Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

L. Prenna, Dal cattolicesimo democratico al nuovo popolarismo. Sui sentieri di Francesco, Il Mulino 2021, pp. 170, 17,00 euro.

Quando sorse nel 1919, il Partito Popolare rappresentò un rilevante punto di riferimento politico e culturale da cui scaturì un movimento, il popolarismo, capace di attraversare varie stagioni della storia del nostro Paese. Le radici teologiche, filosofiche e politiche del popolarismo non solo sopravvivono ma, a detta di molti, possiedono ancora una vitalità destinata all’attualizzazione nell’odierna società. A partire da una peculiare comprensione del popolo – il quale, per i seguaci di Sturzo, non s’identifica con lo Stato ma influenza la struttura e la funzionalità dello stesso – il popolarismo denuncia ogni forma di assolutismo. In quest’opera, il partito si configura come una sorta di organismo plurale con il compito sia di formare i cittadini sia di avanzare una progettualità politica locale e nazionale.

La stagione che viviamo necessita di visioni, come quella espressa dal popolarismo, rivolte ad assumere le positività della transizione in atto. Il libro di Lino Prenna – ordinario di Filosofia dell’educazione e coordinatore nazionale dell’associazione Agire Politicamente – intitolato Dal cattolicesimo democratico al nuovo popolarismo. Sui sentieri di Francesco (Il Mulino, 2021), sembra avere tutta l’intenzione di riprendere e di attualizzare il messaggio e la presenza della cultura politica popolare all’interno del lungo, e triste, scenario italiano del dopo prima repubblica.

Il mondo attraversa un tempo di mutamenti profondi e imprevedibili per nulla paragonabili a quelli presenti nelle epoche precedenti. La globalizzazione incentrata sulla competenza, sulla privatizzazione e sull’accumulo di ricchezza sfibra quotidianamente le nostre comunità sino a condurle a formulare un’idea di scuola, e di formazione in genere, di carattere aziendalistico o collegato in modo esclusivo alla produzione materiale e finanziaria. A parere dell’autore del volume, il luogo da cui elaborare una proposta alternativa è la città. I protagonisti di simile approccio sono i cittadini che dalla pluralità delle loro convinzioni culturali, religiose e politiche sono chiamati a convergere alla costruzione della città a misura d’uomo. Infatti, secondo Prenna, la pluralità «è la nuova opportunità della città. Ma una città plurale, in cui si saldino identità e diversità, libertà individuali ed esigenze relazionali, non può nascere dalla sommatoria di individui e di interessi, ma dalla fatica di comporre e costruire l’appartenenza urbana come popolo» (p. 41).

Inoltre, nella stagione della crisi dei corpi sociali urge individuare nuovi profili di cittadinanza in grado di consentire una fecondità politica, sociale, culturale. Allora è il momento di risvegliare un protagonismo popolare dai territori e dalle persone che li abitano attraverso il metodo della democrazia partecipativa. Quest’ultima, più che un insieme di norme burocratiche da rispettare s’identifica con un processo, per nulla ideologico, a cui tutti – dai quartiere alle associazioni, dalle religioni ai partiti – sono invitati a prendere parte. Per far ciò occorre, secondo Prenna, un percorso di democratizzazione della società che si sviluppi «attraverso percorsi formativi di un habitus democratico inteso come ethos comune. Si tratta quindi di educare alla democrazia» (p. 51). Così la democratizzazione della società rende simile forma di governo come il sistema regolativo delle relazioni sociali.

Il popolarismo intende la politica come sintesi della realtà sociale lontana tanto da ogni forma di totalitarismo quanto da ogni sogno utopico. Tuttavia la politica, in quanto parte rilevante dell’esistenza umana, è sottoposta alla misurazione etica perché la vita sociale non è esterna all’uomo bensì è costitutiva del suo essere. Alla luce di tale presupposto, la concretizzazione del messaggio politico dei popolari comporta per Prenna la denuncia verso l’attuale modello economico e la vicinanza ai fragili delle nostre comunità. Si tratta di una sorta di principio di responsabilità da declinare anzitutto verso le esigenze del nostro tempo come quelle connesse alla vicinanza ai poveri e alla tutela dell’ambiente. Di conseguenza l’approccio popolare ci invita ad un progetto volto più alla costruzione del futuro che alla conservazione dell’esistente tramite il metodo della mediazione politica e culturale. In tal modo, il popolarismo oggi non potrà mai coincidere con il catalogo di valori da rispettare – o da imporre agli altri – bensì con un cammino privo di verità assolute da difendere e da percorrere nella piena accettazione della pluralità e dell’autonomia tipiche dell’odierna società. Quindi è in gioco non «un’alleanza di credenti in nome della stessa fede ma una formazione di cittadini dalla identità plurale, formate dalle culture che hanno elaborato la nostra Carta» (p. 93).

Il volume di Prenna ha il pregio di riprendere la lezione del popolarismo nel tentativo di attuarla nel nostro tempo. Simile esperimento pare ben riuscito poiché dalle radici della proposta di don Luigi Sturzo traiamo una visione in grado di avanzare nel nostro contesto un progetto-programma finalizzato a sostenere politiche di attenzione ai territori, ai cittadini e alla loro educazione, al miglioramento della prassi democratica, al sostegno ai fragili e alla difesa dell’ambiente. Nel rintracciare le fondamenta culturali, politiche e sociali del popolarismo, Prenna – con il suo studio – mostra la stringente attualità della prospettiva sturziana e, al contempo, invita i credenti a riprenderla per agire in politica da cristiani.

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