Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il mondo globalizzato – pensato e costruito essenzialmente dal ricco Occidente – si radica su due presupposti: la priorità dell’individuo da intendere come sganciato dalla comunità che abita e, di conseguenza, una comprensione della libertà slegata da ogni rimando alla responsabilità sociale. Tale profilo culturale, sociale, economico e politico ha generato – oltre alla lacerazione delle nostre città – l’aumento delle paure, delle diseguaglianze, dei poveri e dei migranti.

Sin dall’inizio del suo magistero, papa Francesco ha contrapposto a questa cultura dello scarto la prospettiva della centralità dell’uomo e dell’ambiente per il presente e il futuro dell’umanità. Il tentativo di Bergoglio – mosso da una rilettura cristiana della realtà alla luce di una fede intesa nella sua rilevanza pubblica – non è quello di avviare partiti cattolici bensì di spingere i credenti ad un impegno in politica per sostenere alcuni valori cristianamente ispirati come la libertà, la giustizia, l’educazione, la famiglia, l’attenzione ai poveri e all’ambiente. Così, quello di Francesco non è un tentativo di dominare il potere politico o di gestirlo anche solo in parte ma di iniziare processi a partire dal bene comune. Si tratta di una nuova antropologia sociale e politica fondata sulla promozione della cittadinanza responsabile e dell’educazione integrale.

Anche nella recente enciclica Fratelli tutti, possiamo registrare che il punto di partenza della proposta di Bergoglio risiede sul valore sociale del Kerygma il quale induce i seguaci di Cristo ad annunciare la salvezza non soltanto per le singole coscienze ma anche per le relazioni umane di carattere sociale, culturale, economico e politico. In tal modo la promozione umana è parte costitutiva dell’opera di evangelizzazione dei cristiani nel mondo perché l’annuncio della salvezza in Cristo conduce ad una visione solidale verso la storia concreta delle persone che ricercano la giustizia. Così attraverso una chiesa in uscita – ovvero una comunità estroversa in grado di partorire nella società plurale spazi di fraternità – Francesco ricorda che il cristianesimo è chiamato ad orientare la coscienza dei singoli per influenzare i processi sociali.

Il grande progetto della modernità ha condotto l’uomo al collasso ambientale ma anche a quello finanziario e geopolitico. Nonostante questo per Bergoglio non tutto è perduto. Infatti, per il pontefice, l’uomo capace di degradarsi fino all’estremo può «ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale» (Laudato sì, 205). Per far ciò urgono nuovi processi in grado di cambiare le abitudini e di educare non più all’istinto di sopravvivenza ma al senso di tutela verso le future generazioni. Insomma abbiamo bisogno di riscoprire l’amore civile e politico che rende tutti i cittadini del mondo dei convocati al bene comune e alla responsabilità collettiva. Da questa tensione verso la fraternità umana nasce – a partire dall’insegnamento sociale di Francesco – un umanesimo popolare frutto di un noi condiviso.

La Fratelli tutti ribadisce la necessità di avviare processi condivisi per evitare ulteriori drammi planetari che oltre a distruggere l’ambiente saranno sempre più destinati a colpire l’uomo. In vista di ciò, l’ultima enciclica si rivolge direttamente alla politica internazionale e locale. Infatti il pontefice oltre a denunciare la corruzione e l’assenza di un profilo etico significativo nella politica attuale avanza una visione fatta di dialogo, di inclusione e di riforma affinché possa costituirsi un modello educativo e poi socio-politico non più succube dell’individualismo dei popoli ma della forza rigenerante della fraternità.

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