Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

C. Ripamonti – C. Tintori, La trappola del virus. Diritti, emarginazione e migranti ai tempi della pandemia, Edizioni Terra Santa 2021, pp. 110, 13,00 euro.

La pandemia ha rivelato le molte ingiustizie presenti nel nostro sistema sociale. I poveri, gli emarginati, i migranti sono coloro che hanno pagato maggiormente gli effetti economico-sociali sorti in quest’ultimo anno. Quando i cittadini erano costretti a restare a casa per evitare la diffusione del virus, molti non avevano abitazioni o strutture nelle quali rifugiarsi. Grazie alla rete di solidarietà e di assistenza presente su tutto il territorio nazionale, molti poveri hanno trovato ristoro, accoglienza, umanità.

Il volume La trappola del virus. Diritti, emarginazione e migranti ai tempi della pandemia (Edizioni Terra Santa, 2021) racconta – attraverso una lunga intervista di Chiara Tintori al presidente del Centro Astalli Camillo Ripamonti – l’opera messa in campo durante i mesi di pandemia dalla sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. L’impegno sociale messo in campo dal Centro è mosso da una prospettiva credente e mira a trasformare la paura e il bisogno in carità e condivisione. Anzitutto dal testo emerge che durante il lockdown un numero elevato di italiani, rifugiati e migranti hanno utilizzato servizi come la mensa. Ciò ha mostrato, in modo inequivocabile, che la pandemia ha rimescolato la povertà e i bisogni non tanto per via della condizione sociale quanto del bisogno primario di sfamarsi.

L’integrazione di chi ‘vive ai margini’

Secondo Ripamonti, questo periodo di crisi dovrebbe spingerci ad «assumere la nostra parte di responsabilità nel trasformare quella porzione di mondo nel quale ci è dato vivere» (p. 21). Si tratta, quindi, di risvegliare quella dimensione di fraternità umana che papa Francesco ha recentemente proposto nell’enciclica Fratelli tutti. Questa visione deve influenzare anche la politica la quale è chiamata ad interessarsi delle fasce più fragili della società. È chiaro che l’altro talvolta fa paura, spiazza e invita al cambiamento, ma soltanto con l’incontro e l’integrazione, specie con coloro che vivono ai margini della società, si costruisce la comunità. Per favorire tali processi la politica, a qualsiasi livello, non può restringere il proprio campo d’azione alla ricerca del consenso elettorale bensì è invitata a progettare il futuro. In merito alle migrazioni, ciò significa avviare «investimenti nei Paesi di provenienza, attraverso lo strumento della cooperazione internazionale» (p. 75) ma anche una gestione del fenomeno non «ideologica o preventivamente di parte, ma trasversale, nazionale e internazionale» (p. 105).

Diritti o privilegi

Il volume, che è arricchito dalla prefazione di Gherardo Colombo, pare anche un importante approfondimento sul tema della tutela dei diritti nella nostra società. Proprio la pandemia ha rivelato come i diritti siano divenuti quasi dei privilegi, pertanto non a tutti garantiti, messi costantemente in discussione. La costituzione italiana, come registra Colombo, dichiara che tutte le persone sono importanti e che è compito della Repubblica, dunque delle istituzioni, rimuovere tutti gli intoppi che impediscono il pieno sviluppo delle singole personalità.

Mettere le persone al centro

Inoltre, come è solito ripetere papa Francesco, la tragedia dovuta al diffondersi del Covid-19 non può essere sprecata ma deve divenire occasione di riforma sostanziale della nostra comunità al fine di porre al centro le persone, e i loro bisogni, siano questi cittadini italiani o migranti. Su questo tema, negli ultimi anni l’Unione Europea ha avuto un atteggiamento incerto che ha alternato l’opera di accoglienza e sensibilità a opzioni difensive e di parziale chiusura. Per Ripamonti, alcune dinamiche di esclusione sono aggravate dal fatto che «si parli sempre di immigrati ma non si dia la parola agli immigrati […] Non sono loro che si raccontano ma siamo noi che facciamo dei racconti su di loro e, il più delle volte, corrispondono a quello che noi abbiamo in mente» (p. 65).

Il libro di Camillo Ripamonti e Chiara Tintori è un’occasione per affrontare la questione delle moderne povertà alla luce di chi tenta di lenirle e superarle. Il volume rappresenta un valido contributo per la conoscenza di tali problematiche ma soprattutto per invitare ad un ripensamento sociale, politico e culturale a partire dalle povertà. Così, tale fatica può raffigurare un significativo apporto per alimentare una riflessione volta a far divenire la tragedia della pandemia un’occasione per ristrutturare dalle fondamenta le nostre organizzazioni sociali.

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