Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Massimo Faggioli, Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti, Morcelliana 2021, pp. 193, 16,00 euro

LaPresse19-03-2013CronacaPapa Francesco saluta i potentiNella foto: Joe Biden

L’elezione alla presidenza degli Stati Uniti d’America di Joe Biden ha generato molteplici speranze. Dopo le politiche di Donald Trump, isolazioniste sul piano internazionale e quantomeno divisive all’interno della nazione a stelle e strisce, molti capi di Stato – e altrettanti osservatori attenti alle dinamiche globali – auspicano un cambio di passo. Infatti il nuovo inquilino alla Casa bianca, con una serie di provvedimenti, ha sin da subito mostrato che la sua amministrazione si distanzia, e di molto, da quella del suo predecessore. Lungi dal giudicare Biden prima di vederlo sul serio all’opera, pare opportuno discutere sulla crisi in atto negli USA – culminata con i fatti di Capitol Hill – e sulle reali possibilità di rinnovamento attraverso il nuovo “commander in chief”.

All’interno di questo dibattito si situa il volume Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti (Morcelliana, 2021). Lo studio di Massimo Faggioli – professore ordinario nel Dipartimento di teologia e Scienze religiose della Villanova University di Philadelphia – indaga sulla relazione fra cattolicesimo e politica americana a partire dall’elezione del secondo presidente cattolico degli USA dopo John Kennedy. Si tratta di un libro in grado di presentare efficacemente la crisi in atto in America, tanto nella società quanto nella Chiesa, alla luce di un’attenta analisi storica proiettata al presente e all’immediato futuro della democrazia più grande al mondo.

Durante i funerali di George Floyd – barbaramente ucciso da un agente di polizia nel giugno scorso – Biden ha affermato di essere cresciuto «con la dottrina sociale della Chiesa» la quale gli ha insegnato che «la fede senza le opere è morta» e che «ci riconosceranno da quello che facciamo». Questa testimonianza del presidente mostra in maniera chiara quanto sia rilevante e tollerata negli USA – molto più che in Europa – la valenza sociale e politica dell’elemento religioso. In tale contesto, Faggioli sottolinea come con Biden la politica dei cattolici americani potrà finalmente uscire dalle secche della retorica repubblicana – abbracciata anche da Trump – sull’aborto per allargare l’impegno verso la ricerca del bene comune con una proposta: «di rispetto integrale per la vita che va riletta oggi alla luce della questione ambientale» (p. 151). Tuttavia, oggi il cattolicesimo americano di cui è figlio Biden – e che ha visto fra i suoi protagonisti intellettuali come Murray, Maritain e Sturzo – attraversa una stagione di declino della partecipazione sacramentale ma, soprattutto, di divisione interna.

Nella campagna elettorale, Biden ha spesso richiamato l’importanza della fede nella sua vita. A differenza dell’epoca in cui Kennedy divenne presidente, il cattolicesimo dell’esponente dei democratici non è un problema per la società americana ma, paradossalmente, lo è per la Chiesa. Per Faggioli, questo è dovuto principalmente al fatto che Biden più che insistere su questioni di morale sessuale e di difesa della vita – per le quali concorda con la visione del partito democratico – mira il suo interesse verso le tematiche economiche connesse alla deriva del capitalismo, al cambiamento climatico, alla sanità pubblica, alla cessazione di ogni provvedimento di pena di morte. Da ciò emerge che Biden sia un cattolico moderato cresciuto sulla scia del magistero sociale della Chiesa capace di essere progressista sulle questioni di giustizia sociale e conservatore su quelle della vita e della famiglia. Così quello del nuovo presidente statunitense, a parere di Faggioli, è un cattolicesimo: «credibile perché più testimoniato che proclamato» poiché appare un cattolico: «devoto ma non bacchettone, segnato dal lutto ma non funereo. È una fede da “cattolico adulto”, ma anche ministeriale e a suo modo diaconale» (p. 66). È chiaro che dinanzi alle rassicurazioni che Trump poteva offrire all’episcopato americano su aborto, gender e omosessualità, la visione di Biden sembra – oltre che in linea con il magistero di Francesco – più problematica da gestire per una gerarchia cattolica, che in diverse occasioni e non tramite tutti i suoi esponenti, non ha tardato a mostrare il proprio disappunto su alcuni aspetti dell’insegnamento di Bergoglio. Addirittura, da diversi ambienti para-ecclesiali si muovono critiche verso il pontefice – accusato di filocomunismo – fondate, in realtà, su una sorta di delegittimazione dello spirito e dei documenti del Concilio Vaticano II. Allora negli Stati Uniti, secondo l’autore del volume, si assiste alla: «divisione netta dei cattolici in due campi ideologici e partitici» (p. 11) la quale impedisce di considerare la vittoria di Biden come una sorta di “ascesa cattolica” al governo.

Il cattolicesimo americano, sebbene abbia definitivamente abbandonato la sua matrice europea, è caratterizzato da una peculiare vitalità per via della presenza dei college, delle università, ma anche delle diocesi, delle parrocchie, delle scuole, degli ordini religiosi e delle associazioni. In passato, culla di un’importante riflessione sul nesso fra cristianesimo e democrazia il cattolicesimo statunitense ha vissuto alterne fortune in merito alla propria presenza e incidenza nella società. Con l’elezione di Francesco si è certamente acuito lo scontro tra l’impostazione reazionaria e quella più aperta alla sensibilità liberal già presente in Obama. Durante la sua presidenza, Trump ha cercato di strumentalizzare la parte conservatrice del cattolicesimo americano per contrastare il papato di Bergoglio contraddistinto da un attenzione verso: «l’Islam, la questione ambientale, la testimonianza della Chiesa su immigrazione e questione sociale» (p. 84). Tutto ciò, per Faggioli, contraddice una certa impostazione cattolico-reazionaria protesa a combattere vere e proprie “guerre culturali” pur di affermare i propri valori. È dunque chiaro che l’amministrazione di Biden, a differenza della precedente, possa servire a superare talune divisioni o, quantomeno, evitare di estremizzarle.

Il libro di Faggioli ha il grande merito di collocare la recente elezione di Joe Biden all’intero della storia politica, culturale e religiosa della nazione americana. In particolare, la rilettura fatta nel volume si apre all’attualità nel tentativo di intravedere alcuni germi di cambiamento necessari al superamento della crisi di uno dei Paesi più importanti del mondo. Oltre a Biden, l’intera comunità cattolica statunitense è chiamata a dare un contributo per oltrepassare le attuali divisioni anziché alimentarle.

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One Response Comment

  • Tullio Pagano  febbraio 2, 2021 at 9:42 pm

    Non sorprende che Faggioli si affretti a santificare Biden, prima ancora che le opere mostrino l’autenticità della proclamata fede.
    Sorprende invece che la recensione risulti appiattita sul confronto con Trump, giungendo a liquidare temi gravissimi come semplice “retorica”.
    Very politically correct

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