Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

Che la politica italiana sia in crisi, a qualsiasi livello o declinazione, è verità nota a tutti. I dubbi sorgono in merito alle ipotesi avanzate per rinnovarla. C’è chi è convinto che occorra un cambiamento generazionale e chi, stanco delle lunghe mediazioni dei politicanti, vuole affidare ogni scelta e responsabilità ai tecnici. Poi esiste chi è ancorato a modelli culturali e sociali del passato e chi si proietta talmente tanto nel futuro da smarrire ogni contatto con la realtà. E, infine, ultimamente si propongono movimenti antisistema e privi di ideologie che finiscono per far coincidere la buona politica con il mantenimento delle loro posizioni di potere acquisite.

In mezzo a questo marasma, ogni tanto si affaccia qualcuno che sostiene l’importanza del guardare – e studiare – il passato anche recente per rinnovare il presente e costruire il futuro. Quest’ultimo è il caso di Giovanni Grasso – giornalista parlamentare e direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica – che con il volume Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia (San Paolo, 2014) ripercorre la testimonianza del politico siciliano ucciso nel 1980. Presentare oggi la figura del già presidente della Regione Siciliana ha, in prima istanza, due rilevanti obiettivi: ricordare che in una stagione buia per il nostro Paese, e per la Sicilia, c’era anche fra i politici qualcuno disposto a rischiare la propria vita pur di avviare processi di cambiamento; introdurre l’importanza del ricordo – di chi nel passato ha affrontato problemi immani – per compiere un’autentica opera di discernimento finalizzata a orientare l’odierna prassi politica ridotta, troppo spesso, a operazioni di piccolo cabotaggio.

La figura di Piersanti Mattarella è fra le più significative della storia siciliana e italiana. La sua vicenda ci fa capire come l’azione diretta alla riforma della politica non può basarsi su di uno sterile moralismo bensì su di una straordinaria sintesi fatta di studio, volontà, coraggio, mediazione, intelligenza, senso di comunità e di responsabilità. Infatti per lo storico Andrea Riccardi, che ha scritto la presentazione al libro di Grasso, l’assassinio di Mattarella «mette in rilievo il valore della sua politica e dell’essere politico in quel modo. Non sarebbe stato ucciso se non ci fosse stata una radice sana e forte nel suo essere politico» (p. 9).

Il libro di Giovanni Grasso propone in modo integrale la figura di Mattarella che oltre ad essere politico, fu padre, marito, avvocato, membro dell’Azione Cattolica e animato da una grande passione civile che lo portò ad opporsi – tanto da consigliere al comune di Palermo quanto da presidente della regione – agli interessi della criminalità organizzata. Mattarella era pienamente consapevole dei rischi connessi alla sua opera di rinnovamento della politica siciliana che, come per il resto della società, era divisa tra rinnovamento e conservazione, fra tensione civica e interessi di parte. Gli anni della sua attività all’assemblea regionale erano quelli delle uccisioni di poliziotti, giudici e uomini impegnati a lottare contro Cosa nostra. Quello era anche il tempo in cui esponenti di spicco della Democrazia Cristiana – come Aldo Moro, maestro e amico di Mattarella – venivano trucidati perché protagonisti e artefici della rigenerazione della politica italiana.

Ieri, come oggi, la situazione socio-economica della Sicilia era difficile per via dell’arretratezza industriale e culturale dell’isola che favoriva l’azione delle cosche mafiose. Allora, a parere di Mattarella, occorreva «intervenire per eliminare quanto a livello pubblico attraverso intermediazioni e parassitismi, ha fatto e fa proliferare la mafia» ma anche «risvegliare doveri individuali e comportamenti dei singoli che finiscono con il consentire il formarsi di un’area dove il fenomeno mafioso ha potuto prosperare» (p. 33). Tuttavia era un periodo storico contrassegnato anche da grandi speranze che venivano da eventi come l’elezione di John F. Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti d’America e il Concilio Vaticano II che rappresentò per molti cristiani una svolta connessa al nuovo modo di intendere la politica e l’impegno nella società come vie di santità.

Un elemento fondamentale per intuire la storia umana e politica di Mattarella è, indubbiamente, la sua fede in Cristo. Dal volume di Grasso emerge un uomo segnato da una eccezionale sintesi tra fede, politica e cultura che fu alla base della sua scelta di non abbandonare il servizio politico – e l’opera di trasparenza e riforma che aveva avviato – quando il rischio di perdere la vita cominciò a profilarsi. Da questo punto di vista, Mattarella può essere considerato un martire cioè un testimone della speranza cristiana chiamata ad agire in questo mondo e, perciò, in grado di sostenere processi finalizzati alla ricerca del bene comune. La sua era una concezione del cristianesimo integralmente ancorata alla storia che andava maturando a partire dagli anni della sua giovinezza come affiora dalle parole di un giornalino scolastico da lui promosso: «è inutile parlare di teologia o di storicità dei Vangeli, se non si trattano e non si discutono i problemi pratici di un cattolico che si inserisca nella società» (p. 68). Questa visione si concretizzò nell’impegno politico di Mattarella all’interno di quella parte della Democrazia Cristiana più sensibile alla ricerca della giustizia e alla realizzazione delle riforme sociali.

