Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

L. De Santis Unire le città per unire le nazioni. L’idea e la funzione della città in Giorgio La Pira, Cantagalli 2020, pp. 119, 14,50 euro.

A chiare lettere, e in diversi momenti del suo pontificato, papa Francesco ha ribadito la dimensione sociale dell’annuncio cristiano. In Cristo, infatti, la vita nuova si declina attraverso nuove categorie di pensiero, di valori, di comportamenti che hanno sempre una ricaduta sociale, politica, economica, culturale. Non si tratta di una mera riduzione sociologica del messaggio cristiano bensì di una vera e propria assunzione integrale dell’invito evangelico a vivere e promuovere un’esistenza rinnovata sul piano tanto individuale quanto sociale. Alla luce di questa visione del mondo, i cristiani nella storia – ciascuno secondo le proprie possibilità – sono chiamati favorire il bene della persona e la tutela dell’ambiente all’interno della comune chiamata alla santità. Ciò significa, anzitutto, prendere sul serio il ruolo delle città che – sin dall’antichità – rappresentano i luoghi fondamentali della socialità umana.

Politica nell’ottica della carità cristiana

Nella recente storia italiana, tanti sono gli esempi di credenti che hanno vissuto la politica e l’impegno per le città come mezzi per vivere interamente l’annuncio cristiano. Fra questi, rifulge la testimonianza del “sindaco santo” Giorgio La Pira ben presentata nell’ultimo volume di Luca De Santis intitolato Unire le città per unire le nazioni. L’idea e la funzione della città in Giorgio La Pira (Cantagalli, 2020). L’autore, docente di Teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore in Roma, cerca di comprendere la personalità del politico cristiano in una prospettiva globale: mette cioè in risalto la connessione della mistica lapiriana con la sua missione a favore della cittadina toscana e, in generale, nella politica. Così, per De Santis, non si può intendere la personalità di La Pira se «non si pone in evidenza la sua dimensione mistica, il suo confidare totalmente nella Grazia divina e soprattutto il ritenersi strumento di Dio per elargire e programmare la carità anche dal punto di vista politico» (p. 27). Persino l’incarico istituzionale, che aveva ricevuto come guida di Firenze, da lui era ritenuto come parte della sua vocazione divina alla quale concedere un amore pari a quello che lo sposo dona alla propria sposa. In tal modo, il costituente siciliano era in grado di leggere profondamente la realtà senza tralasciare i semi di speranza presenti nella storia. Siciliano d’origine ma toscano d’adozione, La Pira seppe interagire con il clima effervescente presente in una Firenze abitata da uomini come Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, Divo Barsotti. Quelli della sua sindacatura furono anni significativi anche per la politica culturale di portata internazionale che, per volontà di La Pira, cominciava a porre Firenze come cuore nevralgico volto ad appoggiare iniziative di pace, di accoglienza, di dialogo.

L’attenzione di la Pira per il problema della povertà

L’impegno politico di La Pira è contraddistinto da un’evoluzione che lo ha condotto dall’essere fra i teorici della nuova costituzione ad agire da protagonista in vista di una concretizzazione del dettato costituzionale nel vissuto delle città. Saldamente legato ai valori dell’insegnamento sociale della Chiesa, per molti – a partire dall’allora vescovo di Firenze – La Pira era l’unico in grado di poter fronteggiare il Partito Comunista in merito a tematiche come la povertà, la giustizia sociale, l’inclusione, la solidarietà. Molto conosciuto in città per via della sua opera a favore dei poveri e degli emarginati, da sindaco fu capace di sequestrare una serie di alloggi non più utilizzati per destinarli ai senzatetto. Inoltre, celebre è il suo impegno per evitare la chiusura dello stabilimento della Pignone a Firenze che avrebbe causato la riduzione in povertà di migliaia di fiorentini e di toscani. In molte di queste battaglie sociali, La Pira restò solo poiché per i vicini era considerato un “comunista da sacrestia” per i lontani, invece, rappresentava la materializzazione storica dei loro ideali egualitari. A parere di De Santis, l’opera del “sindaco santo” ha provocato «sentimenti contrastanti riguardo alla ragione e alle finalità che hanno animato la sua azione politica» difatti la sua attività è stata criticata non solo «da coloro che negli schieramenti politici del tempo facevano parte dell’opposizione, ma anche da chi apparteneva al suo stesso partito di provenienza: la Democrazia Cristiana» (p. 93).

La città “policentrica”: garantire alle periferie gli stessi servizi del centro

All’indomani del secondo conflitto mondiale, una massa di persone lasciò la campagna per cercare cibo e fortune nelle città. Ciò avvenne anche a Firenze tanto da causare un’emergenza abitativa e sociale. A partire da una logica destinata a costruire una rete mondiale a favore della pace attraverso le città più importanti, La Pira non aveva intenzione di estendere soltanto geograficamente la città di Firenze tramite le periferie bensì era desideroso di diffondere le medesime caratteristiche del centro della città a tutto il resto. Questo significava garantire a tutti i cittadini i servizi essenziali connessi al diritto alla salute, all’istruzione, alla libertà religiosa, al lavoro. Allora, sostiene l’autore del volume, le case costruite da La Pira «hanno la funzione di creare e avviare i rapporti solidali all’interno della città» (p. 64) anche perché «la periferia non è concepita come il bordo o il perimetro del centro abitato, ma la città si svilupperà a forma di stella, dando vita a quartieri satelliti: costruiti intorno alla città madre, i quali saranno a essa ben collegati» (p. 85).

La concretezza della proposta politica cristiana

Il libro di De Santis è un ottimo esempio per declinare nel contesto odierno il realismo positivo che il messaggio cristiano può annunciare nella storia. Proprio attraverso la rilettura dell’impegno politico di La Pira – dai suoi detrattori considerato ingiustamente come un visionario sganciato dalla realtà – l’autore mostra la portata concreta e quindi sociale e politica del messaggio cristiano. Quella di La Pira è una lezione da riprendere per l’oggi nel quale tra abusi edilizi, piani urbanistici e anonime periferie è necessaria una nuova politica finalizzata a costruire non palazzi o case ma città-comunità. Il volume di De Santis è un ottimo strumento per alimentare il dibattito anche su queste urgenze che la politica attuale deve affrontare.

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