Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

Patrizio Bianchi, Nello specchio della scuola, Il Mulino 2020, pp. 182, 13,00 euro

Oltre a rappresentare un’immane tragedia, la pandemia da Covid-19 si è pian piano rivelata come un’occasione per conoscere più a fondo le fragilità del nostro sistema sociale. Questa verità è valida per ogni settore della nostra comunità ma soprattutto per il mondo della scuola. Colpita alle spalle dal virus, l’istituzione più diffusa sul territorio nazionale ha dovuto procedere a fatica attraverso una didattica svolta tramite i dispositivi elettronici. Tra rientri e protocolli sanitari, quarantene e chiusure, proteste degli studenti e scontri politico-istituzionali, la scuola vive – dopo parecchi mesi dall’inizio dell’emergenza – una situazione di incertezza che ha assunto un allarmante livello di gravità. Tuttavia, come sostiene Patrizio Bianchi nel libro Nello specchio della scuola (Il Mulino, 2020), l’attuale condizione è un momento propizio per ripensare il sistema scolastico al fine di cambiare il Paese.

Per Bianchi – professore ordinario di Economia applicata e già assessore alla Regione Emilia-Romagna – la soluzione alle problematiche connesse alla scuola non risiede in un improbabile ritorno alla normalità bensì nella ripresa di un cammino di sviluppo fondato sull’educazione e sulla formazione. Una crescita che dovrà configurarsi a partire dai principi fondanti della nostra nazione: «In questa come in tutte le fasi difficili si torni alla costituzione e alla responsabilità dei cittadini per ritrovare una scuola che possa essere motore di una nuova crescita» (p. 98). Dal dettato costituzionale apprendiamo quanto sia necessario tornare a educare alla solidarietà per puntare tanto al superamento di tutte le povertà educative quanto alla crescita collettiva.

L’analisi di Bianchi parte dal disinvestimento sulla scuola che negli anni scorsi ha visto il nostro Paese protagonista. Ciò ha portato, prima dell’avvento del Covid-19, ad una minore competitività del nostro sistema economico impreparato ad affrontare la nuova rivoluzione industriale in corso oltre che ad un lenta diminuzione della dispersione scolastica e, in genere, della povertà educativa. Il trend negativo è certificato dalla presenza in Italia della più alta percentuale registrata negli stati europei di NEET che nel 2018, per la fascia 15-29 anni, era pari al 23,4% del totale. Così, secondo l’autore, nel recente passato – che coincide con l’ultima crisi economica globale – l’Italia ha tagliato i propri investimenti alla scuola condannandosi a una bassa crescita la quale mette in ginocchio soprattutto le aree fragili come il Mezzogiorno. Inoltre, la scuola sembra essere divenuta: «un ascensore immobile, non più in grado di portare chiunque ne abbia le capacità e la volontà ai piani alti della nostra struttura economica e sociale […] già prima della pandemia in Italia quasi un ragazzo su due aveva un diploma che non era sufficiente a garantirgli un lavoro» (p. 148).

Nella nostra Costituzione si afferma che la scuola è il primo presidio per rimuovere ogni ostacolo che limita la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. Oggi, per raggiungere questo obiettivo, necessitano competenze e abilità che l’istituzione scolastica deve saper offrire a chi sarà il protagonista di una società in continuo mutamento. Si tratta di formare i giovani a divenire soggetti responsabili capaci di ricercare la propria realizzazione all’interno del processo di sviluppo dell’intera comunità. Se questa è la missione della scuola oggi, a parere di Bianchi, è chiaro che urgono insegnanti in grado di superare il modello fordista basato sull’uniformità per approdare ad apprendimenti finalizzati a comprendere la complessità e di agire in questa. È così che nasce: «la nuova funzione della scuola, non solo come perpetuazione della classe dirigente, ma come luogo di strutturazione degli elementi fondativi di una comunità» (p. 64).

Questo tema si lega all’urgenza di ridare agli insegnanti una rilevanza sociale connessa all’importanza del lavoro svolto con gli allievi e alla formazione permanente che risulta fondamentale per leggere e declinare il mondo attuale. Conclusa la stagione delle nozioni da trasmettere, i docenti sono chiamati a proporre una visione della persona fondata su di una cultura posta alla base di ogni sapere e sviluppo.

Dal libro di Bianchi emerge un’importante verità che il nostro Paese sembra aver dimenticato: esiste uno stretto legame fra educazione e sviluppo. Dato che negli scorsi anni l’Italia ha investito meno in formazione, oggi il nostro sistema è fra quelli che crescono meno in tutta Europa. Nel volume si evince anche che la mancanza di investimenti in educazione genera un aumento della diseguaglianza interna che non potrà che incidere sulla qualità della nostra democrazia. Quindi la pandemia non ha fatto altro che manifestare integralmente i limiti e i ritardi del mondo della scuola. Il volume è un invito a ripartire dalle persone e dalle comunità pertanto a considerare la scuola come la priorità del presente e del futuro della nostra nazione.

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