Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il passo del Vangelo: Mt 28, 16-20

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

L’Ascensione alla destra del Padre

La liturgia di questa domenica ci presenta l’Ascensione del Signore nel duplice racconto di Luca nella 1 lettura e nella versione di Matteo nel vangelo. Negli Atti degli Apostoli, essa viene narrata come parte del mistero pasquale: con la sua risurrezione Cristo rimane presente in mezzo a noi in forma nuova, nella pienezza della condizione divina. La storia umana e la storia di Dio sono ora ricapitolate in Cristo risorto e asceso alla destra del Padre.

Il racconto di Luca e quello di Matteo

Luca invita il lettore a superare una fede spaziale e legata allo spettacolare, riconoscendo che Cristo è il Signore dell’universo che ci riconduce al Padre. Al credente, Cristo fa dono del suo Spirito perché possa essere testimone della sua risurrezione in tutto il mondo.

La narrazione di Matteo si presenta molto più concisa, ma racchiude in sé la chiave interpretativa di tutto il suo Vangelo. Gli undici discepoli, ascoltando il comando di Gesù riportato dalle donne, si recano in Galilea. Il numero dei discepoli ricorda il tradimento di Giuda ma soprattutto fa riferimento alla mancata ricostruzione della comunità d’Israele.

Matteo non ricompone il gruppo con l’elezione di un nuovo discepolo (cfr. At 1,5-26), cosicché la missione e il messaggio di Gesù sono ora aperti a tutta l’umanità. La Galilea, luogo dove Gesù aveva dato inizio al suo ministero pubblico chiamando a sé i discepoli, dopo la sua resurrezione diventa il luogo della riconvocazione degli undici, un luogo lontano dai condizionamenti politico-religiosi gerosolimitani ed aperto al mondo.

Sul monte

Essi salgano sul monte, dove nell’Antico Testamento Dio si manifestava a Israele e dove Gesù, durante il suo ministero, aveva rivelato la sua identità con parole (le beatitudini, la preghiera) e gesti (guarigioni, trasfigurazione) e lì «videro Gesù». Non si tratta della vista fisica ma di un incontro, una esperienza interiore che li porta a una duplice reazione: si prostrano davanti a lui, lo riconoscono nel suo essere Dio, nella sua vera identità di risorto ma nello stesso tempo dubitano.

Oltre le nostre mancanze

La fatica del cammino, le dilazioni, il tradimento hanno segnato la loro storia, eppure proprio a questa comunità fragile e imperfetta Cristo affida il compito dell’annuncio missionario, perché con lui tutti possiamo rialzarci.

Gesù si avvicina loro per poter comunicare: con la sua risurrezione, egli ha conseguito un potere universale e totale, che ha delle conseguenze sulla comunità dei discepoli che sperimenta l’amore sanante del Maestro nonostante le tante imperfezioni.

Battezzare e insegnare

«Andate dunque», l’azione missionaria è rivolta non più soltanto a Israele ma «a tutte le genti» e ha lo scopo di «fare discepoli». La missione affidata ai discepoli riguarda il battezzare e l’insegnare: con il battesimo i credenti sono ora inseriti in un evento salvifico che rende possibile una nuova vita di relazione profonda con Dio nello Spirito, una vita da figli nel Figlio. L’azione pedagogica di insegnare, in tutto il vangelo di Matteo prerogativa riferita a Gesù, è ora affidata ai discepoli che custodiscono la sua parola. «Ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo».

La presenza di Cristo nella storia

La presenza di Cristo, continua nella storia dell’umanità per sempre attraverso la sua risurrezione e l’attività missionaria della comunità dei discepoli. La resurrezione non allontana Gesù, ma potenzia al massimo la sua presenza nella storia, a tutti i battezzati il compito di ricordare agli uomini la presenza costante e attiva del Risorto nella storia, che si esprime nella nostra comunità ecclesiale malgrado le nostre cadute, i nostri tradimenti, i nostri dubbi.

«Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: “Voi non abbiate paura” (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché tu hai cura di noi” (cfr. 1Pt 5,7)» (Papa Francesco) .

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