Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il passo del Vangelo

1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

Non abbiate paura

La pericope del vangelo di Giovanni di questa V domenica di Pasqua è tratta dai discorsi d’addio di Gesù, durante l’ultima cena con i suoi discepoli. Nel capitolo precedente Gesù ha annunciato ai suoi discepoli che sta per essere tradito e condannato a morte, ma ha anche compiuto il gesto profetico di lavare loro i piedi, dando poi il comandamento nuovo dell’amore.

Davanti all’annuncio del tradimento, i discepoli si mostrano smarriti, così, davanti al loro scoraggiamento, Gesù rivolge loro parole di conforto: “non sia turbato il vostro cuore”. Sono le stesse parole che Mosè pronuncia prima della sua morte: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi» (Es 14,13). Gesù chiede ai discepoli di aver fede e di non essere turbati, chiede loro di trasformare la paura del nuovo e il terrore dell’abbandono nel coraggio di donarsi appoggiandosi sul Signore, perché egli non li sta abbandonando, ma sta dando vita a nuovi modi di essere in relazione con loro.

Il Padre che dimora con gli uomini

“Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”: non si tratta di una dimora presso il Padre, ma il Padre abita pienamente nel Figlio che lo accoglie, come il Figlio abita pienamente nel Padre. Si tratta di divenire figli nel Figlio, così il Padre viene a dimorare tra gli uomini. Ogni discepolo è chiamato in Cristo ad essere santuario, dimora dell’amore del Padre. Nel battesimo noi siamo innestati nel Corpo di Cristo e iniziamo a vivere come figli di Dio, cioè vivendo l’uno nell’altro, oltre ogni forma di individualismo. Vivere la vita nel modo di Dio è possibile solo nell’amore che si fa servizio. I discepoli non riescono a comprendere le parole del Maestro. Tommaso prende per primo la parola e chiede: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».

Gesù rivela il Padre nell’amore

A questa domanda Gesù risponde con una affermazione solenne, che rivendica la pienezza della sua condizione divina: “Io sono la via, la verità e la vita”. Gesù è la via perché è la verità e la vita; anche ai discepoli è chiesto di essere la verità, cioè di aprirsi al dinamismo divino che muove l’uomo al bene nell’amore. Nel vangelo di Giovanni la verità è Gesù che ci rivela il Padre come amore, libertà e dono assoluto al Figlio. Solo nell’amore è possibile per l’uomo vivere la vita e viverla in pienezza. “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.

Il volto del Padre è nella forza creatrice delle azioni di Cristo

Nella lavanda dei piedi che Gesù ha appena compiuto, egli ha manifestato ai discepoli la totalità dell’amore che si realizza nel servizio. Filippo chiede allora a Gesù di potere vedere il Padre. Filippo è uno dei primi che ha seguito Gesù, il rivelatore del Padre, eppure ancora non ha visto il volto del Padre, si aspettava e cercava altro. “Da tanto tempo sono con te e non mi hai conosciuto? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?” Conoscere Dio significa credere che il Padre ama il Figlio e che questi ama il Padre e che le parole del Figlio sono le stesse del Padre e che il Figlio è la Parola del Padre.

Noi siamo chiamati a credere, cioè a fare esperienza dell’amore di Dio. Tutta la vita e l’opera di Gesù è manifestazione della dynamis, della forza creatrice dell’amore del Padre. Sono proprio le opere che rivelano l’identità di Cristo e la sua relazione con il Padre. “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi”. Innestato in Cristo, mediante l’azione dello Spirito, l’uomo può compiere le opere più grandi: amare il Padre e amare i fratelli con lo stesso amore di Dio. Cristo torna al Padre perché noi, nello Spirito, possiamo vivere la sua stessa vita.

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