Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

P. A. Carnemolla, Un laico cristiano: Giorgio La Pira, Edizioni Polistampa 2021, pp. 304, 18,00 euro

Quella di Giorgio La Pira è una luminosa testimonianza di come si possa vivere il messaggio cristiano attraverso l’impegno in politica. Infatti, il sindaco di Firenze ha vissuto un’intensa vita spirituale immersa negli affari del mondo come quelli che caratterizzano l’opera politica e sociale. Ciò, La Pira lo ha esperimentato a partire dallo spazio di autonomia che il cristiano nella storia deve ritagliarsi tramite l’assunzione di responsabilità personali le quali non possono che escludere ogni strumentalizzazione della Chiesa per finalità politiche. Da questa prospettiva, il suo è stato un cammino di ascesi che dalla realtà sensibile e materiale lo ha condotto all’unione con il Dio di Gesù Cristo.

Personalità poliedrica e appassionata, il costituente d’origine siciliana era lontano da ogni forma di clericalismo poiché avanzava un profilo di credente a servizio della comunità fatto di maturità, responsabilità, studio, coraggio e passione. Il recente volume intitolato Un laico cristiano: Giorgio La Pira (Edizioni Polistampa, 2021) di Piero Antonio Carnemolla – studioso del cattolicesimo italiano e direttore editoriale della rivista Quaderni Biblioteca Balestrieri – permette di conoscere alcuni aspetti fondamentali della vicenda esistenziale di La Pira contraddistinta da un’adesione al messaggio cristiano dovuta ad una peculiare riflessione teologica soggiacente alla sua azione politica.

Ben prima dei pronunciamenti del Concilio Vaticano II, con la sua vita Giorgio La Pira ha proposto il modello della corresponsabilità laicale nella missione della Chiesa. Per riprendere la Lumen Gentium, il politico siciliano ha manifestato la comune chiamata alla santità che prevede, come ricorda Carnemolla, un profilo laicale non più «affidatario o mandatario di un impegno, ma soggetto protagonista di un compito che gli proviene direttamente da Dio in virtù dell’azione sacramentale del battesimo che è fonte e radice dei ministeri» (p. 195). Così, La Pira ha tentato di vivere il dono della santità senza fughe dalle preoccupazioni degli uomini ma attraverso un’immersione completa in queste.

Per l’autore del volume, possiamo dedurre che la teologia cristiana – dall’esempio lapiriano – è in grado di riapprendere una lezione fondamentale unita al suo costruirsi non più da categorie astratte bensì a partire dalle azioni di Dio nella storia e quindi negli uomini e nelle donne disponibili ad accogliere il mistero di salvezza. Il progetto politico che discende da simile consapevolezza è quello della centralità della persona umana da ricercare, tutelare e ampliare nelle città vissute dal sindaco di Firenze come case degli uomini e di Dio. Solo in questa cornice capiamo sia le preoccupazioni di La Pira per l’emergenza abitativa nel capoluogo toscano o l’impegno destinato ad evitare una drammatica crisi occupazionale per via della chiusura di alcuni impianti industriali; sia la sua idea di “metafisica della città” con la quale il politico cristiano desiderava raffigurare gli agglomerati urbani come unità viventi costituite da molteplici microcosmi.

La Pira è stato anche un credente che ha proposto, oltre che con la vita anche con alcuni scritti, una peculiare visione di Chiesa in una stagione storica di transizione come quella odierna. All’indomani del secondo conflitto mondiale, in un mondo sempre più avviato verso la globalizzazione, la relazione Chiesa-mondo andava ripensata tanto per i mutamenti culturali in atto quanto per l’avanzare della scristianizzazione dei popoli, in particolare di quelli occidentali. In tale contesto, La Pira – sulla scia del messaggio del card. Suhard – sosteneva la necessità di un rinnovato impegno missionario della comunità ecclesiale capace di coinvolgere il clero e i laici insieme. Quest’ultimi, oggi come allora, sono invitati a comprendere la nuova situazione culturale, politica e sociale per divenire testimoni di Cristo per chiunque e in qualsiasi contesto.

Nella lettura lapiriana, il principale problema dell’epoca moderna non coincideva con la crisi dell’ordine economico, giuridico o politico bensì con quella spirituale pertanto i cristiani erano – e restano – chiamati alla riforma della società a partire dall’annuncio evangelico. Difatti, come registra Carnemolla, secondo La Pira la Chiesa ha «diritto di parlare, di consigliare, esortare, raccomandare, esprimere giudizi – sia positivi che negativi – in ordine al bene spirituale e materiale della persona che deve essere vista nella sua unitarietà di carne e spirito» (p. 62).

Tuttavia, la missione della Chiesa era sin da allora minacciata, più che dall’eresia o dall’opposizione di qualcuno, dall’indifferenza dell’uomo contemporaneo dinanzi al suo messaggio salvifico. Quest’ultimo spingeva La Pira a consigliare una visione cattolica aperta e non manichea perché «nelle cose dell’uomo vi è sempre una mescolanza, una impurità» ma anche «dell’oro in mezzo al piombo, della luce in mezzo all’ombra, del vero inviscerato nell’errore» (p. 74). Da questo deduciamo che per il sindaco di Firenze il mondo – anche se scristianizzato – andava riletto con un discernimento realizzato con la logica dell’incarnazione ovvero tramite la redenzione cosmica dovuta al Dio fattosi uomo. Allora la realtà che si pone sempre dinanzi alla Chiesa è un luogo da amare tanto da spingere il credente «a immergersi per riportarlo a Cristo» (p. 85). Alla luce di quanto affiora, l’autore del volume mette in chiara evidenza come per La Pira, oltre alla preghiera, i cristiani erano chiamati a trasformare la città degli uomini per ripararla dalla devastazione e per evitarle la rovina «le realtà misteriose e luminose della città eterna, non sono senza un rapporto essenziale, trasformatore, con la vita terrestre dell’uomo» (p. 104).

Lo studio di Carnemolla è un testo importante almeno per due motivi. Il primo è connesso alla singolarità della ricerca tesa a far emergere la radice teologica dell’azione umana, sociale e politica di La Pira. Il secondo si lega, invece, alla possibilità di rilevare in queste pagine una personalità – come quella del “sindaco santo” – che con la sua vita ha offerto alla Chiesa una carica profetica indirettamente raccolta dal Concilio Vaticano II. Inoltre, con questo volume, l’autore porge alla Chiesa italiana un valido contributo per imparare a conoscere, e a trasmettere alle nuove generazioni, le peculiarità di una delle figure più significative del cattolicesimo italiano del XX secolo.

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