Un uomo tra gli uomini, sempre, anche nella sventura, anche nel dolore. Ecco in che cosa consiste la vita, questo é il suo compito (F. Dostoevskij).

Il passo del Vangelo: Gv 11, 1-45

1Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s’è addormentato, guarirà». 13Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era gia da quattro giorni nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
28Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34«Dove l’avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
38Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, gia manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

La prima lettura; speranza e resurrezione

La liturgia di questa domenica è un grande inno allo Spirito capace di suscitare le nostre speranze e di donarci la vita vera. Nella prima lettura il profeta Geremia ci invita ad essere segno di speranza: «Ecco io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe». Anche se il male sembra incombere e minacciare la nostra esistenza, semi di bene germogliano attorno a noi e ciascuno di noi è chiamato a impegnarsi nel coltivarli e custodirli: “tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda” (Papa Francesco).

L’ultimo dei segni

Il vangelo di Giovanni ci presenta l’ultimo dei grandi segni che preparano il segno definitivo della Pasqua di Cristo. Maria e Marta mandano a chiamare Gesù perché Lazzaro, loro fratello, è malato. Le sorelle non mancano di ricordare al Maestro l’affetto che lo lega al loro congiunto; malgrado ciò, Gesù non si precipita in soccorso dell’amico come loro si erano aspettate. Aspetta nel luogo dove si trova, aspetta che la morte giunga, che faccia il suo percorso, rispettando anche che passino i tre giorni previsti dagli antichi per attestare la realtà del decesso, la discesa nello sheol, quindi parte per la Giudea.

I discepoli cercano di dissuadere il Maestro, hanno paura che i sacerdoti tentino di uccidere Gesù dopo che questi, nel tempio di Gerusalemme, li ha accusati di non essere veri pastori del popolo (cfr. Gv 10,1-39).

Sentirsi inascoltati da Dio

Quando Gesù sta per entrare a Betania, Marta gli va incontro, manifestandogli tutto il suo dolore ma anche la sua amarezza: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». È il lamento del nostro cuore tutte le volte in cui ci sentiamo inascoltati e abbandonati da Dio. Com’è possibile che davanti alla nostra sofferenza Dio non intervenga in nostro aiuto? Marta sa che Gesù ha il potere di salvare dalla morte, ma pensa che questo significhi riavere indietro il fratello ora, prolungando la sua vita corporea il più a lungo possibile. Chiede dunque al Maestro di intercedere presso Dio per la sua resurrezione; Gesù, invece, vuole condurre Marta e ciascuno di noi ad un esperienza di Dio differente dalle nostre attese: «Tuo fratello risusciterà».

Una vita, già oggi, più forte della morte

Non è questa la risposta che Marta si aspettava, ma Gesù continua rivelandole che Lui è la resurrezione perché è la vita, cosicché chi crede in Lui anche se adesso muore continua a vivere. Gesù non parla di una resurrezione futura, ma afferma che il cristiano condivide la sua vita, una vita capace di superare la morte. Manda poi a chiamare Maria che, paralizzata dal dolore per la perdita del fratello era rimasta in casa. Anche Maria, giunta davanti a Gesù, come la sorella lo rimprovera per non essere intervenuto prima per salvare la vita di Lazzaro.  

Mentre Maria e i Giudei piangono disperati la morte di Lazzaro, Gesù “cominciò a lacrimare” (Gv 11,35): anche egli prova dolore per la perdita dell’amico ma vuole condurci a compiere il passaggio dalla vita alla sua vita, la vita del Figlio, perché “Chi ha il Figlio ha la vita” (1Gv 5,12). Non è un passaggio dalla morte alla vita, ma è il passaggio di ciascun battezzato dalla vita nel cosmo ad una vita in Dio (cfr. Rm 6,4; Col 2,12).

Liberi dalla paura della morte

Gesù si reca al sepolcro dove Lazzaro è stato sepolto e ordina che la pietra messa sopra venga rimossa; Marta protesta perché il corpo del fratello è già in decomposizione e non c’è più nulla da fare, ma Gesù, grida: “Lazzaro, vieni fuori!” e ingiunge ai presenti di sciogliere e lasciare libero il morto (cfr. Gv. 11,43). Lazzaro è già nella gloria del Padre ma è la comunità che deve essere sciolta dalla paura della morte e imparare a lasciarlo libero di andare, nella certezza che “ai tuo fedeli, o Signore, la vita non è tolta, me trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo”.

 

(Visited 26 times, 1 visits today)

One Response Comment

    Leave A Comment

    Please enter your name. Please enter an valid email address. Please enter a message.