Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il passo del Vangelo: Mt 22, 1-14

1 Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

La liturgia di questa domenica ha il suo tema principale nell’immagine del banchetto, che ritroviamo nella prima lettura e nel vangelo.

La prima lettura: la salvezza del Regno

Nella prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, viene annunciato un grande banchetto, simbolo di convivialità e gioia, preparato da un re. L’immagine del banchetto sul monte Sion a Gerusalemme, è anche un richiamo alla celebrazione dell’Alleanza in Es 24, dove gli anziani del popolo mangiano il pasto di comunione con Dio: il mangiare e bere alla presenza di YHWH esprime il patto indelebile tra Dio e Israele, un patto che nulla potrà mai cancellare. Il banchetto narrato da Isaia, contiene però una novità: non sigilla sono l’alleanza di Dio con Israele, ma con tutti i popoli della terra. Dio strapperà la coltre di lutto e di sofferenza che segna la vita delle nazioni: “eliminerà la morte per sempre”. Viene il giorno in cui, non solo Israele sperimenterà la salvezza di Dio e la liberazione dal male, ma tutti i popoli, in un clima di festa in cui tutti saranno invitati e nessuno escluso.

L’immagine delle nozze: una relazione tra diversi

Nel vangelo, continua la polemica nel tempio di Gerusalemme tra Gesù e i capi giudei circa la sua autorità nella predicazione e nell’operare il bene (cfr. Mt 21,23-27). Gesù parla loro, attraverso una parabola, di un re che organizza il banchetto di nozze per suo figlio, annunciando il regno dei cieli, una nuova società che Dio vuole fondare sulla terra.

L’immagine del banchetto, da un lato conferma la visione espressa nella lettura di Isaia, richiamando l’universalità della salvezza, dall’altro mostra come il dono di Dio richiede a ciascuno la responsabilità delle proprie scelte. Il messaggio nell’universalità della salvezza viene da Matteo arricchito collegando al tema del banchetto il tema nuziale. L’accostamento era già presente nell’Antico Testamento, ma viene adesso richiamato dall’evangelista per presentare la missione escatologica di Gesù. La storia a cui era stato chiamato Israele, e con lui tutti i popoli, era una storia di salvezza connotata dalla nuzialità, dall’amore che feconda le relazioni tra diversi. Nel racconto non si parla dello sposo né della sposa, ma dell’azione del Re e delle reazioni degli invitati. Nella prima fase, il re manda due volte i servi a cercare gli invitati (letteralmente a “chiamare i chiamati”) alle nozze, perché il banchetto è pronto: gli invitati sono prima designati poi avvertiti.

Se dopo il primo invito viene riportato soltanto il rifiuto degli invitati, che “non vollero venire”, dopo il secondo vengono riportate la parole di invito del re, ma anche la rinuncia degli invitati a motivo di impegni lavorativi; la scena si conclude in maniera violenta con alcuni invitati che maltrattano, oltraggiano ed uccidono i servi. Il rifiuto degli invitati a partecipare alla festa manifesta non solo un’indifferenza colpevole, ma anche il rifiuto a riconoscere la nuzialità come elemento fondante delle proprie relazioni. È l’autocondanna dell’uomo alla solitudine, che trova la sua manifestazione nell’uccisione tragica dei servitori del re, intermediari della chiamata alle nozze. Il re, venuto a conoscenza dell’accaduto, adiratosi, manda i soldati per uccidere gli assassini e distruggere la loro città.

Universalità della chiamata alla salvezza e responsabilità personale

Nella seconda fase, il re prende nuovamente l’iniziativa, perché a lui stanno a cuore le nozze, e manda i suoi servi a invitare, senza alcuna distinzione, tutti coloro che incontrano lungo le periferie, buoni e cattivi, perché il banchetto è pronto e gli invitati precedenti non ne erano degni. Il rifiuto dei primi invitati apre alla chiamata degli ultimi per la gratuità del Signore. L’invito dei servi riempie la sala; il re quindi comincia a camminare in mezzo alla sala e individua un uomo sprovvisto dell’abito per la festa nuziale, segno di conversione e appartenenza al Regno di Dio. Il re lo interroga, ma questi non replica nulla: ordina quindi che venga legato e gettato dai servi nelle tenebre, perché “molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”.  Dall’universalità della chiamata alla responsabilità che ne deriva: non è sufficiente rispondere per partecipare alla festa escatologica, ma occorre avere la veste, simbolo di una fede coerente e matura che si realizza in una prassi di amore e fedeltà.

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