Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Rocco Gumina

Rocco Gumina insegna Religione nell'arcidiocesi di Palermo. Dal 2014 è presidente dell'associazione culturale "A. De Gasperi". Pubblica, su riviste specialistiche, articoli che sviluppano temi legati alla relazione fra teologia, spiritualità e politica.
Rocco Gumina

Insieme alla salute pubblica, il COVID-19 minaccia gravemente l’economia mondiale. È ancora impossibile calcolare le perdite economiche – che riguardano tanto la finanza quanto soprattutto l’economia reale – ma possiamo senza dubbio affermare che, paradossalmente, la pandemia dovuta alla diffusione del Coronavirus può rappresentare un assist, inaspettato, per ripensare l’economia a livello globale.

Discutiamo di questo tema con Leonardo Becchetti. Professore di economia politica presso l’Università di Tor Vergata di Roma, Becchetti è editorialista di Avvenire e cofondatore di Next – Nuova economia per tutti. Per i tipi della Minimum fax è appena uscito il suo ultimo libro intitolato Bergoglionomics. La rivoluzione sobria di papa Francesco.


– Gli effetti della pandemia da COVID-19 sembrano devastanti per l’economia nazionale e globale. Come afferma nel suo ultimo volume, è giunto il momento di ripensare l’economia alla luce dell’interazione fra istituzioni, libero mercato, imprese responsabili e cittadinanza attiva. Perché?

Gli attori che possono cambiare l’economia sono quattro: il mercato, le istituzioni, le imprese e i cittadini. Quando usciremo dall’epidemia sarà soprattutto per il lavoro dei cittadini e per aver rispettato il consiglio di restare a casa. Il mercato è importante ma anche in questo caso ha mostrato i suoi limiti. Il caso delle mascherine è emblematico. C’è una domanda forte e pagante eppure le mascherine non si trovano. I meccanismi normali di mercato in momenti di emergenza non funzionano. La delocalizzazione delle produzioni diventa un problema quando l’approvvigionamento diventa strategico e diversi paesi si contendono la produzione.

L’epidemia ci insegna che la chiave per la soluzione dei problemi sono i nostri comportamenti. Ma questo vale sempre non solo nelle emergenze. Stiamo facendo come cittadini un gigantesco sforzo di coordinamento. Se, passata la crisi, sostituissimo il mantra “restiamo a casa” con quello “rendiamo i nostri stili di vita più sostenibili” e “votiamo col portafoglio” per le imprese leader nel creare valore economico in modo socialmente e ambientalmente sostenibile il mondo cambia. Se le scelte macroeconomiche dipendono dai governi tutto il resto dipende da noi.

– In questi giorni, vari studiosi e pensatori hanno sostenuto che la comunità umana – una volta superata questa fase emergenziale – dovrà ripartire dalla fraternità. Tale principio sarà importante anche per l’economia?

La fraternità è la base della prosperità sociale ed economica anche se le persone non se ne rendono conto. Nella vita puoi essere Messi o Cristiano Ronaldo ma se scendi in campo da solo perdi la partita. Nella vita bisogna sapere costruire squadre e quindi il “know how with” è importante come e più del “know how”. L’arte delle relazioni dipende dalla fraternità. Dono, gratitudine e reciprocità generano relazioni di qualità e su quelle si può costruire capitale sociale, ovvero rapporti di fiducia riducendo i rischi che la fiducia venga abusata.

Costruire fiducia e capitale sociale è essenziale per generare superadditività, ovvero risultati superiori alla somma di quello che i singoli avrebbero fatto isolatamente. In società e in economia 1+1 fa tre e uno contro uno fa sempre meno di due. Ma fare uno più uno non è affatto facile, bisogna saper superare invidie e gelosie. È un’arte che si impara. L’economia civile lavora da tempo su tali questioni approfondendo il tema delle relazioni e del loro impatto sull’economia.

– Nell’enciclica Laudato si’, papa Francesco propone l’ecologia integrale cioè una relazione armonica fra l’uomo e il creato alla luce della sostenibilità ambientale. Come lei afferma nel volume appena pubblicato, si tratta di una vera e propria rivoluzione sobria che, secondo alcuni, rischia di restare solamente utopia. Esiste questo rischio? Come evitarlo?

Il pensiero di Francesco ci ricorda che tutto è connesso. E le varie dimensioni dell’insostenibilità (sociale, ambientale, di salute, economica) si influenzano l’una con l’altra. Ci sono decine di studi in tutto il mondo che dimostrano che le polveri sottili riducono l’efficienza polmonare e sono correlate con un aumento delle degenze ospedaliere per polmoniti. Ad oggi è un mistero il fatto che l’epidemia sia scoppiata in modo così violento nelle tre provincie italiane dove i livelli di polveri sottili sono i più elevati di tutta l’Europa.

