Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il testo del Vangelo: Mc 16, 15-20

15Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. 17E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

Il brano di questa domenica, solennità dell’Ascensione del Signore, è posto a conclusione del Vangelo di Marco. Esiste unanime accordo nel ritenerlo una “aggiunta” rispetto al testo originale, elaborata dalla comunità primitiva proprio per dare più esplicita enfasi agli eventi pasquali. Nonostante la sua apparente semplicità, questo testo è denso di temi: l’annuncio, la salvezza, la vita del discepolo, la prossimità di Gesù nei riguardi di ogni uomo.

Un annuncio universale

L’universalità dell’annuncio è chiara: ogni creatura attende il Vangelo. C’è un inscindibile legame tra creazione e redenzione, per cui tutti gli uomini sono potenziali destinatari della predicazione di Cristo. Tuttavia, anche se esso è “vero” nel senso più pieno e perfetto del termine, l’annuncio non è mai coattivo e passa sempre attraverso la disponibilità e l’accoglienza di chi incontra. L’Eterno Dio entra nella storia chiedendo il sì di Maria. È nella grande libertà donataci che risiede il dramma dell’esistenza umana: il vangelo di oggi parla di salvezza e di condanna in relazione al credere.

Poter credere

L’atteggiamento del “dover credere”, comune a molti cristiani e a persone in ricerca, va rivalutato nel senso dell’opportunità di credere. Sia come predicatori, sia come popolo in ascolto, siamo invitati a pensare all’annuncio come alla straordinaria possibilità, per nulla ovvia, di incontrare e conoscere un Dio Padre, l’unico capace di rispondere alle domande che nascono nel nostro cuore di creature, l’unico capace di salvarci, anche in modi che non immaginiamo.

Segni “straodinari”

Vengono poi enumerati i segni che accompagnano il credente: questi non esistono affinché si creda, ma scaturiscono dall’aver creduto e dall’essersi innestati nella vita di Cristo. Ognuno, di fronte alla straordinaria portata di questi segni, potrebbe mettersi in discussione, in quanto credente. Eppure la presenza del Signore nella nostra vita cambia il mondo: porta a scacciare il male dal nostro cuore, a parlare in modo nuovo, con un linguaggio di amore che, nonostante la differenza, tutti sentono come proprio, a non aver timore di confrontarsi con ciò che di pericoloso e difficile esiste, a sopravvivere al “veleno” del mondo, senza perdere la fede, a lenire le ferite dell’altro. A tal proposito sono significative le parole della lettera a Diogneto: «Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano». Tali segni, seppur quotidiani, sono altrettanto straordinari.

In vasi di creta

Gesù consegna l’annuncio a degli uomini che lo hanno seguito e hanno condiviso la vita con lui. Essi cono uomini come tutti gli altri, con limiti e peccato. Il preziosissimo tesoro della proclamazione del Vangelo, da cui dipende la salvezza, sono affidate all’uomo come un tesoro in vasi di creta (Cor 4,7).

La vicinanza di Gesù

Viene descritto come Gesù salga in cielo, sia portato in alto, nel luogo in cui, per la cosmologia ebraica, risiede Dio. Egli si sottrae allo sguardo. Eppure la frase successiva sembra subito smentire questo apparente allontanamento: «il Signore agiva insieme a loro». Con l’ascensione non avviene una separazione da Gesù, anzi, se possibile un ulteriore avvicinamento. Inizierà, a Pentecoste, il tempo dello Spirito Santo, che soffia in ogni cuore, oltrepassa ogni barriera e porta l’amore di Dio al mondo. Egli è sempre con noi.

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