Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Caterina Napolitano

Laureata in Medicina e Chirurgia, è coinvolta in attività formative e di gruppo presso la Casa Salesiana Don Bosco Ranchibile di Palermo. Collabora alla preparazione delle riunioni di spiritualità della Comunità Exodos, di cui fa parte.
Caterina Napolitano

Il passo del Vangelo: Mt 13, 1-9 (forma breve)

1 Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti».

Il brano del Vangelo di oggi racconta una parabola molto ricca. Nella forma lunga, esso contiene anche la richiesta da parte dei discepoli sul suo significato e la successiva spiegazione di Gesù. Il tema, attraverso una metafora agricola a cui spesso il Maestro attinge, è l’accoglienza e il fruttificare della buona novella.

Dalla folla al singolo

Il contesto in cui il racconto si inserisce è l’insegnamento alle folle, così numerose da far mettere Gesù in una barca, un po’ distanziato, per raggiungere tutti. La folla, però, non è mai una entità unica, una massa. La parabola di oggi ci avverte che il reale ascolto e l’accoglienza dell’insegnamento di Cristo passa sempre attraverso un movimento del singolo.

Destinatari privilegiati?

Alcuni dei messaggi che oggi ascoltiamo sono difficili da comprendere e accettare in prima battuta. L’idea che uno stesso seme dia “frutti” diversi, quindi che l’incontro di Cristo con gli uomini abbia esiti così eterogenei, è sempre arduo da accettare, sebbene sia sotto gli occhi di tutti. Inoltre, quando i discepoli chiedono a Gesù perché parli alle folle in parabole, Egli risponde con le parole di Isaia (Is 6, 9-10), lasciando intendere che non a tutti è dato di conoscere i misteri del regno. È proprio a partire da queste difficoltà che si delinea, in alcuni, l’idea che il messaggio di Cristo non sia per ogni uomo e che ci siano dei destinatari in qualche modo privilegiati. A sostenere, ancora, questa visione, pensiamo ai brani evangelici della chiamata e scelta dei Dodici. Eppure la parabola di oggi, andando oltre l’impatto iniziale ed eventuali ostacoli interpretativi, fa spazio a una verità profonda sull’incontro con Cristo e con Dio.

Lasciar cadere la parola

La chiave per uscire da questa impasse è contenuta nello stesso brano evangelico: i discepoli chiedono a Gesù perché parla in parabole ed Egli spiega loro il significato. Ascoltare e chiedere chiarimenti su ciò che resta incompreso è segno di attenzione, palesa interesse e importanza data a quella parola e, più in generale, all’interlocutore. Lasciare cadere la parola che ci raggiunge e che non comprendiamo, soprattutto se è parola di Dio, non è un gesto “neutro”: rivela già un certo distacco e l’assenza di un reale desiderio di accogliere tale parola. Chiedere, inoltre, diventa l’occasione per creare o approfondire una relazione. È, quindi, proprio la relazione che con Cristo si intraprende a renderci dei destinatari “fruttiferi” del seme della sua parola, con tutte le difficoltà e differenze interindividuali.

I vari terreni

Dio ci dirà sempre qualcosa che non comprendiamo immediatamente: ognuno di noi potrebbe essere come la strada, in cui il seme è rubato dal maligno. Accettare anche una parola che non si comprende e custodirla nel proprio cuore, sull’esempio di Maria (Lc 2, 19), è il primo passo perché in futuro, il seme possa attecchire e crescere. Dio ci dirà sempre anche qualcosa che non percepiamo immediatamente come “bello” e che non ci piace e porta gioia: è in quei momenti che siamo il terreno sassoso quando spunta il sole, e perdiamo il messaggio. Infine Dio non ci darà mai un messaggio di ambiguità, che possa convivere con i valore del mondo e che ci divida tra due padroni (Lc 16,13): richiederà delle scelte, la rinuncia all’infestazione dei rovi. Il terreno buono, in questa prospettiva, non è il punto di partenza ma il risultato di un percorso in cui la relazione con Dio e la perseveranza che ci fa accogliere il suo messaggio, anche quando non ne siamo capaci, sono elementi imprescindibili.

Predilezione

L’amore universale di Dio per gli uomini passa attraverso una misteriosa predilezione. Solo Dio può riuscirci: noi non siamo tutti uguali ai suoi occhi, ma tutti diversi, tutti creati come “meraviglia stupenda” (Sal 138), tutti liberi di accogliere e fare spazio al seme della sua parola. Mai essa si imporrà su di noi. Non crescerà senza la nostra personale e unica accoglienza.

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