La drammatica emergenza che stiamo vivendo ci deve insegnare per il futuro a coniugare meglio creazione di valore economico, sostenibilità ambientale, dignità del lavoro e meno rischi per la salute. Due esempi. Stiamo facendo una gigantesca esercitazione di smart work che migliora impatto ambientale e ci rende “più ricchi di tempo”. In questi giorni faccio colazione con moglie e figlia, poi faccio due passi e sono in ufficio. Senza prendere la macchina e fare 45 minuti nel traffico.

Dobbiamo continuare a farlo anche dopo per la sostenibilità ambientale e per essere più resilienti ai rischi delle pandemie. Dobbiamo farlo almeno una settimana al mese. Tutto questo va accompagnato ad investimenti per ridurre il digital divide perché lo smart work non riduce di per sé le differenze di dotazioni e reddito ma le fa emergere.

Il secondo esempio è che abbiamo bisogno di agevolare gli investimenti green delle imprese soprattutto nelle aree più inquinate. Perché sono gli investimenti che rendono di più in termini di miglioramento di sostenibilità ambientale e riduzione rischi salute.

– Cambiare il volto dell’economia significa mutare la società e, pertanto, gli stili di vita. Fra i vari percorsi oggi in atto, si sta diffondendo sempre di più la pratica del “voto col portafoglio”. Di cosa si tratta?

Votare col portafoglio significa premiare con le proprie scelte di consumo e di risparmio le imprese che sono leader nella capacità di creare valore sostenibile. Se tutti votassero col portafoglio domani il mondo sarebbe cambiato. Perché vincerebbero sul mercato le imprese più sostenibili e capaci di conciliare qualità dei prodotti con la dignità del lavoro e la sostenibilità ambientale.

La difficoltà di realizzare quest’utopia è che perché il voto col portafoglio vinca c’è bisogno di quattro cose: consapevolezza, informazione sulla qualità sociale ed ambientale delle imprese, coordinamento delle scelte individuali (quello che stiamo sperimentando con il restare a casa del Coronavirus) e prezzi non proibitivi. Su questo stiamo lavorando da tanti anni costruendo con la società civile piattaforme che aiutano la diffusione dei rating sulla sostenibilità sociale ed ambientale delle imprese (come https://www.nexteconomia.org/ e https://www.eyeonbuy.org/).

Faccio un esempio di voto col portafoglio valido anche per l’emergenza. Abbiamo costruito con una rete di organizzazioni della società civile una piattaforma (www.gioosto.com) che vende prodotti dei campioni italiani della sostenibilità (le migliori paste bio del paese, agricoltura sociale, economia carceraria, prodotti per la salute). Si può votare col portafoglio con un click, non uscire da casa e premiare le imprese che lavorano meglio sul sociale e sulla sostenibilità ambientale. Il cambiamento del mondo dipende solo da noi.

– Nell’introduzione al libro Bergoglionomics. La rivoluzione sobria di papa Francesco, lei afferma che la felicità consiste nell’alzarsi dal «divano e mettersi in gioco per essere generativi». Di quale generazione si tratta?

Gli studi sulle determinanti della soddisfazione e senso di vita che sono ormai numerosi e considerano le informazioni di milioni di dati ci dicono che la variabile chiave per la felicità è la generatività. Parafrasando possiamo avere reddito, salute, istruzione e vivere nel migliore dei luoghi possibili ma se non ti alzi dal divano non puoi essere felice. L’ultimo miglio della felicità dipende dalla nostra attivazione, dal nostro metterci in gioco. La generatività è spiegata benissimo da due citazioni di John Stuart Mill e Antonio Genovesi:

  • Fatigate per il vostro interesse, niuno uomo potrebbe operare altrimenti, che per la sua felicità sarebbe un uomo meno uomo: ma non vogliate fare l’altrui miseria, e se potete e quando potete studiatevi di far gli altri felici. Quanto più si opera per interesse, tanto più, purchè non si sia pazzi, si debb’esser virtuosi. È legge dell’universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri (Genovesi, Autobiografia e lettere, p. 449)
  • Sono felici solamente quelli che si pongono obiettivi diversi dalla loro felicità personale: cioè la felicità degli altri, il progresso dell’umanità, perfino qualche arte, o occupazione perseguiti non come mezzi, ma come fini ideali in se stessi. Aspirando in tal modo a qualche altra cosa, trovano la felicità lungo la strada.” (John Stuart Mill).

Sintetizzando sei generativo, e dunque felice, nella misura in cui la tua vita contribuisce alla felicità di qualche altro essere umano e tanto più lo fa. Non dobbiamo confondere la generatività con un frenetico attivismo. I generativi devono saper contemplare e dialogare perché l’essenza della vita è la qualità delle relazioni e le relazioni dipendono da un’armonia ed alternanza tra il dare e il ricevere.

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