Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

La situazione delle famiglie in Italia

Prive di riconoscimenti e spesso anche di sostegno, le famiglie rappresentano la base del sistema Italia. La pandemia da Covid-19 ha confermato il ruolo essenziale della famiglia nella nostra società ma al contempo l’ha aggravata di ulteriori preoccupazioni. Dalla didattica a distanza allo smart-working, dal rischio povertà alla cura degli anziani, la maggior parte delle famiglie del nostro Paese vive una situazione di particolare difficoltà per le quali necessitano risposte e aiuti da parte delle istituzioni nazionali e locali.

Discutiamo di questo tema con Pinella Crimì. Insegnante negli istituti superiori, la Crimì fa parte del Consiglio Direttivo nazionale del Forum delle Associazioni Familiari.


– La crisi provocata dal Coronavirus ha confermato un dato di fatto della politica italiana: il sostegno alle famiglie non appare fra le priorità dei provvedimenti per arginare l’emergenza. Condivide?

Ad oggi, in effetti, il dibattito politico sembra aver dimenticato la centralità della famiglia nell’elaborazione di provvedimenti che dovrebbero condurre ad una nuova fase della vita del nostro Paese. Credo sia sotto gli occhi di tutti il contributo indispensabile dato dalle famiglie nella gestione del momento più acuto della crisi sanitaria. Giustamente, abbiamo tutti riconosciuto i grandi meriti di chi ha dato letteralmente la vita pur di garantire il diritto alla vita e alla salute di tutti. Tuttavia, se le regole sono state rispettate, si deve essenzialmente alle mamme e ai papà, che, spesso continuando a lavorare, da casa o fuori casa, hanno saputo gestire le legittime necessità dei bambini e degli adolescenti, le paure dei giovani, il sostegno a genitori avanti con l’età.

Le famiglie, come sempre, sono state il cardine del welfare di questo Paese. Ma, ancora una volta, la voce di 26 milioni di famiglie italiane non viene ascoltata. Si tratta di una grave mancanza, che risulterà ancora più evidente tra qualche mese, se non tra qualche settimana, quando dovremo fare i conti con una delle più gravi crisi economiche degli ultimi cento anni. Tuttavia, di una cosa siamo certi: anche stavolta ci prenderemo cura dell’Italia, contribuendo ancora a generare non solo ricchezza in termini di capitale umano e relazionale, ma anche un enorme risparmio economico per le casse dello Stato.

– Nonostante i mancati riconoscimenti dalla politica, domenica 3 maggio il Forum delle Associazioni Familiari ha organizzato un flash mob per dire grazie alle famiglie e per ricordare pubblicamente il grande lavoro svolto ogni giorno. Come hanno risposto all’iniziativa le famiglie italiane?

Le famiglie, come sempre, sono state straordinarie. Certo, dopo due mesi di lockdown, è chiaro che l’idea di partecipare all’ennesimo flash mob poteva essere considerata come ridondante e inutile. Eppure, fin dai primi messaggi e dalle prime telefonate abbiamo percepito il grande desiderio di tutti di essere finalmente “visibili”. Da nord a sud, c’è stato un grande coinvolgimento di parenti, amici, condomini. Abbiamo ricevuto contributi foto e video di bambini, giovani, mamme, papà, nonni che si ringraziavano a vicenda. Interi quartieri si sono mobilitati. Nella mia città di origine, Leonforte, la Protezione Civile, che in questi mesi ha fatto e continua a fare un lavoro straordinario, ha realizzato un video di ringraziamento alle famiglie davvero commovente.

Ogni città e ogni paese ha risposto all’appello. Abbiamo visto ragazzi mettere in campo tutta la loro creatività nella realizzazione di cartelloni, striscioni, manifesti. Abbiamo ribadito più volte che non si è trattato di una festa, ma di un ringraziamento doveroso verso chi non ha mai smesso di prendersi cura degli altri tra le mura di casa. Che le famiglie italiane si siano distinte nel rispetto delle regole è un dato di fatto confermato anche dai numeri del contagio delle ultime settimane. Inoltre, e chiedo scusa se sono ripetitiva, tante di quelle famiglie, soprattutto se composte da lavoratori autonomi, partite IVA, contratti a tempo determinato o atipici, oggi stanno affrontando un momento di gravissima crisi. Direi che quell’applauso lo abbiamo meritato tutto.

– L’emergenza sanitaria alla quale seguirà la crisi economica non promettono nulla di buono per il futuro della nostra nazione. Forse questo è il tempo opportuno in vista della formulazione di un patto per la natalità capace di coinvolgere tanto la politica quanto le parti sociali?

Da anni il Forum delle Associazioni Familiari porta avanti il Patto per la natalità. Quando è stato presentato, nel 2018, ebbe l’appoggio ideale di tutte le forze politiche italiane. D’altra parte, è sotto gli occhi di tutti quale sia la condizione del nostro Paese. I dati Istat consegnano una fotografia chiara: in Italia non ci sarà ricambio generazionale e un Paese che non ha figli è destinato a non avere futuro. Ogni anno si perde una popolazione pari a quella di una città di dimensioni medio-grandi. Questo fenomeno è ancora più grave in quelle aree del Paese flagellate anche dalla mancanza cronica di prospettive, oltre che dal crollo demografico.

