Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il passo del Vangelo: Mt 25, 31-46

31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch’essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

La liturgia di questa ultima domenica dell’anno liturgico è la celebrazione della regalità di Cristo. Nell’Antico Testamento, il re è colui che difende i più deboli e rende giustizia ai poveri davanti ai soprusi dei potenti; i re d’Israele hanno tradito questo compito e questo ha causato la fine della monarchia storica nel paese. Nel Nuovo Testamento, “il Regno di Dio”, annunciato da Gesù, non perde i connotati dell’Antico: il Regno che Gesù proclama appartiene ai piccoli e ai poveri, ai miti, ai perseguitati a causa della giustizia…

La prima lettura: le guide negligenti e il Buon Pastore

La prima lettura, collega alla figura del pastore coloro che hanno la responsabilità di governo, perché: “non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse…” (Ez 34,4).

Il rimprovero è di avere disatteso il compito che gli era stato affidato, curandosi solo dei propri interessi personali e trascurando il reali bisogni del popolo. Hanno sfruttato e abbandonato non un qualsiasi gregge, ma il gregge di Dio, cosicché adesso è proprio il proprietario del gregge, Dio stesso, che decide di prendersene personalmente cura.

Il contrasto con lo stato precedente è forte, perché il Signore farà ciò che non hanno fatto i pastori: “andrò in cerca della pecora perduta e ricondurlo all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia” (Ez 34,16). Ai mercenari che hanno fatto solo i propri interessi, si sostituisce la guida di Dio, l’unica autentica guida a cui importa veramente delle pecore, perché esse gli appartengono e lui rimane fedele alla sua alleanza.

Le altre parabole sul Regno e sul giudizio

La pericope odierna del Vangelo di Matteo ci propone l’ultimo discorso di Gesù prima del suo ingresso nella passione: nel capitolo 24, rivolto agli scribi, capi e sacerdoti il testo finisce con “pianto e stridore di denti” (Mt 24,51) e le porte chiuse per il servo, che viene buttato fuori. Il capitolo 25, rivolto al popolo eletto, si apre con la parabola delle vergini sapienti e stolte e si conclude con una porta chiusa e un “non vi conosco” (Mt 25,12): un invito a vegliare, perché colui che ritiene di essere già salvato rischia di perire. La parabola dei talenti è narrata per i battezzati, per coloro che hanno ricevuto i beni del Regno e anche qui c’è la gioia del Signore (Mt 25, 21.23) o lo stridore di denti.

Il Messia che si identifica con i deboli:

Il giudizio che ora invece sta per essere proclamato è per coloro che non conoscono Dio, per coloro che non fanno parte del suo corpo. Il quadro è dipinto con tinte forti e impressionanti: davanti al Figlio dell’uomo, al centro sul trono, si dispongono – in due schiere parallele – le folle dei giusti e degli empi. Come il pastore separa le pecore dalle capre dividerà le persone.

Il Figlio dell’uomo separa, come il pastore, i capri alla sinistra e le pecore alla destra: questa azione ha la sua rispondenza nella vita pratica del pastore, che alla sera metteva a riposare le pecore e le capre in recinti diversi. Tutto il racconto ha il suo apice nel momento in cui il Figlio dell’uomo svela ad entrambi i gruppi di essersi identificato con i “più piccoli” tra gli uomini: «In verità vi dico, ogni volta che avete fatto (non avete fatto) queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto (non l’avete fatto) a me».

L’identificazione tra il re giudice – maestoso e sovrano – e “i fratelli più piccoli” lascia sbalorditi: non siamo semplicemente davanti a un programma messianico a favore dei poveri, qui il Messia giudice considera come fatto a sé l’atto di amore compiuto o negato verso i più piccoli. Nel tempo dell’attesa, che precede il ritorno glorioso di Cristo, nel tempo che ci separa dall’incontro finale, il Figlio dell’uomo il crocifisso, e lo si incontra nelle persone che portano la croce: affamati, assetati, stranieri…

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One Response Comment

  • anna maria vultaggio  novembre 22, 2020 at 12:01 pm

    The test is very good, because it shows the essential evangelical passages’meaning, that it consideres. But it’s more and more important for me, because it helpes to reflect about my personal existence, in this my life’s moment. Besides it’s a revoluctionary test, because it looks at God as the best e, in many times, the unic Pastor of the people and, particularly, of powers’ of each kind. Congratulations to Oliveri teacher.

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