hanno accolto la richiesta del Papa di aiutare i Vescovi nel percorso del sinodo nazionale, tirando “fuori dal cassetto” l’invito di Francesco ai partecipanti al Convegno ecclesiale di Firenze, nel 2015. 

In consonanza con questa deliberazione, mi permetto di offrire alcuni spunti di prospettiva per la ACI ed in generale per il laicato italiano chiamato alla sfida epocale del sinodo nazionale.

 Ecco su cosa mi piacerebbe impegnarci:

– Avviare una storia teologica del laicato italiano nel Novecento,

con utili rimandi all’Ottocento, forse risalendo fino ad Antonio Rosmini. Oltre ai testi “canonici” sulla ACI (come quelli del Presidente di Argomenti2000, il prof. Ernesto Preziosi), mi sembrano interessanti i recenti lavori dello storico della educazione Fulvio De Giorgi proprio su Antonio Rosmini e la scuola italiana di spiritualità, nonché sul contributo che i giovani e gli studenti credenti hanno espresso, prima, durante, dopo il ‘68.

– Riconfigurare la ACI come generatrice al contempo di percorsi partecipativi innovativi e di percorsi sinodali felici.

Dal punto di vista civile e civico, le ACI potrebbero sostenere ed incoraggiare ogni nuova modalità di innovazione partecipativa che punta a mettere al centro l’ascolto attivo delle persone, soprattutto le più povere, fragili, periferiche…

– Farsi promotori nelle diocesi della istituzione di ministri straordinari per la cura del Sinodo nazionale;

i ministri sinodali potrebbero essere donne ed uomini ecclesialmente radicati e umanamente maturi che aiutino il Vescovo a sviluppare nella propria diocesi il percorso sinodale per renderlo nutriente, significativo, inclusivo. E per non lasciarsi sfuggire questa occasione di discernimento comunitario, richiesto con paterna insistenza dal Papa…

– Cambiare, per dieci anni, paradigma formativo nella cura degli adolescenti:

fino ad ora, la formazione per gli adolescenti ha messo l’accento sulla parrocchia e sui “giovanissimi”; il mio invito è spostare l’accento sulle scuole superiori e sul MSAC, il Movimento Studenti di Azione Cattolica. Il MSAC è l’associazione studentesca che esiste da 111 anni e nella quale si sono formati, tra gli altri, i fratelli Piersanti e Sergio Mattarella! Nella mia gioventù ho potuto contribuire ad una riforma organizzativa del MSAC, circa 25 anni fa: con il rischio di apparire di parte, evidenzio che da quella riforma sono stati generati interessanti frutti di protagonismo laicale studentesco, come le Scuole di Formazione per Studenti-SFS, occasioni nazionali di crescita civica studentesca rivolte a tutti gli studenti italiani. Si, alla luce di queste novità, posso testimoniare la bontà di questo azzardo e suggerire alla ACI di centrare la attenzione sul MSAC, su quella che un tempo si sarebbe chiamata pastorale d’ambiente. Del resto, tante ACI nel mondo (penso alle associazioni africane aderenti al Forum Internazionale di Azione Cattolica) sono centrate sulla scuola e sulla condizione dell’essere studenti, nella fascia adolescenziale. Nel 1952-1954, una tal proposta era stata avanzata dal troppo presto dimenticato Mario Vittorio Rossi, Presidente nazionale della Giac Gioventù Italiana di Azione Cattolica, che si dimise dall’incarico durante la Quaresima del 1954…

– Scavare intorno alla storia del MSAC che, come sopra riferito, ha compiuto 111 anni.

Questo al fine di provare a generare nuovi filoni di storiografia nella Chiesa del Novecento e della storia della scuola italiana… Ultimamente ho messo a fuoco che sia Giuseppe Lazzati che Giuseppe Dossetti sono stati delegati studenti , negli anni 30 del Novecento, quindici anni prima di impegnarsi nella Costituente…Se confermata, questa intuizione potrebbe dare nuovo vigore tra le nostre aggregazioni ecclesiali nei confronti della cura della educazione civica e della formazione ai valori costituzionali, promossi con amorevole abnegazione nelle nostre scuole dal caro prof. Luciano Corradini!

In conclusione, sogno una ACI con due ali: la prima per far volare percorsi sinodali nutrienti e felici; la seconda per accompagnare percorsi partecipativi civili e innovativi, aperti e condivisi.

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One Response Comment

  • Luciano Corradini  maggio 30, 2021 at 7:49 pm

    Condivido le proposte fatte da Giandiego Càrastro, avendo avuto preziose occasioni di partecipazione e di promozione relative all’associazionismo studentesco cattolico, di cui continuò ad auspicare e a suggerire la ripresa, in ambito di Diocesi, parrocchie e di scuole secondarie superiori. Lo ringrazio per la citazione e per aver trovato, fra i sopravvissuti del centenario Msac, amici che hanno orecchie per intendere e per mettere in pratica le parole e gli esempi di Papa Francesco, che invita i giovani a “immischiarsi” nell’associazionismo e ad avere fiducia nel dialogo intergenerazionale, che loro stessi potranno ravvivare, anche chattando e telefonando, per rilanciare nuclei generativi di comunità scolastiche, con insegnanti e con altre aggregazioni laicali, per esempio con l’Uciim. Ricordando che siamo, anche se non coetanei “fratelli tutti”.

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