Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il passo del Vangelo: Gv 1, 6-8 e 19-28

6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.8Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose:«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Il Vangelo di questa domenica ci presenta nuovamente la figura di Giovani Battista. Attraverso un vero e proprio interrogatorio da parte di sacerdoti e scribi, emerge in modo peculiare l’identità e la grandezza del Precursore, che diventa per noi un modello di testimonianza.

“Non essere”

Egli è mandato da Dio come testimone della luce. Il suo carisma e la sua radicalità l’avranno fatto apparire sfolgorante agli occhi dei suoi seguaci e di tutto il popolo, al punto da ipotizzare che Egli fosse il Messia. L’evangelista specifica subito che lui non era la luce ma un testimone della luce. La restante parte del brano non fa che esplicitare e ulteriormente confermare questo “non essere” di Giovanni Battista.

Grande profeta

Il contesto del dialogo è il seguente: la figura sobria, austera e carismatica di Giovanni Battista turba “l’establishment” religioso, ricordando lo spessore e la denuncia tipici dei grandi profeti. C’è in lui qualcosa che evoca il Messia o Elia che lo precede. Egli insegna al popolo e battezza al fiume Giordano, senza il “permesso” delle autorità religiose. Sacerdoti e leviti inviano dunque emissari per interrogarlo e conoscerne l’identità.

Diminuire

È molto interessante come alla domanda “tu chi sei?” la risposta non sia mai affermativa: si susseguono delle negazioni, dei “non sono”. La coscienza di Precursore è, in Giovanni Battista, molto forte. Il suo diminuire (Gv3, 30), il suo essere mandato avanti, il suo gioire “come l’amico dello sposo”, senza essere lo Sposo, rappresentano la cifra dell’intera esperienza del Battista. Andrea e Simon Pietro seguiranno Gesù su sua indicazione (Gv 1,36).

Essere voce

Quando gli interlocutori insistono per ricevere una risposta chiara sulla sua identità, Giovanni Battista risponde definendosi “voce di uno che grida nel deserto”. Egli si definisce voce, non Parola. La sua missione è raddrizzare una via, fare spazio per il Signore che entra nella storia. I loro percorsi, dopo il battesimo di Gesù, decorreranno paralleli fino alla morte del Battista per opera di Erode, con non pochi richiami reciproci ed episodi di confronto tra i discepoli di Gesù e quelli di Giovanni Battista. La capacità del Precursore di “mettersi tra parentesi” per indicare un Messia coevo, coetaneo, diverso da ogni attesa (probabilmente anche dalle sue stesse attese) rende Giovanni “il più grande tra i nati di donna” (Mt 11,11), oltre a incarnare in pienezza la sua missione profetica.

Un modello per noi

L’unicità dell’esperienza di Giovanni Battista potrebbe sembrarci molto lontana da noi. Eppure la Chiesa ci prepara al Natale mostrandoci questa figura come modello. Giovanni Battista “fa spazio” al Signore che viene. Egli non pone la propria identità e il proprio successo al centro della sua vita. Egli non è il centro, ma si fa voce di un Altro. All’ossessione umana di “essere qualcuno”, di “farsi un nome” e non disperdersi (Gn 11,4), Giovanni contrappone tre volte “non sono”, nega la propria centralità per lasciare posto al Signore.

Esperienza di gioia

Il Vangelo di oggi, Domenica Gaudete, fa intravedere in Giovanni la pace e la letizia che derivano dal decentrarsi per accogliere Gesù nella propria vita, incoraggiando ognuno a liberarsi dalla schiavitù dell’egocentrismo e a per connettere la propria vita alla vita di qualcun altro. Vivere per colui che viene dopo ma che “è prima” (Gv 1,14) invece di vivere per se stessi, è la speranza liberatoria dell’Avvento e del Natale.

Ogni uomo può fare proprio l’esempio del Battista, preparando quotidianamente una via dritta per il Signore nel proprio cuore e nel cuore dei fratelli, facendosi testimone della luce. Gesù, eterno veniente, bussa alla porta dei cuori (Ap 3,20). È Lui la luce. È Lui la festa.

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