Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

G. Grandi, Scusi per la pianta. Nove lezioni di etica pubblica, Utet 2021, pp. 125, 12 euro.

In questi mesi di pandemia lo abbiamo ascoltato, letto e forse detto più volte: la crisi che attraversiamo è un’occasione per rivedere i nostri stili di vita. Il Covid-19 ci invita ad un globale ripensamento delle nostre esistenze personali e comunitarie tanto sul versante socio-economico e politico quanto nella prospettiva dell’etica pubblica. Infatti, un ritorno alla “normalità” pre-pandemica significherebbe non aver appreso nulla dall’esperienza drammatica di questo periodo.

Con il suo ultimo libro intitolato Scusi per la pianta. Nove lezioni di etica pubblica (UTET, 2021) Giovanni Grandi – professore associato di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Trieste – alimenta la riflessione sulla rilevanza dell’etica pubblica nel tempo di transizione che viviamo. La proposta dell’autore si muove a partire da un gesto di sensibilità, maturità e attenzione di un undicenne il quale – dopo aver colpito una pianta con un pallone da calcio – lascia una piccola somma di denaro e un biglietto di scuse ai proprietari del vaso rotto.

Il gesto e le parole del ragazzino, una volta rese pubbliche sui social, hanno suscitato migliaia di condivisioni e like tanto da concedere una rilevanza nazionale all’episodio. Il successo di una notizia del genere è certamente dovuto all’onestà del protagonista ma, soprattutto, al fatto che narrazioni come questa toccano la nostra umanità fino a provocarci, a parere di Grandi, nostalgia «di relazioni pulite, oneste, forse il nostro stesso desiderio – di adulti – di esserne ancora capaci» (p. 11). Inoltre, l’azione dell’undicenne sembra porsi come un appello a valutare e rivedere le nostre relazioni nello spazio pubblico ossia sul posto di lavoro, in condominio, al supermercato, al parco comunale. Così, per l’autore, un gesto come questo – nel bel mezzo di una crisi pandemica internazionale – è un piccolo ma importante segno per avviare una crescita dal punto di vista dell’etica pubblica.

L’etica pubblica fiorisce dall’intimo

Intanto lo studio di Grandi è utile a ricordarci che l’etica pubblica, anziché manifestare un atteggiamento diverso da quello privato, si riferisce al nostro impegno e alle relative azioni verso gli altri e, quindi, capaci di una rilevanza che va ben oltre l’interesse individuale. Fare quello che è giusto riguarda sicuramente qualcosa di congiunto al rispetto delle regole condivise ma, soprattutto, si associa ad una dimensione intima – spirituale secondo l’autore – in grado di far emergere la nostra “lotta interiore”. Questa è, per Grandi, la consistenza profonda dell’etica pubblica alimentata da domande radicali di taglio «spirituale e morale insieme» (p. 24).

L’etica pubblica sorge a partire dal principio di responsabilità che pare doveroso quando viene richiesto agli altri ma genera fatica, ripensamenti e cambiamenti appena riguarda noi in prima persona. Forse, afferma l’autore, è proprio per questo che «il gesto di responsabilità di un undicenne ci cattura a ci provoca: incarna da un lato quello che ci aspettiamo dagli altri ma, più sotto, ci mostra, quel che noi stessi vorremmo essere» (p. 34). È chiaro che rispondere con responsabilità a chi ci fa del bene è abbastanza scontato. Il problema si manifesta quando occorre essere abili a rispondere al male con il bene. Allora, a parere di Grandi, siamo in grado di quantificare il nostro senso di giustizia e di responsabilità nel mutare, o meno, il nostro atteggiamento verso gli altri in base a quello che loro faranno a noi. L’assunzione di responsabilità è, ancora, una via privilegiata per comprendere la qualità dei nostri rapporti con gli altri – conosciuti o meno – e, quindi, unita alla capacità di cogliere il male che porta sofferenza alle persone che ci circondano poiché l’etica «è una questione di decisioni, di gesti ma certamente anche di sensibilità» (p. 42). Tutto ciò conduce ad una dimensione affettiva che può, in prospettiva, riparare anche le relazioni danneggiate da taluni comportamenti.

Una questione educativa

È chiaro che nelle attuali democrazie è del tutto improbabile che si sviluppi una legislazione finalizzata a normare, fin nei dettagli, il nostro livello di responsabilità pubblica. Pertanto, necessita investire in educazione e cultura ripensati come luoghi per intendere il bene e il male e gli effetti di questi sulla vita delle persone. Da tale consapevolezza si apre la via che conduce alla gestione dei beni comuni e alla ricerca del bene comune. Dunque, comprendiamo anche la valenza politica e sociale che un discorso sull’etica pubblica può generare.

Il libro di Giovanni Grandi ha il merito, in piena pandemia, di riflettere in modo organico sulla rilevanza dell’etica pubblica nelle nostre vite. Proprio la crisi che attraversiamo va riletta in modo intelligente e profondo per evitare che passi come una tragedia da dimenticare immediatamente. Allora, il volume si configura un’occasione per interpretare il tempo che viviamo come opportunità di crescita personale e collettiva.

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