Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

L’impegno cattolico in politica

Cambiano le stagioni, mutano le società, si trasformano i partiti ma la questione collegata all’impegno dei cattolici in politica pare sempre al centro del dibattito culturale italiano. Proprio in quest’ultimo s’inserisce il volume – appena pubblicato dall’Edizioni Terra Santa – di Fabio Pizzul intitolato Perché la politica non ha più bisogno dei cattolici. La democrazia dopo il Covid-19. Il libro già a partire dal titolo orienta il lettore verso un cammino riflessivo che – lungi dal ritenere inutile il contributo dei credenti alla politica – mira alla riscoperta delle profonde motivazioni connesse all’azione svolta per la ricerca del bene comune.

Non rimanere chiusi nel confine dei legami identitari

Il punto di partenza dell’autore è la crisi pandemica che ci ha fatto riscoprire molto più fragili di quanto pensavamo. La stessa politica istituzionale e partitica ha dovuto affidare ancora una volta ai tecnici e agli scienziati la ricerca di soluzioni all’emergenza. In questo contesto, Pizzul si chiede quale rilevanza possa avere l’opera dei cattolici in politica ultimamente contrassegnata da richiami identitari, proposte di riaggregazione e, soprattutto, da un elettorato che al momento del voto si comporta al pari di chi non partecipa alla messa domenicale poiché non credente.

A questa fotografia della realtà, Pizzul associa alcuni temi dell’insegnamento sociale di papa Francesco – come l’attenzione ai poveri e l’arte del dialogo – capaci di spingere i cristiani sia all’interazione positiva con tutti i membri della società sia a ripensare radicalmente la loro presenza in politica. Da qui emerge una delle proposte dell’autore: liberarci dal pericolo di divenire la “religione civile” del “Paese Italia” o una sorta di spiritualità accomodante fatta di ordine e valori da difendere per avviare percorsi di riforma. Si tratta di un approccio non più ideologico ma unito alla logica del generare insieme agli altri – e quindi tramite reti sociali e politiche – le giuste condizioni per il progresso. Infatti, per Pizzul, ai cattolici: «non è chiesto oggi di ergersi a baluardo di difesa dei valori cristiani, spesso più enunciati che praticati, ma di diventare attori della cura del legame sociale» (p. 144).

È chiaro che in un stagione caratterizzata dallo strapotere dei social e dalla comunicazione basata sullo scontro, l’approccio più razionale e meno istintivo proposto da molti cattolici impegnati in politica rischia di essere schiacciato da logiche finalizzate alla crescita delle percentuali nei sondaggi anziché alle future generazioni. Tuttavia, propria la crisi da Covid-19, apre lo spazio per una maggiore considerazione verso una politica non più urlata ma del senso e della progettualità.

Formazione e ricambio generazionale

Inoltre, nel ripercorrere la storia dell’impegno politico dei cattolici in Italia, Pizzul registra come non sia mai esistita “un’età dell’oro” ma diversi contributi originali sorti dalle peculiarità delle varie stagioni culturali e sociali. Il richiamo alla storia è un invito a leggere l’attualità alla luce dei cambi di paradigma in atto che ci consegnano una società assai diversa rispetto a quelle che hanno visto sorgere il Partito Popolare Italiano e la Democrazia Cristiana. Così, l’odierna società globale e multiculturale invita, o dovrebbe, i cattolici a ritenere ancor più necessaria un’adeguata formazione teologico-spirituale insieme alla conoscenza della cultura della nostra epoca. Oltre alla formazione culturale e teologica dei cattolici italiani, l’autore ritiene fondamentale avviare nelle comunità cristiane quei percorsi adeguati a far crescere i giovani e a concedergli responsabilità e spazio d’azione.

A parere di Pizzul, la formazione culturale, il ricambio generazionale, la conoscenza dei problemi reali delle nostre città rappresentano i tre pilastri su cui costruire una politica «con meno tecnica e più pensiero» e forse questo «potrebbe essere un compito specifico, anche se non esclusivo, dei cattolici» (p. 130). Da qui si delinea una politica che «custodisce il mistero di un uomo che non è solo individuo consumatore» al fine di rilanciare la possibilità «di una vita fondata sulla fraternità, ovvero sulla relazione positiva tra le persone» (p. 130).

Anima del mondo

Nel riprendere il tema dell’azione dei cattolici in politica, il volume di Pizzul formula globalmente un appello alla ripresa dell’opera dei credenti nei partiti e nelle istituzioni. Un invito che propone la presenza dei cristiani nel mondo al pari di quella avanzata nello scritto A Diogneto. Difatti, per l’autore è necessario trarre le conseguenze di quello che nel nostro frangente storico significhi essere “l’anima del mondo” pur vivendo nelle stesse città e con i medesimi problemi del resto dell’umanità.

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