Figlio di Bernardo che era uno dei leader dei democratico-cristiani di Sicilia fra i più stimati da Alcide De Gasperi, Piersanti è cresciuto sulla scia degli insegnamenti politici, sociali ed etici di don Luigi Sturzo. Il fondatore del Partito Popolare era il punto di riferimento di un gruppo di dirigenti partitici che alla luce dell’ispirazione cristiana s’impegnava per la ricerca della libertà e della giustizia sociale. Inoltre, per Mattarella fu molto importante l’appartenenza alla gioventù dell’Azione Cattolica. In un periodo di grandi trasformazioni, Piersanti era fra quei giovani che cercavano di leggere il mutamento dei tempi sub luce Evangelii, pertanto la sua opera era rivolta principalmente alla formazione delle future generazioni. Il giovane Mattarella condivideva l’impostazione di Carretto e Rossi i quali spingevano l’Azione Cattolica, a livello nazionale, verso punti di vista aggiornati alle istanze della contemporaneità. Tale sensibilità generò uno scontro interno che portò l’associazione ad uno dei momenti più difficili della sua storia.

Dalle radici paterne e dall’esperienza in Azione Cattolica nasce in Mattarella la passione per la politica. Come ricostruisce bene Giovanni Grasso, all’epoca dell’ingresso di Piersanti nella Democrazia Cristiana siciliana – inizio anni Sessanta – dominavano logiche di interesse e predominio. Quello era anche il periodo del “Sacco di Palermo” caratterizzato da una serie enorme di irregolarità associate alle concessioni edilizie. Si trattava, per l’autore, di un quadro: «sconcertante, una somma mai vista di illegalità, arroganza, favoritismo, insensibilità urbanistica che ha coinvolto costruttori, politici, dipendenti pubblici» (p. 87). Prima da consigliere comunale di Palermo e poi da deputato all’assemblea regionale siciliana, Mattarella si rese conto delle dinamiche clientelari e mafiose che impedivano lo sviluppo dell’isola.

Entrato giovanissimo a Palazzo dei Normanni, Piersanti propose una riforma della burocrazia regionale basata su meritocrazia e trasparenza. Al contempo, organizza un vero e proprio gruppo politico all’interno della DC siciliana costituito sia per selezionare e formare la nuova classe dirigente del partito sia per avanzare progetti di riforma per la crescita economica della regione. Secondo Grasso, la strategia di Mattarella era chiara: «da un lato crearsi un gruppo di sostegno, formato non da capibastone e da signori delle tessere, ma da intelligenze ed energie capaci di attirare nuove fasce di elettorato cattolico e di opinione; dall’altra formare nuove leve di giovani preparati, competenti e idealisti, spingendoli verso l’impegno politico, attraverso il ricambio generazionale, il rinnovamento del partito e delle istituzioni» (pp. 101-102).

Divenuto prima assessore al bilancio e poi presidente della regione, Mattarella pianifica una serie di interventi e programmazioni volte a superare il sottosviluppo isolano. Lontano dalla logica dei favori o della difesa di interessi particolari, Piersanti fa approvare dall’assemblea regionale un “piano d’interventi per il periodo 1975-1980” che costituisce il primo tentativo siciliano di un’organica politica produttiva e non assistenziale. Per via della fragilità del Mezzogiorno, il gruppo politico facente capo a Mattarella ipotizzava l’intervento pubblico sia per concedere a tutti i cittadini le stesse condizioni di sviluppo sia per avviare un serio processo d’industrializzazione. In tal modo, il presidente della regione siciliana attuava quanto aveva affermato qualche anno prima in merito alla funzione popolare della Democrazia Cristiana, la quale: «non è mai stato il partito dei conservatori o di chi ha tutto conseguito, ma al contrario l’espressione, per la sua vera ispirazione cristiana, dell’esigenza del cambiamento, per il progresso civile, un più accentuato sviluppo democratico, una maggiore giustizia sociale» (p. 118). Ormai riconosciuto a livello nazionale, l’operato di Mattarella durante gli anni della sua presidenza è contraddistinto anche dal tentativo di generare una sponda fra l’Unione Europea e i Paesi nordafricani ma anche dall’emanazione di riforme strutturali che hanno smantellato le illegalità diffuse in particolar modo nel settore urbanistico.

L’uccisione di Mattarella rappresentò un duro colpo al processo di riforma avviato nell’isola. Uomini come lui sono stati capaci di generare quella che Andrea Riccardi chiama “cultura del futuro” ossia un processo in grado di coinvolgere l’intera comunità verso interessi condivisi. La passione civica mista a una peculiare visione del mondo hanno permesso a Mattarella di testimoniare concretamente che in Sicilia il cambiamento è possibile. La sorgente della sua azione era la fede in Cristo che lungi dall’allontanarlo dai problemi della storia tramite una concezione idealista della realtà, lo ha condotto a un impegno teso a mostrare anche ai nostri giorni un Vangelo concreto. L’opera di Grasso è un importante contributo per ricostruire tramite la vicenda di Piersanti Mattarella quella “cultura del futuro” che tanto abbisogna all’Italia dei nostri tempi.

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