Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il testo del Vangelo: Gv 20, 1-9

1Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

Assenza

Il brano del vangelo di oggi, Solennità di Pasqua, racconta la scoperta della tomba vuota da parte di Maria di Magdala e dei primi discepoli. Questo evento, che segna l’inizio della fede pasquale, è centrato su una mancanza, su un vuoto. La pietra ribaltata e l’assenza del corpo morto di Gesù potrebbero sembrare enigmi da risolvere o, semplicemente, eventi poco significativi. Su di essi, invece, si fonda la fede di un popolo che da duemila anni ricerca, incontra e spera nel Risorto.

Il tempo per risorgere

Il giorno dopo il sabato rappresenta, contemporaneamente, il tempo della nostra vita e l’inizio di una nuova creazione. Questo richiamo temporale ci suggerisce che la nuova creazione entra nella trama del nostro tempo e che ogni giorno può essere vivificato, può “risorgere”.

“Era ancora buio”

Il buio del mattino è, anch’esso, uno scenario che conosciamo: la nostra storia personale e comunitaria, costantemente tra luci e ombre. Luce per la fiducia e il desiderio di incontrarLo, buio per la mancanza di fede.

La pietra ribaltata per l’uomo

Prima ancora della tomba vuota, ciò che Maria osserva è la pietra che chiudeva il sepolcro, ribaltata. Immediatamente pensa che il cadavere sia stato trafugato. Tante volte immaginiamo questa pietra rimossa come la via di uscita del risorto dal sepolcro. Tuttavia Gesù non torna alla “vita di prima”, ma entra in una nuova vita. Dalle esperienze della “corporeità” del Messia Risorto si intende che Gesù non avesse affatto bisogno di ribaltare la pietra per risorgere.

Questa “porta” aperta, non per mano umana, è, invece, fondamentale proprio per gli uomini: consente di scoprire la Resurrezione, apre i nostri occhi a segni che non sappiamo vedere. Avere accesso fin dentro il sepolcro, luogo che, per ovvi motivi, è da evitare, già rivela un inedito rapporto con la morte e, di conseguenza, con la vita. Ribaltare la pietra significa ribaltare tutti quei pesi che non ci fanno vivere, tutti gli ostacoli che non ci fanno cogliere la vita di Dio nella compagine delle nostre giornate.

Correre e attendere

Entrano in scena i due discepoli: l’evangelista Giovanni racconta “in movimento” il percorso che essi compiono per incontrare questa assenza. I discepoli corrono, spinti dall’amore per il Maestro e dall’incredulità: avranno creduto irrimediabilmente e tragicamente “chiusa” la vicenda di Gesù di Nazareth. Il discepolo che Gesù amava corre più veloce ma, giunto sul luogo, attende Pietro, “primo” discepolo ad aver sperimentato la fedeltà e il perdono di Gesù di fronte al suo tradimento. L’amore che aveva spinto il discepolo più velocemente verso il giardino è lo stesso amore che sa attendere Pietro. Cedere il passo è un gesto significativo e commovente.

“E vide e credette”

Entrando nel sepolcro osserviamo due prospettive: una semplicemente “fisica” che descrive ciò che vede, provando a trasmetterci la scena di quella mattina; l’altra più interiore, da cui scaturisce un “credere”. Le bende per terra e il sudario, posto in un luogo a parte, sono i dati fisici, oggettivi: la salma di Gesù non è nel sepolcro. Il discepolo amato, però, vide e credette. L’assenza di Gesù, insieme ad una particolare disposizione dei teli della sepoltura, evocano una presenza, portano il discepolo a capire, in qualche modo, la resurrezione e a coglierne i segni. A credervi. È l’amore che rende possibile ciò, la materia necessaria per credere alla Resurrezione. Come l’elemento fondamentale per capire una persona è amarla.

La gioia del credente

Il sepolcro vuoto infrange l’unica certezza che l’uomo ha. In questa Domenica di Pasqua possiamo chiederci come ci poniamo di fronte a questo evento. Credere nella Resurrezione significa credere che possiamo realmente incontrare Gesù, che la morte non sconfigge la vita di Dio. Questa ci è straordinariamente e gratuitamente donata: siamo chiamati a scoprirla nel percorso della nostra vita. La fede nella Resurrezione non può non cambiare radicalmente l’esistenza. L’incontro con il Risorto vuol dire risorgere. Questa è la gioia del credente.

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