Mi riferisco a zone come l’entroterra siciliano o i piccoli centri che si vedono depauperare anche dei servizi essenziali a vantaggio delle grandi aree metropolitane proprio a causa del numero di abitanti. Penso al fatto che, nei piccoli centri, spariscono scuole storiche perché non raggiungono il numero dei 600 studenti o al depotenziamento, quando non alla chiusura, di ospedali che spesso servono un bacino di utenza che ricade in territori con strade dissestate e ridotta possibilità di movimento. È evidente che interi paesi rischiano di sparire. Non possiamo rassegnarci a questo stato di cose. Oggi, dopo la crisi dovuta al Covid19, è ancora più chiaro che bisogna investire sul futuro e non è retorico dire che questo futuro sono i nostri figli. Non può più essere un impegno di pochi volenterosi o visionari. Deve, o dovrebbe, diventare l’imperativo categorico di tutto il tessuto sociale, a partire dalla politica locale, regionale e nazionale, passando dal mondo dell’impresa e dalle banche, per arrivare ai Media e all’opinione pubblica.

Se si esce dal cortocircuito che per troppo tempo ha considerato i figli un affare privato della famiglia, sostenendo con misure adeguate, economiche e non solo, i genitori, l’Italia può tornare a progettare in prospettiva futura. D’altra parte, abbiamo l’esempio di Paesi vicini, come la Francia, che hanno investito sui figli e sui genitori e hanno, in poco tempo, vinto la sfida demografica.

– Fra gli effetti della pandemia vi è quello dell’aumento dei casi di povertà assoluta e relativa. Purtroppo molte famiglie delle nostre comunità saranno colpite e vedranno perdere il loro potere d’acquisto e altre vivranno sulla soglia della povertà. Su questo problema, quali sono le proposte del Forum delle Associazioni Familiari?

Il Forum delle Associazioni Familiari, in questi mesi, ha costruito le sue proposte proprio con l’obiettivo di evitare lo stato di povertà assoluta e relativa che oggi sembra inevitabile. Torno a quanto il Presidente Gigi De Palo ribadisce da anni: gli studi dimostrano che una delle cause di povertà in Italia è avere dei figli. Il fenomeno è amplificato oggi, dopo due mesi di chiusura di esercizi commerciali, di mancanza di lavoro per i liberi professionisti, di licenziamenti dovuti al calo della produzione.

Abbiamo proposto che si riconoscesse il ruolo della famiglia, permettendole di affrontare i tempi duri che si prospettano, nel modo più equo possibile, ossia attraverso lo strumento dell’assegno per figlio, che consentirebbe di gestire le necessità di una famiglia con figli, a prescindere dalla tipologia di contratto lavorativo dei genitori e dai vincoli di un indicatore ISEE che già di per sé non dice nulla sulle condizioni reali dei contribuenti e che, soprattutto in questo momento, non è uno strumento adatto a stabilire la vera situazione economica di tantissimi italiani. Inoltre, abbiamo chiesto che si tenessero in considerazione i carichi familiari nella determinazione dei criteri relativi ai contributi statali, a partire dal bonus agli autonomi e ai professionisti. Il principio di base è che 600 euro per un single sono 600 euro, mentre la stessa cifra per una famiglia di tre, quattro o cinque persone è evidentemente insufficiente.

Abbiamo anche posto l’attenzione sulla necessità di rispondere alle legittime domande di quei genitori che sono tornati al lavoro dopo il 4 maggio o che torneranno nelle prossime settimane. Sappiamo che il rischio reale è che molte mamme decidano di lasciare il lavoro per poter rimanere a casa con i figli, con un ulteriore impoverimento del nucleo familiare che, oggi, sarebbe davvero un dramma nel dramma. Ragionare sulla conciliazione famiglia-lavoro diventa ancora più urgente, proprio per arginare i rischi connessi al periodo post emergenziale.

– Le altalenanti dichiarazioni provenienti dal ministero dell’istruzione non rassicurano la famiglie italiane costrette, per via della didattica a distanza, ad un impegno extra. Come valuta le ipotesi avanzate sinora sulla ripresa delle attività scolastiche?

Da mamma e da insegnante sono molto preoccupata. Se mi rendo conto che la didattica a distanza è stata l’unica soluzione in un momento in cui era impossibile affrontare diversamente l’emergenza sanitaria, tuttavia ritengo che sia necessario, nei prossimi mesi e prima di settembre, trovare il modo per far rientrare i bambini e i ragazzi nelle aule scolastiche. I nostri figli hanno bisogno di confrontarsi con il mondo per crescere in modo equilibrato.

La scuola è luogo privilegiato di formazione e di esperienze significative. Purtroppo, lo schermo di un computer o di uno smartphone non è in grado di sostituire la relazione educativa tra insegnanti e studenti, né tanto meno il rapporto tra pari, altrettanto importante nell’età evolutiva. Le attuali proposte mi preoccupano perché non mi sembra tengano in considerazione questi aspetti. Manca ogni riferimento alla centralità degli studenti. Pensare che alcuni possano rientrare in classe mentre altri seguono a distanza vuol dire non voler vedere tutti i ragazzi che, in questi mesi, sono spariti dai radar dei docenti e non per indolenza o cattiva volontà, ma per un motivo molto più banale e, per questo, molto più grave: l’assenza di una rete internet adeguata.

D’altra parte, visto che in questi mesi sono stati i genitori a fare da tutor, quando non da maestri, ai figli, imparando a gestire piattaforme multimediali di ogni tipo, chi si occuperà dei ragazzi che rimarranno a casa quando gli adulti torneranno al lavoro? Chi seguirà i ragazzi nello studio e nell’impegno quotidiano? La strada della didattica mista è poco percorribile. Ancora meno lo è pensare ad un prolungamento ad oltranza della DaD. Rischieremmo una dispersione scolastica senza precedenti e, insieme all’impoverimento delle famiglie, è l’ultima cosa che l’Italia può permettersi. Lo stile delle famiglie, però, è quello di trovare soluzioni e di non lasciarsi fermare dai problemi.

Il Forum e le Associazioni da cui è formato, da sempre, lavorano con lo stesso stile. Stiamo continuando a farlo ogni giorno.

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